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"Multimedialità cyborg: il corpo che muta" (Intervista realizzata nell'Ottobre 2004)
Derrick de Kerckhove: Direttore del
Programma McLuhan di cultura e tecnologia e professore del Dipartimento
francese all'Università di Toronto (Canada). Il Programma McLuhan, così come il
lavoro di McLuhan stesso, è indirizzato alla comprensione di come le tecnologie
influenzano e influenzeranno la società. De Kerckhove promuove una nuova forma
di espressione artistica, che unisce le arti, l'ingegneria e le nuove
tecnologie di telecomunicazione. De Kerckhove è un consulente dei media e delle
iniziative culturali, e ha partecipato nella preparazione e nell'ideazione del
padiglione di Ontario all'Expo '92 di Siviglia (Spagna), all'esposizione Canada
in Space e al Centro di trasmissione della Canadian Broadcasting Company. E'
stato recentemente membro della commissione incaricata della progettazione di
una politica culturale per la comunità francofona in Ontario e del Comitato
governativo di Ontario sulla strategia di telecomunicazioni.
Molti
definiscono il digitale come una "tecnica unificante" in riferimento
al passato e al futuro delle tecnologie, cosa ne pensa?
- Sì, questa è la definizione di
tecnologia quando diventa fondamento di una cultura. Un tempo, l'alfabeto
stesso era la "grande tecnica unificatrice della culture", per lo
meno per la cultura occidentale. Oggi, il minimo comune denominatore della vita
odierna è il bit, 0 o 1, on o off. Poiché 0/1 permette di ridurre la vita sensoriale
umana e tanti altri processi umani e artefatti a una singola serie di
alternative on/off. Esso è in grado di offrire una soluzione molto migliore di
quella offerta dall'alfabeto in relazione a tutti i sensi, le strutture, i
materiali, le transazioni, che esistono come risorse ampiamente differenti ed
eterogenee e confluenti in un singolo ambiente di informazione. La stessa cosa
venne raggiunta dall'alfabeto ma su una molto più modesta scala poiché è molto
più complesso relazionare tra loro 26 minimi comun denominatori. Il prossimo
stadio della "risoluzione" sarà il "quanto", più preciso,
veloce e con processi infinitamente più complessi del più veloce e potente fra
i computer in circolazione oggi.
È
fantascientifico affermare che è in atto una progressiva integrazione tra
organico e inorganico?
- In generale assistiamo ad una scomparsa
del confine stretto tra tutte le tradizionali categorie: organico/inorganico,
dentro/fuori, uomo/macchina, uomo/donna, cuore/mente, intelligenza/memoria ecc.
Ma le distinzioni rimangono operative.
Io penso che si tratta più di capire
quanto un dominio coincida con un altro piuttosto che parlare di cancellazione
totale dei confini tra questi. Le nanotecnologie possono emulare il tessuto
organico e le altre funzioni, ma la loro identità resta distinta dall'umano o
dalla carne animale. Io non credo molto nell'eccessivo (sviluppo) del nostro
diventare macchine, e non (gradisco, condivido) la retorica post-umana.
Secondo
lei è ancora importante la caratteristica user-friendly di un'interfaccia
grafica tenendo conto che i personal media potrebbero essere utilizzati
servendosi esclusivamente della parola per attivare le varie funzioni?
- La parola è solo una delle possibili interfacce. Ma ancora non è pienamente
sfruttata nella tecnologia. È un po' come la televisione ad alta definizione.
Se ne è parlato per anni e ancora non è diffusa, in giro non si trova.
Naturalmente è una possibilità, ma l'interazione vocale può essere a volte
molto imprecisa e gli ostacoli tecnici, seppur teoricamente non insormontabili,
richiedono una mole di lavoro tale che ho paura arriveremo prima ad avere una
connessione diretta tra mente e macchina (Mind-Machine-Direct-Connect), quella
che è l'interazione diretta con la macchine attraverso il pensiero invece che
con la voce. Avrebbe più senso. La parola che guida i robot mi fa pensare molto
a Fritz Lang…(ndr regista del film Metropolis 1927)
La
realtà Virtuale ed il Cyborg, cos'hanno in comune?
- Entrambi sono fondamentali per il loro
funzionamento: l'uso della Realtà Virtuale ci trasforma temporaneamente in
Cyborg, e tutte le "attività" (cyborgian engagements) presuppongono
un'interfaccia virtuale. E, più di tutto, ciò che accomuna uno e l'altro
aspetto è il carattere digitale.
