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scritto da ilaria florio
 Mentre il nuovo Governo italiano pensa di introdurre il reato di immigrazione clandestina, l'Europa realizza degli spot per frenare le partenze irregolari di migliaia di persone. Facce diverse di una stessa medaglia. L'obiettivo comune dell'Europa, infatti, è quello di gestire le migrazioni verso gli Stati Membri, inasprendo le azioni di polizia alle frontiere, contrattando con i paesi di origine ma usufruendo della forza lavoro di cui necessita. Le campagne di sensibilizzazione sui rischi legati ai viaggi irregolari sono però un elemento nuovo. Diffuse in sei Stati africani, finanziati dall'Unione europea e realizzati dall'Oim, gli spot fanno molto discutere, sia in Europa che in Africa. Del resto le immagini a volte sono più incisive di mille parole.
Le foto o i video realizzati sono popolati da giovani ragazzi sofferenti, da gente che ricorda o racconta le difficili traversate. Come in un racconto, si parla delle proprie storie di vita, dell'esperienza vissuta, dei compagni morti, del dolore, della frustrazione e delle difficoltà che gli emigrati hanno incontrano una volta arrivati in Europa, irregolarmente. "Tutti aspetti che vengono nascosti ai propri cari, nei racconti di coloro che emigrano" dichiara Jo-Lind Roberts, responsabile della comunicazione e manager del progetto dell'Oim Dakar. "Gli strumenti scelti per comunicare sono diversi - continua - sono state scelte delle modalità diverse per le città e le zone rurali. Se nelle città ha funzionato di più l'idea di diffondere uno slogan, un logo che rappresenti la lotta contro le migrazioni irregolari attraverso spot televisivi, radio, poster e volantini, nei villaggi rurali sono state attuate altre manifestazioni, che più si integrano con i tempi, i modi e le tradizioni delle stesse, come ad esempio spettacoli teatrali itineranti, concerti o discussioni durante festività tradizionali". Obiettivo principale sono i ragazzi più giovani, ma in realtà i messaggi lanciati dagli spot sono stati rivolti a tutti, visto la forte influenza che la comunità locale ha su chi parte. Spesso, infatti, "sono le stesse famiglie a raccogliere i soldi necessari per le avventurose partenze dei più giovani". Un viaggio verso l'Europa rappresenta una speranza di riscatto e salvezza per intere famiglie. Le campagne di comunicazione, finanziate dall'Ue nei paesi di origine, si stanno moltiplicando e scatenano reazioni molto diverse tra loro. Indipendentemente però dal sostegno più o meno favorevole a questi progetti esse stimolano inevitabilmente discussioni e dibattiti, attraverso cui si riflette sulla questione dell'irregolarità. Inoltre, aumentano anche le iniziative per frenare l'emigrazione irregolare da parte degli stessi concittadini. Ad esempio, un gruppo di madri ha fondato il "Collettivo delle donne per la lotta contro l'immigrazione irregolare", costituito da 375 donne che hanno perso i loro figli. Ora, cercano di convincere i propri giovani a non partire e a crearsi un avvenire in Senegal per dimostrare loro che è possibile lavorare nel proprio paese.
Il progetto che si è appena concluso in Senegal, ad esempio, è stato finanziato nuovamente dal Governo spagnolo, che ogni anno si trova a dover affrontare l'arrivo di migliaia di persone sulle sue coste. Quest'ultimo, infatti, ha deciso di sostenere il prolungamento della campagna di comunicazione, organizzate dall'Oim, stanziando 30.000 euro. A sua volta, l'Oim Dakar ha finanziato otto organizzazioni non governative e associazioni locali, in Senegal, per consolidare il ruolo degli attori locali nel sensibilizzare la popolazione sui rischi delle migrazioni irregolari. "Certo non si è risusciti a far declinare il mito dell'Europa come terra di opportunità e sviluppo", ha detto la signora Roberts, ma "i giovani cominciano a non essere più disposti a tutto, affrontando lunghi viaggi con le piroghe pur di raggiungere le coste europee". Eppoi, oltre che informare sui rischi dell'irregolarità, i progetti prevedono iniziative dedicate alla diffusione di informazioni su come raggiungere legalmente l'Europa.
Del resto, tutti i Paesi europei oramai si sono accorti di non poter fare a meno dei lavoratori migranti. L'Europa, però, rischia di diventare una "fortezza" inaccessibile capace di aprire le sue porte solo per servirsi della manodopera necessaria.
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