Effetto Albemuth
Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete
Categoria: Politica. Inviato: Lunedì, 29 Gennaio, 2007.
Ha suscitato imbarazzo e ironia il video che immortala il pisolino schiacciato dall’autorevole senatore (e aspirante candidato repubblicano alle presidenziali del 2008) John McCain durante il discorso sullo stato dell’Unione che il presidente Bush ha pronunciato qualche giorno fa davanti al Congresso Usa. Commentando l’episodio, il New York Times scrive che si tratta di un assaggio di una campagna elettorale che si preannuncia senza esclusione di colpi, e nel corso della quale verrà fatto ampio uso di “armi improprie”, vale a dire della sistematica cattura e messa online di immagini (e/o parole) ridicole, imbarazzanti, poco edificanti di questo o quel candidato sopreso mentre, credendosi dietro le quinte, abbassa la guardia in termini di autocontrollo della propria immagine pubblica. Ma fino a che punto queste tattiche di “messa a nudo” degli avversari politici potranno sopravvivere allo sviluppo di nuove tecniche e procedure di controllo? A giustificare il dubbio è l’annuncio che Google ha deciso di farla finita con il googlebombing (che consiste com’è noto nel linkare sistematicamente alcuni termini con certi siti in modo da generare un ranking “pilotato” per associare questo o quel personaggio politico a pesanti giudizi sul suo operato - vedi l’accoppiata Bush/miserable failure -, per dare rilievo a campagne d’opinione, ecc). Commentando la decisione, Punto Informatico, afferma che “non è una novità che ti aspetteresti da Google”. E perché mai? A parte che Google ha già fatto ben di peggio per difendere la propria posizione di mercato in Cina, il punto è che le grandi imprese che governano i flussi della comunicazione online non vogliono entrare in rotta di collisione con il potere politico, né possono permettersi di abbandonare certi meccanismi a un presunto “autogoverno” della Rete che genera spesso spiacevoli effetti collaterali ingestibili da parte di chiunque (la totale cancellazione del confine fra spazi pubblici e spazi privati, per esempio, è un’arma che, se usata in modo indiscriminato, può provocare un generale imbarbarimento della lotta politica). Per farla breve: più si pigia l’acceleratore sulle pratiche di messa alla gogna degli avversari, più il controllo diventa inevitabile.
Puoi commentare, o fare un trackback dal tuo sito.
Categoria: Copyright. Inviato: Mercoledì, 24 Gennaio, 2007.
Mentre media, esperti di diritto, associazioni dei discografici e alfieri del libero scambio di contenuti in Rete discutono in merito agli effetti - reali o presunti - che una recente sentenza della Cassazione potrebbe avere sulle draconiane leggi a tutela della proprietà intellettuale, rischia di crollare per tutt’altri motivi la “muraglia cinese” del DRM (i famigerati “lucchetti digitali” che l’industria culturale applica ai suoi prodotti per impedirne la duplicazione abusiva, e che spesso calpestano il diritto dei consumatori a fruire liberamente di beni e servizi legalmente acquistati). Al Midem di Cannes, come riferisce Punto Informatico, è apparso infatti sempre più evidente come le stesse major stiano rendendosi conto della necessità di sviluppare modelli di business più aperti, evitando di creare tensioni e conflitti con i rispettivi pubblici di riferimento. Non è quindi escluso che la strada tracciata dalle etichette indipendenti che si sono consorziate per dare vita a Merlin (un’agenzia che si occuperà di gestire i loro diritti per i servizi di download di MySpace) e che, come leggiamo sul Guardian, hanno deciso di vendere file mp3 liberi da ogni vincolo di riproduzione, diventi fra non molto una scelta obbligata anche per i “padroni della musica”.
Puoi commentare, o fare un trackback dal tuo sito.
Categoria: Segnalazioni. Inviato: Mercoledì, 24 Gennaio, 2007.
Punto Informatico di oggi ospita un articolo sulla polemica (ampiamente documentata da Boing Boing) fra il fondatore di Wikipedia, Jimbo Wales, e l’esperto di standard internazionali Rick Jelliffe. Oggetto del contendere l’incarico (retribuito) che quest’ultimo (secondo quanto lui stesso ha pubblicamente ammesso) si appresterebbe ad accettare da Microsoft per “correggere” le inesattezze contenute in alcune voci che la celeberrima enciclopedia “open source” dedica al formato aperto ODF (cui Microsoft contrappone la tecnologia Office Open XML). Al di là di quelli che saranno gli esiti della vicenda, essa appare di per sé sufficiente a svelare l’estrema fragilità del progetto Wiki: a causa della difficoltà di proteggere il principio di cooperazione volontaria e gratuita dai rischi della totale apertura del progetto (checché se ne dica i meccanismi di autogestione a autocontrollo non bastano a impedire vandalismi e/o incursioni lobbistiche), si trova un po’ nella condizione in cui si trovavano le comunità del free software (costantemente esposte al rischio di espropriazione dei loro prodotti da parte delle softwarehouse) prima che Stallman inventasse lo scudo della GPL.
Puoi commentare, o fare un trackback dal tuo sito.
Categoria: Privacy. Inviato: Mercoledì, 24 Gennaio, 2007.
