Adelchi: la promessa era il reintegro, la realtà è cassaintegrazione Stampa E-mail
scritto da michele frascaro
28 aprile 2008

 
 
adelchi_sitoPer oggi era previsto il rientro al lavoro a pieno regime per tutti gli operai del gruppo Adelchi di Tricase, invece l'ennesima doccia fredda. Da questa settimana rientrano al lavoro solo due manovie, dalla settimana prossima parte la rotazione: per tre manovie che rientrano al lavoro, altrettante ritornano a casa. Il futuro: cassaintegrazione ordinaria fino ad agosto prossimo per i lavoratori della Crc e della Gsc Plast, quando, secondo il nuovo accordo tra sindacati e azienda, è previsto il reintegro per tutti.
Le organizzazioni sindacali di categoria avevano indetto uno sciopero per oggi proprio perché si paventava la possibilità che Adelchi non rispettasse gli impegni assunti un mese fa in Prefettura davanti alle Istituzioni del territorio; poi, nel pomeriggio, l'inversione di marcia. Successivi incontri avuti con la proprietà hanno portato i rappresentanti sindacali ad accettare le proposte dell'azienda e a convenire di prolungare la cassaintegrazione ordinaria fino ad agosto prossimo, confidando nella promessa fatta da Adelchi di presentare nei prossimi mesi il tanto atteso piano industriale.
Da qui la richiesta immediata ai lavoratori di sospendere lo sciopero: “Non riesco proprio a capire il perché di questa decisione; ci hanno tolto la possibilità di scioperare per ottenere cosa? Cosa abbiamo guadagnato?”. A parlare è un lavoratore del gruppo Adelchi, delegato sindacale con una lettera di dimissioni già pronta: “ Oggi abbiamo avuto due incontri con Adelchi, il quale sostiene che La Nuova Adelchi non chiuderà mai, ma per le altre imprese del gruppo arriverà prima o poi il momento in cui saranno dichiarati gli esuberi. Lui sta puntando tutto sull'ottenimento di un tavolo istituzionale che porti alla firma di un accordo di programma per gestire la crisi e i relativi duecento esuberi, così come hanno fatto a Casarano. Da anni chiediamo invano il piano industriale, ma ad oggi si conoscono solo parole e promesse, come quella sulla “scarpa col buco” tanto sbandierata durante l'ultimo vertice in Prefettura”. Tra i lavoratori si registra molto scoramento ma anche tanta delusione per come i sindacati hanno gestito fino ad ora tutta la vicenda: “Domani presenterò le mie dimissioni da delegato aziendale: non ha più senso il mio ruolo. E oggi mi rendo conto di come non abbia avuto alcun senso lo sciopero di un mese fa. E' incredibile, ma vero: i sindacati hanno cercato di convincere i lavoratori che è meglio se va così, se si accetta la cassaintegrazione. E i lavoratori, i miei colleghi, da parte loro, hanno abboccato nuovamente: forse non è chiaro a tutti che ad agosto non avremo nemmeno la possibilità di scioperare. La chiusura della Crc e della Gs Plast se non è avvenuta fino a questo momento, accadrà nei prossimi mesi”.
Questa è l'ennesima puntata della crisi del Gruppo calzaturiero guidato da Adelchi Sergio, l'ultima in ordine di tempo ma, temiamo, non l'ultima in assoluto. Giusto un mese fa Adelchi minacciò di chiudere due stabilimenti, dichiarando circa quattrocento esuberi; agitazioni, scioperi, blocchi stradali portarono alla convocazione urgente di un vertice in Prefettura a Lecce durante il quale l'imprenditore tricasino ritrattò tutto, anzi rilanciò con la presentazione di un nuovo brevetto che, a suo dire, avrebbe avuto molto successo sul mercato. Si firmò un accordo in cui si scrisse che tutti i lavoratori del gruppo sarebbero tornati al lavoro, gradualmente, entro un mese, durante il quale Adelchi avrebbe preparato il piano industriale. Accordo sbandierato davanti alle telecamere (in piena campagna elettorale) dai rappresentanti politici dei vari schieramenti, e presentato dai sindacati come un risultato eccellente che faceva ben sperare. Oggi la doccia fredda, e l'ennesima promessa non mantenuta. E c'è ancora chi, in questo territorio, continua a giocare con i destini di tante lavoratrici e di tanti lavoratori: da una parte e dall'altra, da chi difende gli interessi dell'impresa e da chi dice di difendere gli interessi dei lavoratori. Della politica nemmeno a parlarne. Peccato. Un'altra occasione persa.
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