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Effetto Albemuth

Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete

Commenti ( ) Se non puoi batterli unisciti a loro…

La saggezza popolare condensata in proverbio consiglia di cercare l’alleanza dei nemici che non si possono sconfiggere. Forse è ispirandosi a questo consiglio che alcune scuole americane hanno deciso di adottare una piattaforma di social networking open source come strumento didattico. Il software - che consente a docenti, tutor e studenti di creare un proprio profilo, pubblicare blog, condividere foto e altri materiali, creare reti di amici - verrà utilizzato per sperimentare nuove forme di interazione e scambio di idee e informazioni anche al di fuori del tempo dedicato all’attività didattica “ufficiale”. Curiosamente, la notizia di queste sperimentazioni arriva quasi contemporaneamente alle polemiche che stanno accompagnando la presentazione di un progetto di legge che mira a disincentivare, se non proibire, l’accesso ai network come MySpace attraverso le connessioni di biblioteche e istituti scolastici americani (progetto motivato con l’esigenza di ridurre i rischi di insidie sessuali per i minori e di evitare perdite di tempo e distrazioni a detrimento delle attività didattiche).


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Commenti ( ) Cambio di locomotiva

Secondo una classifica mondiale dei marchi aziendali (la classifica viene stilata tenendo conto sia delle performance finanziarie sia della percezione che ne hanno utenti e consumatori) che viene pubblicata ogni anno in Inghilterra, Google , ha strappato a Microsoft (prima nel 2006, mentre ora retrocede al terzo posto, superata anche da General Electric) la corona di marchio più prestigioso a livello globale. Schiacciante il dominio delle imprese hi tech (IBM è nona, Nokia ed Apple si piazzano nelle prime cento) rispetto ai marchi tradizionali. Questo “sorpasso”, benché di valore meramente simbolico, appare tuttavia quanto mai significativo della rapidità con cui l’economia della ricerca di cui parla Battelle sta subentrando alle industrie del software e dell’hardware nel ruolo di “locomotiva” della New Economy.


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Commenti ( ) Lasciate che i contenuti vengano a noi

Leggo su Punto Informatico una segnalazione relativa ai risultati di una ricerca condotta da Accenture, secondo cui una consistente percentuale delle imprese intervistate guarda con estrema attenzione all’espansione dei “contenuti generati dagli utenti”, considerandoli come una promettente fonte di futuri modelli di business. Credo che la cosa non debba stupire e che confermi, (come ho già scritto altrove - vedi, fra l’altro, alcuni articoli apparsi sugli ultimi numeri di Beltel) come dietro la fanfare che celebrano i fasti del web 2.0 si nasconda un colossale progetto di messa al lavoro dell’intelligenza collettiva da parte del neocapitalismo informazionale.


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Commenti ( ) Le colpe di Yahoo

Yahoo non riesce liberarsi del marchio d’infamia che le delazioni contro i dissidenti cinesi le hanno appiccicato addosso: dopo che la moglie del cinquantasettenne Wang Xiaoning - condannato a dieci anni di carcere nel 2003 per “incitamento alla sovversione” (e individuato dalle autorità cinesi grazie alla compiacente collaborazione del provider americano che utilizzava per la posta elettronica) - ha denunciato le torture che il marito subisce da parte dei suoi carcerieri, alcune associazioni americane hanno deciso di citare Yahoo in giudizio davanti a un tribunale Usa per violazione dei diritti civili. A segnalare il fatto è il Washington Post , in un articolo in cui spiega che la denuncia si riferisce a una vecchia legge (risale alla fine del 700, ed è di poco successiva alla Dichiarazione d’Indipendenza) che consente di considerare le imprese americane responsabili della complicità in violazioni dei diritti garantiti dalla Costituzione Usa anche se commesse all’estero. L’amministrazione Bush si è dichiarata contraria - ne dubitavate? - a interpretazioni troppo estensive di questa legge, che “danneggerebbero gli interessi commerciali del paese”. Come a dire: la democrazia la esportiamo solo se e quando fa comodo.


