venerdì 03 settembre 2010
 
  Home arrow Argomenti arrow Comunicazione arrow Diritti umani, il giudizio di Amnesty su Italia, pena di morte e traffico di armi    
promozione culturale
Menu Principale
Home
Argomenti
Downloads
Le Campagne di P.A.Z.
Collabora
Links
Articoli più letti
Downloads
file icon Applicazione legge 150
file icon Brevetti sulle Idee
file icon Classificazione del Software Libero e non
file icon Cos'è il Software Libero
file icon Domande poste di frequente sulla GNU GPL
Diritti umani, il giudizio di Amnesty su Italia, pena di morte e traffico di armi PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesca Garrisi   

Pubblichiamo qui di seguito la seconda parte dell'intervista a Riccardo Noury di Amnesty International

Per quanto riguarda l’Italia, come giudicate la legge antiterrorismo del 2005?

 La legge antiterrorismo del luglio 2005 ha modificato le norme italiane sull’espulsione “per motivi di ordine pubblico e di sicurezza dello Stato”, consentendo ai prefetti e al ministro dell’Interno l’allontanamento di cittadini stranieri con o senza permesso di soggiorno sulla base di una valutazione prima facie della minaccia costituita dalla loro “presenza” in Italia. Questa legge non richiede che la persona espulsa sia stata condannata o accusata formalmente di un reato e non prevede una conferma giudiziaria dell’espulsione né alcuna possibilità di ricorso effettivo o protezione dal rischio di violazioni gravi dei diritti umani all’arrivo nel paese di origine (principio di non-refoulement). Essa, inoltre, sembra dare preferenza all’espulsione delle persone sospette piuttosto che alla loro incriminazione.

Il 2 dicembre 2005 il ministro dell’Interno Pisanu ha dichiarato davanti al Parlamento che queste espulsioni sono uno strumento “preventivo” per “sopperire ai ritardi con cui gli ordinamenti giuridici occidentali si adeguano alla minaccia terroristica” e che nei primi tre mesi di applicazione della legge ne sono state realizzate 20.

Il 10 dicembre 2005 Mohammed Daki, un cittadino marocchino appena assolto dall’accusa di “terrorismo internazionale” dalla corte d’appello di Milano, è stato espulso in base a tale procedura. Secondo le dichiarazioni del ministro dell’Interno, erano state raccolte prove non sufficienti alla magistratura per emettere una sentenza di condanna nei suoi confronti, ma “più che sufficienti al ministro per stabilirne la pericolosità”. Questo tipo di espulsione ha colpito nel 2006 almeno una persona munita di permesso di soggiorno e mai condannata né formalmente denunciata per comportamenti di rilevanza penale.

Quale invece il vostro giudizio sulle politiche attuate ad oggi dall’Italia nei confronti dei migranti e dei minori migranti cui voi avete dedicato il rapporto “Invisibili”? Quali sono le proposte che voi suggerite in alternativa alle misure adottate ad oggi nel nostro Paese?

 Anche la XIV Legislatura si è chiusa senza emanare una normativa organica sull’asilo, lasciando così intatte le lacune in cui proliferano le possibilità di abusi dei diritti umani a danno di richiedenti asilo e rifugiati.

 A partire dal 21 aprile 2005 i diritti dei richiedenti asilo sono stati messi ulteriormente a repentaglio dall’entrata in vigore del regolamento di attuazione della Legge Bossi-Fini, le cui norme prevedono una procedura d’asilo accelerata e la detenzione generalizzata dei richiedenti asilo nei cosiddetti “centri di identificazione”. Questi ultimi sono analoghi o coincidenti con le strutture utilizzate per la detenzione dei migranti in attesa di espulsione (Cpta), da cui sono continuate a emergere denunce di violazioni dei diritti umani. La prassi relativa alla nuova procedura di asilo e il tasso di riconoscimento dei rifugiati sono risultati disomogenei sul territorio.

Nel corso del 2005 almeno 1425 persone sono state rinviate da Lampedusa in Libia, in spregio delle norme di diritto internazionale e senza alcuna base legale nel diritto interno. Gli accordi conclusi nel 2000 tra Italia e Libia, che nel febbraio 2006 il ministro dell’Interno Pisanu aveva affermato essere stati ratificati dal Parlamento, risultano in realtà entrati in vigore nel 2002 a prescindere da una legge di ratifica. Il contenuto specifico degli accordi operativi successivi resta sconosciuto, al pari del destino delle persone rinviate in Libia. Nel marzo 2006 il Governo ha dichiarato alla Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza di aver pianificato e monitorato l’ulteriore rinvio verso l’Egitto delle persone deportate in Libia. Analoga dichiarazione era stata resa in passato al Comitato europeo per la prevenzione della tortura, come risulta da un rapporto reso pubblico nell’aprile 2006; secondo le autorità italiane, gli accordi con la Libia sono anche serviti alla creazione di centri di detenzione nel paese, i quali sono collocati, secondo fonti non governative, nelle località di Gharyan vicino a Tripoli, di Sheba, nel deserto, e di Kufra, nei pressi del confine con Egitto, Sudan e Ciad.