Considera
il cyborg il ponte tra l'umano e il post-umano?
- I cyborg sono la versione odierna
dell'ideale del romanticismo dei primi del XIX secolo, eccetto per il fatto che
è al contrario. Proprio mentre la meccanizzazione industriale stava
rimpiazzando la cultura agraria, essa evocava una resistenza psichica nel culto
della natura e nella credenza in un sofismo patetico, un'assunta associazione
armoniosa tra uomo e natura. Ha prodotto una grande poesia e un'interessante
cultura che ha segnato le generazioni seguenti fino ai giorni nostri. Oggi, il
cyborg è diventato l'esatto opposto, la figura inversa del difficile matrimonio
tra uomo e natura, o piuttosto tra natura e tecnologia. Questo perché adesso la
tecnologia si unisce al corpo fisico. E tuttavia, trovo qualcosa di piuttosto
romantico nella triste, miserabile o ribelle figura del cyborg. La macchina
depersonalizza la condizione umana riducendo la persona a diventare il
"servo-meccanismo" e l'interfaccia principale di un network. Per
quanto riguarda l'idea che il cyborg sia il ponte tra l'umano e il post-umano,
prenderò in considerazione questa possibilità quando avrò una idea più chiara
di cosa la gente pensa del post-umano...
Cosa
pensa del concetto di "corpo scomparso"? Ritiene sia possibile
parlare di un corpo disseminato nelle reti, che perde cioè la sua materiale
corporeità?
- Anche il dire che stiamo perdendo il
nostro corpo disseminato nelle reti è secondo me una nozione
"romantica". Io penso che sia esattamente l'opposto, non stiamo cioè
perdendo la nostra corporeità, ma la stiamo estendendo, stiamo estendendo il
nostro corpo e ridistribuendo la nostra sensorialità a tal punto da portare le
reti al livello della nostra epidermide. Il corpo continuerà ad esistere perché
rappresenta la più complessa interfaccia dell'esistenza umana…
A
proposito di Post-Umano: è possibile pensare che un giorno, in una sorta di
mondo dell'informazione radicale non sia nemmeno più necessaria la materia, e
gli esseri umani diventino delle creature "angeliche" e incorporee,
si trasformino cioè in informazione pura?
- Anche se l'Angelico come conseguenza
dell'elettricità fu una delle "predizioni" di McLuhan, io tendo a
rifiutare di prendere come seria questa "corrente". Sono più
dell'opinione di Blaise Pascal che diceva: "L'homme n'est ni ange ni bete;
le malheur est que qui veut faire l'ange, fait la bete" (L'uomo non è ne
angelo ne bestia ; il problema è che chi vuole fare l'angelo, fa la bestia
" .
La suggestiva convinzione che la corporeità umana possa scomparire per divenire
pura informazione (come quella secondo la quale potremmo inserire tutto il
sapere contenuto nel nostro cervello compreso il nostro patrimonio di
esperienze, nel database di un computer) è per me una sorta di regressione al
puritanesimo protestante secondo il quale il corpo sarebbe imperfetto, sporco,
peccaminoso e assolutamente non indispensabile. Come cattolico non condivido
questa idea, e neanche come uomo. L'intera idea si basa su premesse sbagliate,
cioè che "virtuale = immateriale". Non c'è niente di immateriale in Internet
o nel Web. Esso è supportato da una profonda infrastruttura di reali reti
fisiche e da reali componenti elettriche e fisiche che l'approccio ipercritico dimentica
facilmente...
Quale
sarà, secondo lei, la tecnologia che più influenzerà il prossimo futuro e che
uomo sarà colui che dovrà utilizzarla?
- Per il momento la tecnologia che più
secondo me influenzerà la cultura è il "wireless". È una tecnologia
che mette tutti in contatto con tutti e con tutto. È la più globalizzante di
tutte le nostre tecnologie perché fa implodere il mondo su se stesso; ma la
prossima grande tecnologia ha già iniziato a svilupparsi, ed è il computer
quantico e le tecnologie quantiche in generale.
Faranno girare il mondo in un modo totalmente diverso e riporteranno la dimensione
umana in piena forza, rendendo la nostra cosiddetta illusione "
postumana" piuttosto stupida.
di Matteo Serra
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