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Computer a manovella: Bill Gates storce il naso PDF Stampa E-mail
Scritto da Paz Lab   

E’ di qualche giorno fa la notizia che Bill Gates, in un convegno della Microsoft svoltosi a Washington, ha bocciato senza mezzi termini il progetto One laptop per child (letteralmente: “un portatile per bambino”),nato all’interno del Media Lab del MIT (Massachusetts Institute of Technology), presentato lo scorso novembre all’interno del WSIS di Tunisi e il cui lancio dovrebbe partire nel periodo compreso tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007.

Il programma, che l’Onu ha dichiarato di voler sostenere, prevede la distribuzione di svariati milioni di pc cosiddetti “a manovella” , così chiamati in quanto sfruttano l’energia manuale al posto di quella elettrica in modo da poter funzionare anche all’interno dei villaggi in cui non arriva la luce. Il progetto del MIT si rivolge ai Paesi in via di sviluppo e mira a combattere il digital divide, che impedisce loro di raggiungere il livello di sviluppo sociale ed economico dei Paesi tecnologicamente più avanzati.I computer a manovella dovrebbero costare infatti circa 100 dollari ma non dovrebbero essere destinati ai privati, bensì a Stati, che attraverso gli organi di governo del territorio provvederebbero poi  a distribuirli alle scuole.

Ma torniamo a Bill Gates. Così ha commentato il fondatore della Microsoft  il progetto del MIT : “credo che l'ultima cosa che un utente desideri è stare seduto davanti a un computer con uno schermo minuscolo, cercando di farlo funzionare mentre tenta di battere qualcosa sulla tastiera”. A leggere le parole dell’acido Bill viene in mente la favola della volpe e l’uva, che, inizialmente, in preda alla fame,  la prima tenta invano di raggiungere finché non si arrende con il pretesto che l’uva è ancora acerba e che per questo è lei a non volerla mangiare. A quanto pare poi, questa non sarebbe l’unica ragione del  “malumore” di Gates: non solo infatti la Microsoft non è stata scelta come partner del progetto, ma il programma del MIT prevede addirittura  che il pc a manovella sia sprovvisto di hardware e software. Gli utenti dovranno procurarsi autonomamente quest’ultimo scaricandolo da Internet e quindi “scavalcando” Office .

D’altra parte le obiezioni di Bill Gates al One laptop per child sembrano piuttosto inconsistenti, se si pensa che alcune di esse vertono, ad esempio, su osservazioni legate al fatto che il computer è destinato a “essere condiviso con altri utenti”, impedendo così al singolo di creare un proprio archivio dati. A sentire Nicholas Negroponte, presidente del progetto e docente al MIT, le cose stanno diversamente; lo studioso ha infatti dichiarato che i pc sono pensati per essere utilizzati e “ posseduti da un singolo bambino. E' importante per i piccoli essere proprietari di qualcosa come un pallone o una bambola. Perché si è spinti ad amare e curare le proprie cose, e questo portatile potrà diventare la loro finestra sul mondo”.

Inoltre, come fa notare Gaia Giuliani nel suo articolo comparso sul sito di Repubblica, Bill Gates non brilla certo per coerenza, se si pensa che, al di là dei giudizi di merito sul progetto del MIT, quest’ultimo si propone comunque di espandere la tecnologia nei Paesi più disagiati alla modica cifra di 100 dollari. Dal canto suo il padre della Microsoft invece, dopo essersi “meritato” la copertina di Time per la sua attività filantropica, ha deciso di lanciare proprio all’interno del suddetto convegno due nuovi prodotti  low cost  il cui costo è rispettivamente 599 e 999 dollari.

Bill Gates a parte, restano molti dubbi sulle concrete ricadute che avrà questo progetto,  come spiegava Giancarlo Livraghi già nel novembre scorso. Ad esempio, perché solo adesso si sta lavorando per una tecnologia a basso costo, visto che “soluzioni di questo genere siano possibili è chiaro da più di vent’anni”? Evidentemente, prosegue Livraghi, “meglio tardi che mai”; nonostante ciò “dobbiamo continuare a chiederci, con paziente e implacabile ostinazione, perché siamo costretti a subire le conseguenze di sistemi sempre più complessi e sempre meno funzionali”.

Altro punto della questione:perché di questo progetto se ne occupa solo il MIT? Insomma, per quanto meritevole possa essere l’iniziativa del MIT, è sconcertante che non ci siano altre proposte del genere. Potrebbero svilupparsi in diverse parti del mondo, con tecnologie già disponibili o realizzabili senza grandi difficoltà. L’effetto più desiderabile di questa (tardiva) novità sarebbe uno sviluppo esteso di prodotti efficienti, semplici, robusti, affidabili e compatibili. Cioè il contrario della tendenza purtroppo dominante”. Per quanto riguarda l’Italia infatti, “questa potrebbe essere un’occasione per produrre innovazione autentica e reale utilità – magari anche con un tocco intelligente di design (non è detto che un computer pratico, efficiente e poco costoso debba essere ‘brutto’). E così andare alla conquista del mondo. Come tante volte le nostre imprese hanno dimostrato di saper fare in altri settori e con altre tecnologie”.

Staremo a vedere nei prossimi mesi, certo sarebbe bello, per una volta, riuscire a coniugare lo sviluppo tecnologico-scientifico con i nobili progetti di emancipazione economica nonché socio-culturale non solo dei Paesi cosiddetti emergenti, ma anche di tutti gli altri.

link utili

http://laptop.org/index.it.html (sito dell’ONG che cura il progetto)

 http://laptop.media.mit.edu/

 
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