Effetto Albemuth
Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete
Categoria: Copyright. Inviato: Mercoledì, 28 Marzo, 2007.
E’ iniziato il conto alla rovescia per il voto (previsto per il 24 aprile) del Parlamento Europeo che dovrebbe approvare la direttiva IPRED2. Com’è noto, si tratta dell’ennesimo tentativo di imporre (su pressione delle lobby dell’industria culturale) un ulteriore giro di vite ai diritti dei cittadini europei in materia di fair use e di libera condivisione di idee e conoscenze. Fra le novità più gravi e odiose, come denuncia il senatore Fiorello Cortiana in una intervista apparsa oggi su Punto Informatico, l’attribuzione di compiti di polizia privata alle major, le quali potranno coadiuvare e affiancare le forze dell’ordine nelle indagini per identificare i responsabili di eventuali violazioni dei diritti di proprietà intellettuale. In assenza di una vasta mobilitazione contro questa nuova, aberrante scelta di un’Europa che appare decisa a ripetere gli errori commessi anni fa (e ora in fase di correzione) dagli Stati Uniti, Cortiana ci invita ad aderire al suo appello (pubblicato di seguito all’intervista). Non essendo ancora predisposta una pagina ad hoc, è per il momento possibile spedire una mail all’indirizzo pi@deandreis.it con subject APPELLO, inserendo nel corpo del messaggio nome cognome e città di residenza, sarà poi cura della redazione di Punto Informatico trasferire le adesioni agli organizzatori della campagna.
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Categoria: Copyright. Inviato: Martedì, 27 Marzo, 2007.
Invitato a partecipare a un convegno canadese che si è tenuto alla McGill University, il signor Bruce Lehman, a suo tempo Assistant Secretary of Commerce and Commissioner of Patents and Trademarks dell’amministrazione Clinton (stiamo dunque parlando dell’uomo che è stato il primo ispiratore del famigerato DMCA) ha candidamente ammesso, come riferisce il blogger Michael Geist che le scelte di un decennio fa in materia di copyright hanno sortito effetti devastanti da qualsiasi punto di vista li si consideri: non sono riuscite a fermare il fenomeno del file sharing, hanno ulteriormente rallentato i già penosi sforzi di aggiornamento dei modelli di business da parte dell’industria culturale, hanno contrastato il processo di innovazione culturale e tecnologica, hanno immolato migliaia di vittime innocenti sul fronte delle guerre del copyright e via elencando. Come minimo, si può dire che Mister Lehman ci ha messo fin troppo tempo per rendersi conto del danno procurato, ma, a voler essere più maliziosi, si potrebbe invece argomentare che il pentimento arriva con opportunistica tempestività, nel senso che registra l’evoluzione spontanea del capitale immateriale verso forme di sfruttamento dell’intelligenza collettiva che possono benissimo fare a meno della proprietà intellettuale (quelle del Web 2.0, che scatenano l’entusiasmo dei gonzi).
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Categoria: Generale. Inviato: Venerdì, 16 Marzo, 2007.
Dopo le note malefatte commesse in Cina, e appena reiterate in India, sono sempre meno i gonzi disposti a dare credito al motto di Google “don’t be evil”, ma la società di Mountain View non smette di provarci. L’ultima mossa è stata quella di rivendersi come uno straordinario passo avanti in tema di tutela della privacy la recente decisione di rendere anonimi i dati relativi alle ricerche dei propri utenti (in modo che non sia più possibile risalire a chi ha cercato che cosa) dopo un periodo variabile fra i 18 e i 24 mesi. Come hanno notato alcuni esponenti delle associazioni americane per la difesa della privacy, si tratta di un periodo di tempo incredibilmente lungo per accoglierlo come una garanzia. Ma non è questo il solo problema a suscitare interrogativi sulla conclamata “bontà” del celeberrimo motore di ricerca: per rendersene conto basta andarsi a leggere il libro “Luci e ombre di Google” (scaricabile qui) che il gruppo Ippolita ha appena pubblicato su Internet (in attesa che l’edizione cartacea esca da Feltrinelli).
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Categoria: Privacy. Inviato: Venerdì, 16 Marzo, 2007.