Dal marzo 2006 è in vigore una convenzione tra il ministero dell’Interno e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati circa l’istituzione di un presidio dell’organizzazione sull’isola di Lampedusa, finalizzato a garantire l’accesso alla procedura di asilo a chi giunge sull’isola e a intervenire a sostegno di richiedenti asilo vulnerabili.

Nei primi mesi del 2006 è risultata immutata la prassi, denunciata da AI con il rapporto “Invisibili” (EGA Editore, febbraio 2006), riguardante la detenzione sistematica dei minori migranti e richiedenti asilo giunti alla frontiera marittima, in violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, la quale considera la detenzione di un minore un provvedimento eccezionale, da adottare soltanto in casi estremi. Nel dicembre 2005 il ministro dell’Interno Pisanu ha dichiarato alla stampa che tra i più recenti arrivi a Lampedusa c’erano circa 500 minori non accompagnati. In un comunicato stampa del 25 febbraio 2006 il ministero dell’Interno ha affermato che nel corso del 2005 sarebbero stati affidati ai servizi sociali 1270 minori stranieri soli, giunti via mare presso le coste siciliane. La prassi sinora monitorata lascia ragionevolmente credere che molti di loro siano stati detenuti in un centro per migranti prima di essere affidati.

Voi avete segnalato e denunciato la doppiezza in termini di standard e linguaggio da parte delle potenze mondiali, doppiezza che, per così dire, lascia mano libera a quanto violano sistematicamente i diritti umani. Quali strumenti dovrebbero essere adottati dal vostro punto di vista per combattere e superare tale fenomeno?

L’impegno del Consiglio di Sicurezza nei confronti della catastrofe in corso nel Darfur è la cartina di tornasole per verificare se davvero le Nazioni Unite intendano adempiere alla propria responsabili di garantire la sicurezza. Il neonato Consiglio Onu dei diritti umani, che è sensibilmente diverso rispetto al precedente, screditato organismo di cui ha preso il posto (la Commissione Onu per i diritti umani) deve avere la forza e l’autorevolezza per applicare gli stessi standard in materia di diritti umani, che si tratti di Guantanamo o di Pechino.

Pena di morte: voi avete calcolato più di 2000 condanne (2148 per l’esattezza) eseguite in 22 Paesi e circa 5000 (5186) emesse in 51 Paesi. Quali sono nel mondo i Paesi che ricorrono più frequentemente a tale barbaro strumento per punire i colpevoli o presunti tali? Quale ritenete possa essere la strada da seguire per giungere all’abolizione della pena di morte? Ritenete possibile partire dalla mobilitazione e sensibilizzazione della società civile, dell’opinione pubblica per poi far sì che quest’ultima eserciti le necessarie pressioni in merito su chi governa?

 Oltre il 90% delle esecuzioni capitali note ad AI avviene in Cina, dove la pena di morte è prevista per 68 reati. L’Iran è rimasto l’unico paese a eseguire condanne a morte nei confronti di minorenni all’epoca del reato: in media una esecuzione ogni dieci è nei confronti di minorenni. L’abolizione della pena di morte può essere conseguita attraverso tre azioni: il lavoro sui singoli Stati (parlamenti e organi di giustizia), l’azione internazionale (in sede Onu, per ottenere la proclamazione di una moratoria sulle esecuzioni) e la mobilitazione dell’opinione pubblica, necessaria per premere soprattutto su quei paesi dove la società civile non può esprimersi.

Voi avete calcolato che 1000 persone ogni giorno vengono uccide dalle armi e che per ogni dollaro speso in aiuti allo sviluppo, 10 vengono destinati alle spese militari. Quali obiettivi si propone la vostra campagna sul tema intitolata “Control Arms”?

L’obiettivo fondamentale è quello di un Trattato internazionale, adottato dalle Nazioni Unite, che stabilisca regole rigide e meccanismi di controllo adeguati per impedire che le armi finiscano nelle mani sbagliate. La proposta del Trattato, avanzata dalla Campagna Control Arms, è sostenuta da 50 governi e diversi Premi Nobel e ha ottenuto oltre un milione di adesioni.

clicca qui per leggere la prima parte

articoli correlati: Censura web, Amnesty ai governi "Stop alla repressione su internet"

 
< Prec.   Pros. >
La Newsletter di Paz

Indirizzo email


Segnalazioni
Comunicazione
Comunicazione Politica
Comunicazione Pubblica
Diritto D'Autore
Software Libero
Sicurezza&Privacy
Nuove Culture
Nuove Tecnologie
Home | Argomenti | Downloads | Le Campagne di P.A.Z. | Collabora | Links |
Hacker ["hak'èr", sost. m. inv.]:

"Persona che si diverte ad esplorare i dettagli dei sistemi di programmazione e come espandere le loro capacità?, a differenza di molti utenti che preferiscono imparare il minimo indispensabile, e a volte nemmeno quello, affidandosi a terzi al primo, banale, problema. L'Hacker è curioso, ama il sapere e la cultura, ama scoprire e conoscere, sempre cosciente del fatto di non sapere nulla."



Il sito italiano per gli utenti Debian

© 2010 PazLab.net /RETE
Joomla! è un software libero realizzato sotto licenza GNU/GPL..

Get The Best Free Mambo Templates at www.peekmambo.com