Salento Sound Festival
38117_1445628593437_1614810273_1052324_7098612_nSabato 31 luglio (ore 21.00 – ingresso gratuito) a Supersano, in provincia di Lecce, torna il Salento Sound Festival, giunto alla sua quinta edizione. Dopo Roy Paci & Aretuska, Africa Unite, Giuliano Palma & Blue Beaters, Caparezza quest’anno ospiti principali della serata saranno il cantante reggae africano Alpha Blondy probabilmente l’artista contemporaneo afro/reggae più popolare dai tempi di Bob Marley, e la band Boo Boo Vibration, la reggae band dalle solide radici salentine, nata nella colorata Piazza Verdi della Bologna universitaria che festeggia quest'anno il suo decimo anno di attività. In chiusura dance hall no limits a cura della 60 hertz family con Paparina dj, Papa Richy, Michelino ed i Resina Sonora.


Salento Sound Festival è organizzato dall'Associazione Turistico Culturale Pro Loco di Supersano in collaborazione con i giovani supersanesi. L'evento musicale, nato con il fine di favorire la collaborazione e il confronto tra le generazioni del piccolo comune del sud Salento, quest'anno ha come titolo "Per non dimenticare", in ricordo di quattro amici scomparsi Michele Frascaro, giornalista morto improvvisamente il 21 marzo scorso, Francesco Baglivo, Simona Ingrosso ed Ernesto Mele, da sempre impegnato nella realizzazione del festival.
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La svolta...
 A Taranto ci sono donne combattive (mogli, madri, lavoratrici) che vogliono spezzare il bastone dell’illegalità e dell’arroganza. Vogliono mettere fine all’impunità che mortifica la propria dignità, uccide i propri mariti e i propri figli, mina la propria salute.
Donne che si ribellano, oggi, contro quella che a Taranto e per Taranto è stata da sempre considerata una salvezza, da qualche tempo il peggiore dei mali.
L’Ilva è la più grande acciaieria d’Europa che, insieme all’aumento annuale dei profitti, detiene il primato nazionale di morti sul lavoro (180 dalla prima apertura dei cancelli) e d’inquinamento dell’ambiente (il 92 % della diossina nazionale).
 Il documentario “La Svolta. Donne contro l’Ilva” racconta la battaglia di sei donne in particolare: Francesca e Patrizia, mogli di operai morti all’Ilva; Vita, mamma di un giovane operaio finito ammazzato sotto una gru nello stabilimento; Margherita, ex dipendete sottoposta a soprusi, mobbizzata, licenziata; Anna, finita sulla sedia a rotelle, probabile conseguenza dell’inquinamento da diossina; Caterina, mamma di un bambino autistico.
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Gioia e rivoluzione
scritto da Melissa perrone
2 maggio 2010
 
 
Tanta gente e occhi lucidi per ricordare Michele. Piazza Pisanelli, a Tricase, è forse il luogo migliore per raccontare di lui, delle sue battaglie. Michele c’è. Nella piazza, nel gazebo, sul tetto del comune. Ma soprattutto c’è nel cuore della gente, degli operai, di chi l’ha conosciuto e adesso non riesce a dimenticarlo. Ciascuno lascia una traccia di sé su questa terra, piccola o grande che sia. Lui indubbiamente ha lasciato un solco profondo, una trincea quasi, che aiuta tutti ad essere al riparo dalle ipocrisie, a riconoscere la parte giusta dove stare. Voce rotta dal pianto, parole di orgoglio, dolore, rabbia, tenerezza, l’incredibile serenità della sua Angela. Gli elementi del ricordo ci sono tutti. La concretezza di Angela, che invita a guardarsi intorno per dare voce ai tanti combattenti gentili che sono ancora intorno a noi,  è la sua concretezza. La voce degli operai Adelchi, che sollecitano le Istituzioni a prendere posizione,  è la sua voce. La testimonianza di ciò che è stato, e di ciò che è, non è però nelle parole, ma ancora una volta nei fatti. La lotta continua. Ogni giorno. Perché la vertenza Adelchi è ancora aperta, perché di lavoro ancora si muore, perché ancora non è un diritto. Allora in piazza si torna a parlare di lotta di classe e di sfruttamento. Parlare di Michele significa parlare di questo. Testimoniare il proprio ricordo implica necessariamente raccontare delle battaglie condivise, delle telefonate fiume, delle ore passate a scrivere e a progettare, dei cortei e delle proteste. Ma anche delle risate a crepapelle, dei momenti di commozione e di scoramento, di musica e di amore. A che serve allora, per noi di Paz, parlare di lui? Come si fa a raccontare un pezzo di vita, quando ogni momento è stato significativo? Non sono le nostre parole che possono raccontarlo, ma solo il nostro agire quotidiano. Il tentativo – difficile – di mettere in pratica ciò che ci ha insegnato: gioia e rivoluzione.
 
A Tricase strappato lo striscione dedicato a Michele. Ma la lotta continua
striscione
scritto da Melissa perrone
27 aprile 2010
 
La scarpa dell'ImPAZiente non presidia più la piazza di Tricase. Qualcuno, nottetempo, l'ha portata via, strappando lo striscione che i lavoratori Adelchi avevano saldamente attaccato al gazebo, simbolo della protesta dei lavoratori cassaintegrati. Un atto vile contro chi in questi mesi ha rivendicato un diritto universale, il diritto al lavoro, e dunque ad una vita dignitosa. Un gesto vandalico, che forse anche al di là delle intenzioni degli autori del gesto, dà la misura della disgregazione sociale, dell'assenza di quel principio di solidarietà che si vorrebbe scontato tra la popolazione. I lavoratori Adelchi del comitato 'Michele Frascaro' in questi mesi hanno infatti lottato, e lottano, non solo per i propri destini, ma per l'intero territorio, da anni vessato dall'assenza e dalla precarietà del lavoro. Il gazebo, che tanto disturba gli occhi di chi vorrebbe una realtà patinata, è il simbolo di questa lotta, e proprio per questo è necessario che rimanga al centro della piazza. Non è sufficiente nascondere dietro l'angolo i problemi perché questi scompaiano, è infatti nelle case di centinaia di lavoratori che parole vuote come crisi del Tac o esportazione della produzione assumono il valore concreto di un dramma quotidiano.

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