Leggendo l’intervento che Marco Calamari ha pubblicato oggi nel suo spazio quotidiano su Punto informatico non posso esimermi da un breve commento. Il tema è la privacy, e la tesi di fondo potrebbe essere così riassunta: il nuovo scandalo che ha visto alcuni politici subire gravi violazioni della privacy è deprecabile, ma i cittadini italiani si sono stufati di esprimere solidarietà agli uomini politici perché, quando a subire analogo trattamento sono persone comuni come loro, la cosa non fa notizia né scandalo…Dissento. Non perché non condivida il principio secondo cui tutti hanno lo stesso diritto di veder protetta la propria privacy, a prescindere da livelli di reddito, status sociale o ruolo professionale (anche se mi sembra ovvio e inevitabile che, quando la vittima della violazione è un personaggio pubblico, la notizia riceva più attenzione dai media), ma perché sono convinto che la privacy debba essere difesa sempre e comunque, senza se e senza ma. I politici si svegliano solo quando la faccenda li tocca da vicino? Bene, allora incalziamoli perché cambino atteggiamento, ma senza negare una solidarietà che mi pare comunque sacrosanta (proprio perché una cialtronata resta tale chiunque la subisca). Altrimenti si scade nel “cyberpopulismo” alla Grillo, come conferma la battuta nella seconda parte della rubrica, laddove Calamari si rivolge al duo Prodi Berlusconi esordendo con “Lo sapete che i vostri datori di lavoro, i cittadini…”. L’immagine dei “datori di lavoro” mi sembra, oltre che demagogica, un modo riduttivo e avvilente di rivendicare un istanza di democrazia diretta in opposizione alla democrazia rappresentativa: nell’antica polis le cariche politiche erano revocabili proprio perché i cittadini avevano un’idea elevata della loro funzione, non perché le equiparavano a un rapporto di lavoro di natura mercenaria…
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Categoria: Politica. Inviato: Venerdì, 9 Marzo, 2007.
Con un piede già sul treno per Roma, dove sono stato invitato a parlare all’assemblea nazionale indetta per domani da NetLeft, non faccio in tempo a spiegare ai lettori il senso di questo progetto politico e i motivi che mi spingono ad aderire, per cui “delego” all’amico Arturo Di Corinto il compito di illustrare l’iniziativa, incollando qui di seguito la sua lettera di convocazione che sta circolando in alcune mailing list.
Care e cari voi che abitate la galassia della rete…
Come forse sapete, nel desiderio di costruire contenuti e contenitori per riportare a massa critica la ricchezza delle proposte associative sui temi dei diritti e delle liberta’, abbiamo creato Netleft, un’associazione di cultura dell’innovazione e della comunicazione che vuole aderire alla sinistra europea e caratterizzarsi, al suo interno, come nodo specifico http://www.net-left.org
E domani, 10 marzo 2007 ci incontriamo a convegno a Roma, presso la Biblioteca alessandrina di corso Rinascimento 40 dalle 9:30 in poi.
In molti abbiamo aderito, nella convinzione che attraverso questo contenitore riusciremo a coordinare meglio la battaglia politica sulla *free culture*, che significa promozione di schemi di licenze libere, del free, libre, open source software, della proprieta’ pubblica dei geodati, della liberta’ di condividere i frutti dell’ingegno umano attraverso archivi aperti e accessibili a tutti. Tutto questo consapevoli dell’esigenza di fare rete nel mondo dell’associazionismo per impedire la brevettabilita’ della vita, della cultura, del software e di evitare la criminalizzazione delle pratiche di rete come il P2P o l’informazione aperta e comunitaria.
Per innovare il metodo con cui le realta’ politiche si interfacciano con chi, come noi, costruisce il web 2.0, abbiamo messo in piedi un blog aperto a tutti, un wiki (http://net-left.org/wiki) dove scrivere in maniera cooperativa un manifesto, individare temi e campagne dell’associazione.
Abbiamo anche deciso che il giorno dell’assemblea *qualsiasi associazione* puo’ presentarsi, prendere la parola e chiedere a Netleft di aderire a una sua iniziativa o a una campagna dopo averla illustrata. Se l’assemblea aderisce votando a maggioranza, quella proposta diventa anche una proposta di Netleft, che Netleft si impegna a portare all’attenzione dei legislatori, dei politici e della società con iniziative di comunicazione e con proposte di legge.
La domanda è: chi ci sta?
Quali associazioni della frontiera digitale vogliono venire sabato prossimo a raccontare quello che fanno e a impegnare Netleft sulle loro iniziative?
per contatti:
arturo@net-left.org
per iscriversi alla ml di discussione:
http://lists.net-left.org/mailman/listinfo/discussioni
ASSEMBLEA NAZIONALE NET-LEFT
CLAIM: Diritti e libertà nel terzo millennio.
