Effetto Albemuth
Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete
Categoria: Generale. Inviato: Giovedì, 28 Febbraio, 2008.
Punto informatico segnala una interessante iniziativa americana: è stata lanciata una campagna che invita i creatori di opere dell’ingegno a diventare Intellectual Property Donor. Che significa? Si tratta di esprimere esplicitamente l’intenzione (segnalandola su un documento da portare addosso, simile a quello dei soggetti disposti a donare organi in caso di morte) di rinunciare al prolungamento del diritto d’autore (in America è di 70 anni!) sulle proprie opere dopo la morte. Così i diritti su libri, musica e quant’altro ricadrebbero nel pubblico dominio all’atto stesso della cessazione della vita dell’autore.
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Categoria: Generale. Inviato: Giovedì, 28 Febbraio, 2008.
Storica sentenza della Corte Costituzionale tedesca: i massimi giudici hanno stabilito che polizia e servizi di sicurezza possono spiare nei computer dei cittadini solo in caso di comprovata minaccia e solo previa autorizzazione del giudice. L’aspetto più interessante della decisione è il riferimento al danno che deriverebbe alla normale vita sociale degli utenti della Rete dalla costante “paura di essere osservati”. In pratica è il riconoscimento della natura anticostituzionale di ogni applicazione del principio del Panopticon. Soddisfazione delle associazioni per la tutela dei diritti civili, mugugni dei servizi che, come sempre in questi casi, lamentano un indebolimento degli strumenti per contrastare il terrorismo.
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Categoria: Politica. Inviato: Venerdì, 22 Febbraio, 2008.
Gli Stati Uniti, così solleciti nel denunciare la censura dei Paesi totalitari, cambiano idea non appena la libertà di informazione mette a rischio gli interessi delle grandi imprese o i panni sporchi governativi. Così un giudice americano, accogliendo le richieste di una banca delle Isole Cayman che aveva visto messi in piazza i segreti dei propri clienti evasori fiscali, ha oscurato il sito Wikileaks.org, che però appare ancora raggiungibile attraverso l’indirizzo IP o le pagine di altri paesi, specializzato nella pubblicazione di documenti relativi agli scheletri nell’armadio di corporation e governi, fatti pervenire al sito da informatori interni. Chi sia interessato a saperne di più sulla vicenda può leggere un articolo del New York Times.
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Categoria: Copyright. Inviato: Lunedì, 18 Febbraio, 2008.
Con monumentale faccia di bronzo, il Comissario Europeo McCreevy ha proposto di estendere da 50 a 95 anni la durata del diritto d’autore per le interpretazioni musicali con la seguente motivazione: è l’unico modo per consentire agli artisti meno conosciuti che in gioventù hanno suonato e cantato opere altrui di garantirsi una duratura fonte di reddito. A tutt’oggi, infatti, il copyright sulle interpretazioni musicali dura “solo” 50 anni, laddove i compositori sono tutelati fino alla morte (e anche per i 70 anni successivi), per cui chi ha suonato negli anni 50 e 60 ed è ancora vivo è prossimo a veder interrompere il flusso dei diritti di cui ha potuto finora godere…Domanda: vale anche per gli amici della quinta B (Liceo Scientifico Vittorio Veneto, anni 60) che allietavano le nostre festicciole storpiando i primi successi dei Beatles? Temo di no…Come si può evincere dal plauso entusiastico dei discografici europei (che vedono così realizzato l’obiettivo di un allineamento del Vecchio Continente sugli standard americani), la proposta di McCreevy non riguarda certo saltimbanchi o artisti di strada, né serve davvero a offrire un “paracadute” economico per la vecchiaia dei poveri artisti “minori”, ma è l’ennesimo tentativo di tamponare le falle di un modello di business inesorabilmente destinato a colare a picco. Nel 1998 i lobbysti fecero approvare una legge (ufficialmente denominata Sonny Bono Copyright Act, ma ironicamente ribattezzata Mickey Mouse Act) che portava a 95 anni dopo la morte dell’ultimo degli autori di un’opera collettiva il periodo di sfruttamento dell’opera (così un cartone animato di Topolino - nato nel 1928 - potrà rientrare nel pubblico dominio solo nel 2061, 95 anni dopo la morte di Walt Disney avvenuta nel 1966). Come dovremo chiamare invece la proposta di McCreevy nella malaugurata ipotesi divenisse legge, Ballata del Povero Musicista Pensionato Act? Se poi nel 2029, come continua a delirare Kurzweil (qualcuno ha notato che sposta ogni volta un po’ più in avanti la data, così non sarà mai chiamato a rispondere dell’attendibilità delle sue “previsioni”?), gli esseri umani si saranno definitivamente fusi con le macchine e si avvieranno a divenire (quasi) immortali, ci sarà l’Ultimate Copyright Act che estenderà la durata del diritto d’autore fino al Giudizio Universale (e qualche secolo dopo, tanto per pararsi il…).
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Categoria: Generale. Inviato: Lunedì, 4 Febbraio, 2008.
Google prova a fare la parte della vittima e del “buono” minacciato dalle losche manovre della “cattiva” Microsoft. In un grottesco post sul blog ufficiale della società di Mountain View, il Senior Vice President David Drummond spara a zero contro gli appetiti monopolisti di Bill Gates e chiede a gran voce di bloccare il tentativo di fagocitare Yahoo, ammonendo che se la manovra del drago andasse in porto, metterebbe a rischio la libertà di Internet, incarnata, ovviamente, da quel San Giorgio della openess (se qualcuno crede ancora alle favole si legga il dossier del Gruppo Ippolita!) che è Google. Che poi il modello di business di Google sia più “avanzato” (leggi più adeguato ad accumulare profitti in questa nuova fase di sviluppo della Net Economy) rispetto a quello di Microsoft non ci piove, ma questo non ha nulla a che fare con la libertà della rete; o meglio con quel poco che ne resta, anche se l’iper ottimista Mantellini può ancora sognare l’avvento di “un nuovo Mario Rossi che dal garage di casa propria trovi la maniera per stupirci con qualcosa di completamente nuovo”, dopodiché “non ci sarà molto da fare per nessuno dei giganti odierni se non rumorosamente adeguarsi”. Purtroppo temo che l’era dei garage e del “basta un’idea geniale per rivoluzionare il mercato” sia irreversibilmente tramontata.
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Categoria: Economia. Inviato: Sabato, 2 Febbraio, 2008.
Bill Gates campeggia sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Il tentativo di scalata di Microsoft ai danni di Yahoo scalza la crisi politica dalle pagine del Corriere della Sera e le primarie per le elezioni presidenziali da quelle del New York Times. E a buon diritto, non solo perché si parla di un’offerta da 44 miliardi di dollari (sono bei soldi, e si sa che ormai le notizie sui movimenti di soldi contano per i media assai più di quelle su guerre, catastrofi naturali e politica), ma anche e soprattutto perché l’evento è effettivamente uno di quelli che incarnano simbolicamente un passaggio d’epoca, una sorta di 11 settembre 2001 per il mondo nella New Economy. Continua a leggere …
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