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Da Wu Ming alle spinte innovatrici di Manni e Besa PDF Stampa E-mail
Scritto da Rossano Astremo   

Il copyleft seduce l’editoria pugliese

Nel corso degli ultimi anni si sente parlare in letteratura, con sempre maggiore insistenza, di copyleft. Ad introdurre il concetto in Italia è stato il collettivo di scrittori bolognesi Wu Ming. I loro libri, editi da Einaudi, sono pubblicati con la seguente dicitura: “È consentita la riproduzione, parziale o totale, dell'opera e la sua diffusione per via telematica a uso personale dei lettori, purché non a scopo commerciale”. Alla base c'è il concetto di “copyleft” inventato negli anni Ottanta dal “free software movement” di Richard Stallman. Il copyleft rivolta come un calzino il concetto di copyright.

“Io metto il copyright - dice Wu Ming 1- quindi sono proprietario di quest'opera, dunque approfitto di questo potere per dire che con quest'opera potete farci quello che volete, potete copiarla, diffonderla, modificarla, però non potete impedire a qualcun altro di farlo, cioè non potete appropriarvene e fermarne la circolazione, non potete metterci un copyright a vostra volta, perché ce n'è già uno, appartiene a me”. In concreto, un comune cittadino, se non ha i soldi per comprare un libro di Wu Ming o non vuole comprarlo a scatola chiusa, può tranquillamente fotocopiarlo o passarlo in uno scanner con software OCR, o - soluzione molto più comoda - scaricarlo gratis dal loro sito www.wumingfoundation.com.
Aggiunge Wu Ming 2: “Il copyleft “rovescia” la logica del copyright, non la cancella. È una vera e propria mossa di ju jitsu, dove la potenza dell’avversario finisce per ritorcesi contro lui stesso. Sta proprio qui la differenza tra copyleft e no copyright: il copyleft non elimina il diritto esclusivo di riproduzione dell’opera, al contrario, lo rivendica. È come dire: la legge stabilisce che soltanto io, in quanto autore o editore o simili, posso fare copie di questo testo, software, brano musicale. Benissimo. Se questo è un mio diritto esclusivo, io posso sospenderlo in determinate condizioni.
Per esempio, decido che se qualcuno vuole riprodurre il testo senza scopo di lucro, può farlo senza bisogno del mio permesso”. Le perplessità non mancano. Qualcuno potrebbe affermare che consentire la riproduzione di un testo determina la diminuizione di copie vendute dallo stesso. Tutto a scapito della casa editrice che, ricordiamo, è pur sempre un’azienda. Non la pensano così “i Quindici”, un gruppo di lettori volontari di manoscritti inediti, coagulatisi intorno al progetto Wu Ming, nella logica che se l'autore è multiplo, è giusto che anche il recensoree commentatore lo sia. A “i Quindici” si deve l’uscita di “Tre uomini paradossali”, romanzo d’esordio dello scrittore tarantino Girolamo De Michele, segnalato dal gruppo di lettori ad Einaudi, che ha venduto dodici mila copie, nonostante la possibilità di scaricarlo gratuitamente dalla rete. E non la pensano così due case editrici pugliesi, le quali hanno aperto le porte al copyleft, dimostrando un certo adeguamento ai tempi che cambiano. Manni ha avviato da poco tempo, all’interno del suo sito, una sezione di e-Book scaricabili gratuitamente. Dopo “My sweet family” di Francesco Venditti, che è stato downloadato da 700 lettori, attualmente è disponibile “Ladri di stelle” di Marco Innocenti. Non è stata la prima casa editrice d’Italia, perché dal 2004 tutti i libri editi dalla Alberto Gaffi di Roma sono stampati in copyleft. Ma è pur sempre un bel passo in avanti. La Besa ha da poco dato alle stampe il quarto numero della rivista di letteratura “Tabula Rasa”, che segna l’inizio della collaborazione con “i Quindici”, i quali hanno segnalato i racconti da inserire all’interno della stessa, già presenti nella loro rivista on line “Inciquid”. Su tutti i testi è consentita la riproduzione dell’opera. Per chi nutrisse ancora dei dubbi sugli effettivi vantaggi del copyleft, sentiamo Monica Mazzitelli, la coordinatrice de “i Quindici”: “Abbiamo inviato una lettera agli editori italiani perché scegliessero di pubblicare le opere in copyleft, cercando di convincerli che non solo è un vantaggio per chi non può permettersi di acquistare tutti i libri che ha voglia di leggere ma è un vantaggio per gli editori stessi, soprattutto i medio-piccoli, che riescono così a far arrivare i loro libri a chiunque. Il copyleft permette diffusione e aumenta anche le vendite di un libro, perché il libro è un oggetto che è bello tenere tra le mani”.

di Rossano Astremo
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