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Commenti ( ) Ragionando seriamente di Telecom

Fra polemiche ideologiche, pretestuosi proclami che contrappongono la santità del mercato a quella dell’interesse nazionale (o viceversa), gossip sui presunti protagonisti di cordate alternative all’offerta americana e bollettini sulle oscillazioni del titolo in borsa, si parla pochissimo della necessità di definire strategie industriali per una Telecom capace, nel contempo, di affrontare le sfide del mercato mondiale ed offrire all’utenza italiana servizi decenti a prezzi accettabili. Ci prova, meritoriamente, Alfonso Fuggetta , in un articolo su La Voce che mi affretto quindi a segnalare.


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Commenti ( ) Codice di condotta per i blogger? Era ora!

E’ stato necessario che una controversia fra alcuni blogger ammericani degenerasse oltre ogni limite, al punto da ispirare la pubblicazione di post e commenti corredati da fotomontaggi infamanti e minacce di morte contro una delle parti in causa, perché qualcuno avesse finalmente il coraggio di affermarlo pubblicamente: l’idea secondo cui la cancellazione di commenti aggressivi, volgari, diffamatori o addirittura minacciosi sarebbe una forma di “censura”, contraria ai principi della blogosfera come luogo di libere conversazioni, non è solo sbagliata, è anche pericolosa. Il merito di dirlo forte e chiaro spetta a Tim O’Reilly , che ha pubblicato sul suo sito una sorta di bozza di codice deontologico per i blogger, ampliando e approfondendo i principi etici di condotta formulati da un network che ospita blog di donne, e al fondatore del progetto Wikipedia, Jimmy Wales, che ha rilanciato l’iniziativa sulla sua pagina. Fra i primi ad approvare e sottoscrivere l’iniziativa un altro pioniere del blogging americano, David Weinberger. Ecco alcuni dei punti più significativi della bozza: 1) non siamo responsabili solo di quanto scriviamo, ma anche dei commenti che consentiamo di postare sul nostro blog, perché c’è una bella differenza fra censurare e tollerare o addirittura favorire l’uso delle nostre pagine per divulgare accuse diffamatorie, falsità, minacce, violazioni della privacy, incitamenti all’odio e alla violenza e via degenerando; 2) è giusto scoraggiare i commenti anonimi, perché l’anonimato mentre si giustifica per proteggere la libertà di parola dalla repressione di governi e altri poteri forti, non può e non deve essere usato come schermo per lanciare il sasso (vedi abusi elencati al punto precedente) nascondendo la mano; 3) se venite a conoscenza di abusi, fate di tutto per difendere le vittime e convincere chi li ha perpetrati a desistere; 4) evitate di cadere nelle provocazioni dei troll. Per tutte le altre regole andate a leggervi i documenti originali linkati nel corpo del post.


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Commenti ( ) La falla nella diga

Da ieri in rete non si parla d’altro: la notizia dell’accordo fra EMI ed il servizio musicale di Apple, iTunes che prevede la vendita di tutti i brani del catalogo della casa discografica inglese senza tecnologie di protezione anticopia (DRM) rappresenta una svolta epocale. Poco importa che il prezzo dei file (che saranno di qualità superiore di quelli attualmente in distribuzione) sia maggiorato del 30%, ciò che conta è che nella diga che le case discografiche avevano eretto per proteggere una concezione retrograda dei diritti di proprietà intellettuale si è aperta una prima, grossa falla e che d’ora in avanti per l’industria culturale sarà sempre più difficile restare sulle vecchie posizioni. E anche se non è il caso di esaltarsi (questa evoluzione è solo la definitiva conferma che il capitalismo immateriale si sta avviando a una nuova fase, in cui non avrà nemmeno più bisogno del copyright per estrarre profitto dall’intelligenza collettiva incorporata dalla rete), non c’è dubbio che si tratti di una importante tappa verso la definitiva sconfitta delle forze più reazionarie della “vecchia economia”.


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