Per costruire la società delle reti
COSA: assemblea costitutiva di Net Left, il nodo della sinistra europea per la comunicazione e l’innovazione tecnologica.
QUANDO: il 10 marzO
DOVE: presso la SALA della BIBLIOTECA ALESSANDRINA, in Corso del Rinascimento,40. (adiacente a piazza Navona)
RELATORI: Stefano Rodota’, Marcello Cini, Silvia Garambois, Carlo Formenti, Claudia Padovani, Ennio Remondino, Maria Chiara Pievatolo, Sergio Bellucci, Valeria Noli, Arturo Di Corinto, Franco Giordano.
SLOGAN:
Net Left: X Promuovere la liberta’ e il pluralismo dell’Informazione; Net Left: X Diffondere le libertà e i diritti digitali; Net Left: X Tutelare i beni comuni immateriali; Net Left: X Costruire una conoscenza condivisa
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Categoria: Generale. Inviato: Giovedì, 8 Marzo, 2007.
Ricevo dall’amico dj war un documento-manifesto dei musicisti salentini che animano un circuito di dance hall. Come ho raccontato in un recente articolo sull’inserto economico del “Corriere della Sera”, si tratta di un fenomeno culturale radicato sul territorio e di grande interesse come esempio di “economia sostenibile”, capace di sfruttare le nuove tecnologie per emanciparsi dai vincoli dell’industria culturale. Ritengo quindi utile riprodurre integralmente il testo del manifesto.
A circa 20 anni dalle prime pionieristiche dancehall nel Salento è arrivato il momento di fare il punto della situazione.
Si potrebbe iniziare con una citazione presa dalla stampa locale a proposito dei recenti bliz della Finanza in “locali abusivi”: “esiste un circuito alternativo di serate in locali che non siano i disco-bar e le discoteche?”
Non sappiamo dove sia vissuto finora l’autore del puntuale(..) articolo
quindi bisognerebbe ricordare che proprio dalla nostra amata terra partirono
nei primi anni ‘80 dei “moderni emigranti” (come treble,djwar,militant.p.,ggd etc.)che con la loro passione x la musica e per l’arte in generale contribuirono in modo decisivo alla diffusione di un nuovo fenomeno,quello della dancehall,partendo proprio da posti informali quali case di amici,frantoi ipogei,masserie abbandonate,spiagge,
pinete,campagne(in salento)
e centri sociali(nelle città universitarie del centro/nord italia).
La dancehall rappresenta un modo di vivere la musica senza palchi e senza padroni
e dove le distanze e le differenze tra il pubblico e chi la fa si annullano.
“Con un mixer,due giradischi ed un microfono… “partì una vera rivoluzione culturale
che investì tutta la penisola producendo il fenomeno delle “posse”, il successo duraturo di alcuni gruppi e la riscoperta e la valorizzazione della nostra cultura e del fenomeno della “taranta” poi con tutto ciò che ne è conseguito in termini di scoperta del salento,terra di tradizioni,di bellezze artistiche ,naturali e di contraddizioni sociali.
Ma aldila’ dei pochi fortunati gruppi, di noi chi si è interessato?
E chi siamo noi?
Di noi da un pò di tempo si sono interessati a vario titolo:vari promoters e gestori di locali per realizzare i loro progetti imprenditoriali o per salvare o lanciare le proprie attività, le forze dell’0rdine per mettere a segno “importanti operazioni”.. + la stampa locale per criminalizzarci e per offrire un supporto al mondo delle discoteche che langue tra fiumi di cocaina ed estasi spacciate all’interno e stragi del sabato sera.
Chi siamo?
Siamo quelli che hanno fatto conoscere la nostra terra in tutta italia ed in europa,siamo quelli che d’estate intrattengono con 4 soldi se non gratis migliaia e migliaia di turisti e d’inverno offrono al popolo di giovani residenti ed ai molti studenti nn residenti un’alternativa x un intrattenimento economico e sano.
Siamo quelli che iniziarono con due giradischi…e quelli che sono nati o sono stati concepiti in quei giorni di circa venti anni fa…
Siamo quelli che hanno solo spazi virtuali…siti,blogs,pagine di myspace molto visitate ed originali .
