venerdì 12 marzo 2010
 
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Brevetti: finita l’era dell’Open Source? PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Botrugno   

La querelle sui brevetti software ha conosciuto il suo epilogo.
Il Consiglio Europeo ha deciso infatti di approvare uno dei più discussi provvedimenti in campo informatico senza il consenso della maggioranza. A nulla è servita l'opposizione del Parlamento che chiedeva la discussione del testo della direttiva. E' stata così scritta una delle più tristi pagine della storia della neonata CE evidenziando i limiti della Costituzione Europea, eccessivamente controllata dal Consiglio e dalle pressioni dei potenti di turno.

Con la legalizzazione di questi brevetti viene in sostanza sancita la morte dell’Open Source e del mercato del software italiano ed europeo. A uscire rafforzata dalla suddetta direttiva è principalmente Microsoft, seguita a ruota dalle altre aziende che lucrano in campo informatico (es. Philips, Sony…). Se la brevettabilità dell’hardware (già prevista dall’attuale Diritto dell’UE) potrebbe, se correttamente interpretata, essere una giusta difesa per coloro che investono tanto in innovazione, quella del software non fa altro che bloccare la libera iniziativa dei soggetti sostenitori del software libero che vogliono condividere (gratuitamente o meno) le opere frutto del proprio ingegno con altri utenti. Un brevetto sulle idee (di questo di tratta) non è concepibile.

Supponiamo che Microsoft brevetti l'idea di un foglio di calcolo, allora chiunque produca un foglio di calcolo dovrà pagare una "tassa". Una sorta di "pizzo". Non ha importanza l'implementazione interna ma l'idea. Ed ecco che Linux, OpenOffice e tanti altri illustri programmi diverrebbero di colpo illegali, e i loro sviluppatori criminali costretti a pagare una penale per regolarizzare le proprie produzioni.

Probabilmente non si è tenuto conto che la direttiva non comporterà un aumento di guadagni per Microsoft & Co. ma solo la morte della libera iniziativa. Chi prima aveva il piacere di contribuire all'implementazione dei vari tipi di applicativi ormai eviterà di farlo portando a una globale involuzione del sistema. Gli applicativi dei colossi mondiali infatti sono già divenuti standard e non hanno nulla da temere nel confronto col software libero che è un fenomeno "di nicchia". Il maggior beneficio tratto dai potenti concerne le "barriere all'ingresso" per le nuove aziende che limiterebbero la libera concorrenza nel settore formando delle vere e proprie lobby.

Cosa accadrebbe poi se la brevettabilità finisse nel campo della farmaceutica e della genetica? Finora la nazione che si è opposta maggiormente a tutto questo è stata la Polonia, dimostrando un'invidiabile lungimiranza. Dalla parte del No sono anche la Germania e la Danimarca. L'Italia si è astenuta dalla votazione. Come faccia una nazione ad astenersi quando il 99% dei brevetti nel campo dell'Information Technology è detenuto da aziende americane è un vero mistero. Non solo, i nostri parlamentari si sono mostrati sordi di fronte alle richieste dell'Associazione Software Libero (www.softwarelibero.it) che dal novembre del 2000 cerca di sostenere gli autori di applicativi Open Source.

La genericità con cui le idee vengono descritte e brevettate richiede pochi sforzi, se si hanno a disposizione abbastanza fondi, per brevettare i metodi più banali. L'esempio più simpatico di come il sistema dei brevetti faccia acqua da tutte le parti è stato fornito dall'avvocato australiano freelance John Keogh che nel 2001 ha brevettato la ruota. Egli ha infatti spiegato: "L'ufficio dei brevetti potrebbe essere indotto a rilasciare un brevetto per qualsiasi cosa. Tutto quello che fanno è stamparci sopra un timbro".

L'ultima speranza è che l'Europarlamento non approvi in seconda lettura la direttiva. Ma le probabilità che ciò accada sono poche come le particelle di sodio nello spot di una nota acqua minerale.

Una vera e propria campagna contro i brevetti è stata promossa dall'associazione Foundation for a Free Information Infrastructure (www.ffii.org). In rete si è diffusa una petizione sul sito http://petition.eurolinux.org, diretta ad ammonire il Parlamento Europeo sulle nefaste conseguenze derivanti dalla brevettazione del software.

 
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