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Effetto Albemuth

Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete

Commenti ( ) Beata ingenuità

Su Punto Informatico di oggi, Gaia Bottà, una delle collaboratrici più preparate e apprezzate del quotidiano telematico, riferisce del grido di allarme che Privacy International lancia nei confronti della piattaforma Android che Google si appresta a varare, allo scopo di estendere il suo impero pubblicitario nel promettente mercato della navigazione via cellulari. Le considerazioni sulla crescita esponenziale dei rischi di tracciamento e incrocio dei dati personali degli utenti Google sono ovvie, ma Bottà parla di “presunta tentacolare sorveglianza” da parte di BigG e di “speculazioni distopiche”, cui sarebbe difficile dare eccessivo credito, “considerata la natura trasparente ed open del codice Google”. In merito alla presunta (questa sì!) trasparenza del codice Google, consiglio vivamente la lettura del pamphlet del Gruppo Ippolita, Luci e ombre di Google .


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Commenti ( 1 ) Dopo Rio

Ricevo da Fiorello Cortiana un’ampia riflessione sugli esiti della riunione dell’Internet Governance Forum che si è svolta nei giorni scorsi a Rio, e alla quale l’ex senatore verde ha partecipato come membro ufficiale dell delegazione italiana. Chi fosse interessato a leggerne (e a commentarne) il testo, lo troverà integralmente riprodotto nella pagina interna Continua a leggere …


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Commenti ( 1 ) La bocca della verità

Stimolato dalla lettura di un articolo che ho trovato su “Punto Informatico” di oggi (e che riprendendeva a sua volta un pezzo del “Gurdian”, sono andato a scaricarmi una conferenza che l’ineffabile Donald Kerr, capo dell’Office of the Director of National Intelligence americano, ha tenuto circa un mese fa. Finalmente uno che parla chiaro! Senza troppi giri di parole, il nostro supersbirro arriva al dunque: privacy? Quale privacy? Non è più tempo, in un’epoca di guerra al terrorismo, di permetterci simili ubbie. E d’altro canto, aggiunge, il concetto stesso di privacy è cambiato: non coincide più con l’anonimato (al quale la giovane utenza del web 2.0 ha già del resto rinunciato, mettendosi in mostra su blog e pagine di MySpace, distribuendo generosamente dati a Google e soci, ecc.), bensì con le “garanzie” che governi e imprese offrono (bontà loro) di fare buon uso delle informazioni che in ogni caso hanno raccolto, stanno raccogliendo e continueranno a raccogliere (ci piaccia o no) su tutti noi. Dedicato ai gonzi che ancora vanno sproloquiando sulla “impossibilità” di controllare la Rete, e che dicono no a ogni regola (anche quelle autodeterminate dalle comunità di utenza). Si prega di leggere in merito il discorso di Cortiana nel post precedente e l’intervista (uscirà probabilmente lunedì prossimo sull’inserto economia del “Corriere della Sera”) che mi ha rilasciato Rodotà prima di partire a sua volta per Rio: se le regole non le facciamo noi ci penseranno mister Kerr e soci.


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Commenti ( ) Cortiana da Rio

L’ex senatore verde Fiorello Cortiana, attualmente membro del Comitato consultivo per la governance di Internet, mi manda d Rio (dove è in corso il secondo Forum mondiale per l Governance della Rete) una sua lunga riflessione a caldo sul tema “In diritti umani nel cyberspazio”. Ritengo di fare cosa gradita ai miei lettori riproducendo integralmente il documento che trovate nella pagina interna Continua a leggere …


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Commenti ( ) Acqua calda…

Postille al post precedente sul marketing “vampiro” di Facebook. Oggi, leggendo sull’edizione online dell’Economist un articolodedicato allo stesso tema, noto che il prestigioso settimanale ha scoperto l’acqua calda: il boss di Facebook, presentando alla stampa la sua genialata (sfruttare i propri utenti come testimonial pubblicitari), ha usato quasi le stesse parole che due noti teorici della mass communication research, Lazarsfeld e Katz, usarono mezzo secolo fa per illustrare le loro teorie sugli “opinion leader”. Ma per chi frequenta da anni le “invenzioni” del marketing online, non è certo una novità che le loro “nuovissime” idee siano scopiazzamenti di quelle che la sociologia della comunicazione made in Usa sfornava già, non dico ai tempi della tv e della stampa, ma addirittura ai tempi dei cataloghi per vendite postali (s’intende con i dovuti aggiornamenti) mentre le vere novità riguardano l’efficienza incomparabilmente maggiore che queste strategie riescono oggi a raggiungere nell’accalappiare i gonzi (che sono pure convinti, vedi alcuni commenti al post precedente) di “controllare dal basso” il meccanismo. Postilla numero due. Dal post di un blogger che collabora al New York Times, apprendo che una legge sulla privacy dello Stato di New York che risale a un secolo fa, renderebbe illegale il progetto di Facebook, in quanto stabilisce che nessuno può sfruttare il nome e l’immagine di una persona a scopi commerciali senza che questa abbia rilasciato il proprio consenso scritto. La salvezza arriva dl passato?


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Commenti ( 12 ) Pubblicità a manetta

Mentre gli entusiasti ingenui del Web 2.0 continuano a intessere peana sull’allargamento della democrazia e sull’empowerment dei consumatori, i modelli di business fondati sulla fase due della “rivoluzione digitale” avanzano alla velocità della luce, rivelando sempre più chiaramente la loro natura di macchine per lo sfruttamento (a costo zero per le imprese e a guadagno zero per gli sfruttatti) di relazioni sociali e intelligenza collettiva. Le ultime due novità su questo fronte sono, nell’ordine, l’annuncio dell’ingresso di Google sul mercato della telefonia mobile, e la notizia che Facebook (tenendo fede al nome), userà la faccia dei propri utenti come testimonial di annunci pubblicitari. Google, mettendosi alla guida di un’allenza per lo sviluppo di una nuova piattaforma (Android) software per avvicinare l’esperienza di navigazione via cellulare a quella via PC, mira a espandere fino al parossismo la sua già mostruosa fetta del mercato dell’advertising online (interamente costruita sulla sua capacità di “succhiare” informazioni gli utenti), “inseguendo” i consumatori in ogni momento e luogo del loro tempo vita. Facebook cerca di vendere agli inserzionisti la fiducia fra gli amici che si frequentano attraverso il socialnetwork: se la raccomandazione di un prodotto mi viene da una persona che conosco tenderò a prestarvi più fede…Non vi pare che il prezzo che i nuovi gatekeeper della Rete chiedono in cambio dei loro servizi “free” si stia facendo un po’ troppo elevato?


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