Siamo quelli che nn hanno spazi fisici per creare,per stare insieme,per condividere passioni..
Siamo anche un movimento?Oppure una semplice aggregazione? O altro?
Di questo si interessarono e si dovrebbero interessare ancora giornalisti,studiosi,sociologi ed antropologi che gia’ si interessarono di “nuovi movimenti”nei primi anni ‘90.
E le altre istituzioni?
Forse nn ci sono urgenti scadenze elettorali in vista ma speriamo
che si interessino di noi,per nn abbandonarci nella morsa tra delinquenti e promoters
pieni di iniziative e di finanziamenti(… )che vorrebbero sfruttare ed impadronirsi della nostra vita,della nostra Arte e forze dell’ordine che con un niente
ci denunciano,ci perseguitano,ci minacciano,sequestrano i nostri impianti,i nostri dischi ed i nostri sogni!
Certo siamo amanti della vita,dell’arte e della musica,del rap con le sue discipline
e del Reggae in particolare,musica degli oppressi per antonomasia
musica che ci fa gioire,comunicare i nostri sogni ed i nostri disagi,a volte anche quelli mentali,incontrare e sperare e lottare per un un mondo migliore e più pulito dove possa vincere il bene sul male…
Il reggae :”ci parla di radici,cultura e tradizione,le tenimu diverse ma tutte l’imu rispettare,ma parla pure di guerra e amore…perciò in Italia,ni piace lu reggae…” così canta il grande poeta e cantante Treble lu Professore,ex sud sound system in “reggae internazionale”.
siamo anche quelli che nn hanno al momento nessun evento o compilation da pubblicizzare
siamo quelli coperti,nascosti o boicottati o sfruttati da gruppi ed eventi “importanti”…
siamo pure quelli bisognosi di essere protetti,tutelati e possibilmente aiutati dalle istituzioni
consci di essere tra il meglio delle generazioni possibili!
Abbiamo paura di essere stritolati dall”art business” e dalle varie mafie
vogliamo emanciparci anche ecomicamente poichè l’emancipazione di un circuito alternativo è dato anche dalla sua emancipazione economica
abbiamo paura della disoccupazione
così come della guerra e di tutte, troppe,le ingiustizie e contraddizioni del mondo che ci circonda e ci potrebbe plasmare.
Ma,se saremo costretti “USCIREMO DALLA CAVA DI PIETRA,IRROMPEREMO NELL’AZZURRO SPALANCATO DEL CIELO”(Majakoskij) …. “con ogni mezzo necessario”
Da parte nostra è necessario penetrare nella cittadella fortificata delle istituzioni,per espugnare i pregiudizi e farvi crescere il seme dell’onestà verso esigenze sociali spesso tradite.
Daparte nostra c’è il desiderio di costruire una nuova società tollerante e multietnica
Da parte nostra dobbiamo unirci e farci sentire e rispettare perchè le esigenze sentite da pochi diventino realtà per tutti.
Da parte nostra è necessario riflettere ed è quello che stiamo facendo sul nostro operato e sul nostro ruolo.
L’esigenza urgente è quella di creare uno SPAZIO,anzi più spazi,di incontri e confronti interattivi,fra le varie espressioni della cultura giovanile in cui non ci si limiti ad assistere alla performance dei miti ma si partecipi attivamente alla definizione dei propri canoni culturali.
Lavorare sui giovani e per i giovani provenienti da diversi contesti e specie quelli più a rischio è una convinzione che nasce dalla constatazione che la “periferia”
sia ormai “epicentro” dei cambiamenti sociali,spazio di sperimentazione della nuova
società post-post-post…,laboratorio di ogni trasformazione culturale e sociale
e non luogo da colmare di volta in volta di nuovi segni e significati.
Analizzare e valorizzare col contributo di esperti e di altri partecipanti le valenze
delle nuove forme creative,capire i tentativi di sfruttamento dell’ART BUSINESS e la loro “eventuale” appartenenza al mondo dell’arte.
Capire i meccanismi di appropriamento e riappropriamento dell’Arte come “merce”
tra noi e l’industria del consumo.
Capire che la musica e l’arte in generale ci aiutano fuggire dal nulla è Fondamentale.
Da parte nostra c’è la presa di coscienza che è necessario “regolarizzarci”
con l’ENPALS che ci dia l’agibilità ed i permessi necessari a svolgere le varie attività e darci una forma istituzionale,come Associazione Culturale che sia
espressione della moltitudine di sound system ,crew,witers,dj’s ed artisti vari
esistenti sul territorio delle tre province che costituiscono il Salento.
