Effetto Albemuth
Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete
Categoria: Convegni. Inviato: Domenica, 25 Maggio, 2008.
Saluto i lettori e mi scuso per la lunga latitanza, questa volta dovuta a gravi problemi famigliari (mia figlia Ambra ha contratto la varicella all’ottavo mese di gravidanza ed è finita in rianimazione a causa di serie complicazioni polmonari; per fortuna ora è fuori pericolo e io, ormai nonno, posso rimettere mano alle mie faccende). Ricomincio a postare con un annuncio: mercoledì prossimo (ore 17.30), alla Fondazione Basso di Roma (via della Dogana Vecchia 5) presento il mio nuovo libro, Cybersoviet. Utopie postdemocratiche e buovi media, di cui potete leggere l‘Introduzione che ho pubblicato nei “Materiali” del blog. A discuterne con me saranno Stefano Rodotà, Gianni Alfonso e Arturo Di Corinto (L’immagine qui sopra - scovata da un amico di Paz Lab, che ringrazio - è volutamente ironica, come può ben immaginare chi avesse già letto l’Introduzione o tutto il libro).
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Categoria: Politica. Inviato: Sabato, 3 Maggio, 2008.
Ieri un giornalista di Libero mi ha intervistato sul caso dei redditi messi on line dall’Agenzia delle entrate. Non mi pare che il pezzo sia ancora uscito, in ogni caso anticipo l’essenza di quanto ho detto. L’intervistatore cercava di farmi ammettere che ormai qualsiasi pretesa di difendere la privacy appare spuntata di fronte alla tecnologia (a poco è servito lo stop del Garante, visto che in un battibaleno i dati erano stati scaricati, copiati e messi in circolazione sulle reti p2p dove nessuno riuscirà più a controllarli). Dopo avere obiettato che la “rapidità” della tecnica non è mai un buon argomento per negare la necessità di tutelare principi che si ritengono irrinunciabili (il fatto che, grazie a Internet, le imprese riescano ad aggirare i divieti di svolgere indagini sulle opinioni politiche o le affiliazioni sindacali dei dipendenti non è una ragione sufficiente per abolire lo Statuto dei lavoratori), ho tentato di spostare il discorso sulla specificità del caso in questione e sul suo significato politico. Come in molti hanno già fatto osservare (vedi, fra gli altri, gli articoli di Pier Luigi Tolardo su Zeus News , l’argomento secondo cui la pubblicazione offrirebbe strumenti alla mafia per progettare sequestri e ricatti è assolutamente ridicolo: si tratta di dati già pubblicamente accessibili e la mafia non ha certo bisogno di ricorrere all’Agenzia delle entrate per ottenere le informazioni che le servono. L’urlo di dolore che si è improvvisamente levato da parte di manager, imprenditori e professionisiti che se ne sono sempre ampiamente impipati della privacy nasce dalla rabbia di vedere evidenziato in quale misura si stia aprendo la forbice dei redditi fra “gente comune” e strati sociali privilegiati. Quanto alla rabbia di Grillo è sintomatica: finché è lui a mettere alla gogna la “casta” va tutto bene, quando si scopre che anche lui è parte integrante della casta (il rapporto fra potere e reddito non è affatto un tema “superato”, cari signori) che sputtana quotidianamente si diverte un po’ meno. Ma il problema non è Grillo, sono i suoi fan: leggere per credere i commenti al suo post sul caso: pochi si incazzano e rilevano le evidenti incongruenze del proprio idolo, la maggior parte non si limita a difenderlo a spada tratta - e a coprire di insulti i reprobi che si permettono di metterne in dubbio il verbo -, ma ne celebra la ricchezza in quanto segno di grazia divina, con lo stesso linguaggio con cui i fan di Berlusconi esaltano lo “psiconano” (è ricco perché è buono, furbo, bello, geniale, ecc). Insomma i populisti non sono idioti o intelligenti in base all’oggetto d’amore che scelgono, sono idioti e basta.
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