Effetto Albemuth
Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete
Categoria: Polemiche. Inviato: Lunedì, 17 Marzo, 2008.
Era ora. Dopo una serie di commenti più o meno deliranti sul caso della denuncia per diffamazione del sindaco di Firenze nei confronti di Wikipedia, leggo finalmente un intervento equilibrato: mi riferisco all’articolo di Alessandro Bottoni, vice presidente del Partito Pirata, apparso oggi su Punto Informatico. Mentre invito tutti a leggere il pezzo, qui mi limito a citarne un passaggio (”Dovrebbe essere sufficiente il buon senso per capire che quando si permette ad un’altra persona di pubblicare qualcosa sulle proprie pagine ci si assume una responsabilità, morale e legale, legata a ciò che questa persona potrebbe pubblicare. La pretesa di Wikipedia di chiamarsi fuori è quindi sconcertante…”) che mi sento di sottoscrivere parola per parola; così come mi sento di sottoscrivere parola per parola i seguenti altri argomenti dell’autore dell’articolo: 1) Wikipedia non è un tatsebao (né un blog) destinato ad accogliere le opinioni “represse” dei cittadini, bensì una enciclopedia che vuole raccogliere informazioni “neutrali” (e a questo scopo si è dotata di un imponente apparato di verifica, anche se purtroppo a volte fa cilecca); 2) una persona diffamata da una pubblicazione online di grande diffusione subisce danni ancora maggiori di quelli che subirebbe da un quotidiano o un tg che pubblicasse la stessa notizia; 3) l’unico modo che gli resta per proteggersi da tale danno è ricorrere al giudice e chi critica una simile decisione in nome della libertà (quale libertà? quella di diffamare impunemente!?) è letteralmente fuori di testa. Ma di fuori di testa ce ne sono tanti: basta leggere alcuni commenti all’intervento di Bottoni.
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Categoria: Cultura. Inviato: Lunedì, 17 Marzo, 2008.
Uno dei più interessanti e agguerriti progetti editoriali che la Sinistra abbia espresso negli ultimi anni, cui dobbiamo la pubblicazione di molti libri che hanno contribuito a innovare un pensiero politico che rischia di perdere la capacità d’interpretare l’attuale realtà sociale, si arricchisce di un nuovo strumento: da oggi il sito di DeriveApprodi ospita infatti un giornale online che offrirà agli utenti della Rete l’opportunità di approfondire i temi di discussione già al centro del catalogo della casa editrice. Nel primo numero, oltre all’editoriale di Lanfranco Caminiti sul caso Moro, articoli di Giorgio Falco su Padre Pio e Lia Cigarini sul postfordismo al femminile.
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Categoria: Cultura. Inviato: Lunedì, 17 Marzo, 2008.
L’amico Alberto Abruzzese mi segnala una curiosa quanto stimolante iniziativa di utilizzo della Rete come strumento di mobilitazione politico-culturale sulla drammatica situazione dell’emergenza rifiuti in Campania, segnalazione che mi affretto a “girare” ai lettori del blog: sul sito Mondo Spazzatura trovate testi, foto, filmati, commenti, contributi creativi di ogni tipo da parte di intellettuali, artisti e comuni cittadini che documentano la (ed esprimono la loro indignazione in merito alla) catastrofe in atto. Non solo Napoli: come si intuisce dal titolo del sito, troverete materiali relativi ad altri luoghi del pianeta variamente coinvolti dallo tsunami monnezza.
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Categoria: Privacy. Inviato: Sabato, 15 Marzo, 2008.
Fondamentale il provvedimento assunto lo scorso 13 marzo dal Garante per la Privacy: chiudendo l’istruttoria per il caso Peppermint, la società discografica che si era rivolta a dei “vigilantes digitali” svizzeri per identificare le migliaia di utenti che avevano scambiato copie non autorizzate di opere musicali, il Garante ha stabilito che l’attività svolta dalle due società (la discografica e l’informatica) è illecita, per cui ha loro imposto di distruggere i dati personali degli utenti illegalmente raccolti. Mentre rinvio, per informazioni più dettagliate sul provvedimento, al testo del comunicato stampa rilasciato dal Garante (che riproduco integralmente nella pagina interna), mi limito qui a sottolineare il fondamentale principio di civiltà giuridica che viene ribadito con questo provvedimento: la Rete non è una zona franca in cui ci si può fare giustizia da soli, ricorrendo ai servigi di “sceriffi digitali”, come facevano i capitalisti americani nell’Ottocento per “mettere in riga” i lavoratori che si ribellavano al loro potere. Con buona pace dei discografici che si lamentano che così viene loro impedito di tutelare i propri interessi, mal protetti da forze dell’ordine “inefficienti”. Continua a leggere …
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