Obiettivo principale dell’Associazione è quello di promuovere a livello locale,nazionale ed anche nel resto d’europa il nostro territorio e gli artisti locali specie i giovani e creare delle occasioni importanti di lavoro e confronto con altre realtà nazionali ed internazionali.
a.c. aka dj war
(documento approvato in assemblea)
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Categoria: Generale. Inviato: Mercoledì, 7 Marzo, 2007.

Da almeno un decennio avevo smesso di leggere i suoi libri, perché mi sembrava che ripetesse in modo pedissequo e senza originalità i concetti che aveva sviluppato nelle sue opere migliori (quelle uscite negli anni 70 e 80). Paradossi e provocazioni non mordevano più e anche la scrittura, che aveva sorpreso (e spesso irritato) certi intellettuali abituati a macinare paludate argomentazioni accademiche, non sembrava più tanto stimolante. Ma se la memoria ritorna a titoli come “Lo scambio simbolico e la morte”, “Per una critica dell’economia politica del segno”, “Simulacri e impostura” e molti altri non si può non provare un profondo senso di gratitudine nei confronti di quest’uomo che ha aiutato un’intera generazione, reduce degli ideologismi del 68 e del 77, a “svecchiare” il proprio bagaglio intellettuale. Mixando la lezione dei Situazionisti, le suggestioni filosofiche di Bataille, alcuni spunti del pensiero critico francofortese sui media e le suggestioni della letteratura americana di science fiction (Philip Dick sopratutto), Baudrillard è riuscito a mettere in luce il ruolo della comunicazione non solo come terreno strategico del dominio politico, ideologico e militare del tardocapitalismo, ma anche come chiave di volta di un nuovo modo di produzione. Di questo è giusto ringraziarlo, senza dimenticare che le sue idee migliori tornano oggi di attualità in una fase evolutiva della Rete in cui le immagini conquistano prepotentemente il centro della scena: quale miglior conferma dell’esibizionismo di certi video “autoprodotti” del principio baudrillardiano secondo cui nulla separa ormai spazio della rappresentazione (simulazione) e spazio della vita “reale”?
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Categoria: Politica. Inviato: Venerdì, 2 Marzo, 2007.
In un post di qualche mese fa, avevo analizzato il “fenomeno” Grillo per dimostrare che, in barba alle sbrodolate ideologiche sulla sua architettura “strutturalmente” orizzontale e democratica, la Rete 1) può tranquillamente essere usata come uno strumento di comunicazione broadcast (da uno a molti), 2) può altrettanto tranquillamente diventare strumento di derive populiste (poco importa se di destra o di sinistra) non molto diverse da quelle innescate da un tycoon televisico come Silvio Berlusconi.
Ed ecco che oggi mi tocca leggere su Zeus News l’accorata invocazione dell’amico Pier Luigi Tolardo che recita “Solo un Grillo potrà salvare il centrosinistra”. Rileggo più volte il pezzo, perché stimando Tolardo mi sorge il dubbio che si tratti di un gioco ironico, ma alla fine devo arrendermi: l’articolo, ricalcando i toni messianici con cui don Baget Bozzo aveva salutato la “discesa in campo” del suo beneamato Silvio, invita effettivamente Grillo a indossare i panni di salvatore di un centro sinistra in affanno, perché “E’ il momento di un uomo nuovo, un uomo che viene dallo spettacolo e non dalla politica, in questo caso dalla Rete e non dalla Tv, come fu Berlusconi per la destra in difficoltà nel 93, che possa fare il miracolo per la sinistra di riaccendere enrusiasmi e passioni”. Purtroppo avevo quindi ragione: il populismo sta trionfando su tutta la linea, e il vero guaio è che, da un certo punto di vista, Tolardo ha ragione quando dice che un personaggio antipolitico come Grillo riscuoterebbe più consenso dei politici di professione che oggi guidano la sinistra (riformista o radicale che sia). Ha meno ragione - a mio parere - quando pensa che una sua discesa in campo sarebbe cosa buona e giusta: lasciamo che sia la destra a mettere sul trono gli attori, noi proviamo piuttosto (anche se sarà un cammino lungo e difficile) a usare davvero Internet come strumento di democrazia partecipativa (il che ha poco a che fare con il vincere le elezioni).
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