Dopo il recente annuncio ufficiale, da parte della senatrice Hillary Clinton, della propria intenzione di concorrere per la nomination come candidato democratico per le elezioni presidenziali del 2008, sembrano riaccendersi le speranze per una inversione di rotta nelle politiche Usa in materia di privacy. Come fanno infatti notare alcuni attivisti delle associazioni impegnate a contrastare le scelte in stile Big Brother dell’attuale amministrazione (alle quali anche l’Unione Europea è stata costretta ad adeguarsi, perlomeno in materia di viaggi aerei fra Vecchio e Nuovo Continente), intervistati da Wired, la Clinton avrebbe espresso in varie occasioni l’intenzione di sostituire le attuali regole a tutela della privacy dei cittadini, “tanto inapplicate quanto inadeguate e obsolete”, con provvedimenti più rigorosi. Speriamo non si tratti solo di promesse elettorali.
Puoi commentare, o fare un trackback dal tuo sito.
Categoria: Immaginari. Inviato: Venerdì, 19 Gennaio, 2007.
Racconti, brevi video, recensioni di film e libri, foto, blog: questo il ricco menu di Posthuman.it, il sito curato dall’amico Mario Gazzola, esperto di pubbliche relazioni che passarebbe assai più volentieri (capisco, ma conosco per esperienza diretta la difficoltà dell’impresa…) il proprio tempo a scrivere romanzi di fantascienza. Mentre gli auguro di cuore di riuscire prima o poi a realizzare il suo sogno, invito i lettori a dare un’occhiata al sito.
Puoi commentare, o fare un trackback dal tuo sito.
Categoria: Generale. Inviato: Venerdì, 19 Gennaio, 2007.
Mentre circolano su Internet cinque video (di cui ieri abbiamo potuto vedere estratti nel corso di alcuni tg) che documentano il sistematico ricorso alla tortura da parte della polizia egiziana, sul Corriere di oggi è uscito un ampio articolo sulle disavventure giudiziarie di Kareem Amer, il giovane studente che da tempo denunciava questi metodi dalle pagine del suo blog. Arrestato qualche mese fa, Kareem è ieri comparso per la prima volta davanti al tribunale, dove gli è stato impedito di dialogare con i suoi difensori. Accusato di incitamento all’odio verso l’Islam e di diffamazione contro l’Egitto e il suo presidente, lo studente rischia una condanna fra i tre e i sette anni di carcere. La notizia indigna ma non stupisce, considerata la dura repressione che i cyberdissidenti subiscono da sempre in quasi tutti i Paesi islamici oltre che in Cina e altri Paesi dell’Estremo Oriente. A stupire è piuttosto la notizia riportata oggi su Punto Informatico, secondo cui al Congresso Usa rischia di essere approvata fra poco una legge che, con la scusa di regolamentare le pratiche lobbistiche, imporrebbe anche a blogger, siti di associazioni non profit e attivisti politici di “registrare” la propria attività in rete (chi non ottempera rischia pene severe). In pochi anni siamo passati dalla grande utopia della “esportazione” dei principi del Primo Emendamento della Costituzione americana in tutto il mondo (grazie alla irresistibile diffusione di Internet) alla dura realtà della “importazione” delle pratiche di controllo totalitario nella culla del Free Speech. A conferma delle tesi pessimiste di Jack Goldsmith e Tim Wu sulla dilagante e irresistibile controffensiva del controllo governativo sulle utopie cosmopolite e libertarie degli anni Novanta.
Puoi commentare, o fare un trackback dal tuo sito.
Categoria: Politica. Inviato: Martedì, 16 Gennaio, 2007.
Le cattive notizie non vengono mai sole, tanto più se si tratta di cattive notizie (ma quando ne arrivano di buone?) sui ritardi italiani in materia di cybercultura. Così oggi dobbiamo prendere atto: 1) del fatto che, a quanto pare, il ministro Gentiloni ci aveva illuso facendo balenare la prospettiva di una Rai lanciata sulle orme della Bbc (come denuncia Zeus News, infatti, della promessa di offrire i contenuti della nostra tv di stato con licenza Creative Commons sembra essersi persa ogni traccia nell’ultima versione del Nuovo Contratto Nazionale di servizio Rai); 2) della mancata realizzazione delle speranze accese cinque anni fa dal regolamento sulla informatizzazione degli uffici giudiziari: secondo un’indagine del CNR di cui riferisce oggi Punto Informatico, infatti, il mitico processo civile telematico di cui si favoleggiava nel 2000 resta appunto un mito. Niente di nuovo sotto il sole del Bel Paese…
Puoi commentare, o fare un trackback dal tuo sito.
Categoria: Teorie. Inviato: Giovedì, 11 Gennaio, 2007.
In una breve, apocalittica intervista a “Wired”, Jonathan Zittrain, professore di Internet Governance alla Oxford University sostiene che la Rete così come l’abbiamo conosciuta negli ultimi dieci anni potrebbe avere i giorni contati: la maggioranza degli utenti, estenuati da spam, virus e spyware abbandoneranno progressivamente i servizi che, come posta elettronica, reti di social networking, p2p, hanno fatto di Internet la piattaforma di un nuovo progetto di democrazia sociale, politica e culturale, accettando di farsi “rinchiudere” nei rassicuranti e protetti recinti di servizi proprietari (iPod + iTunes, Xbox, BlackBerrys, software come servizi on line targati Google piuttosto che Microsoft , ecc). Troppo scarne le informazioni per controbattere in modo argomentato la tesi, aspettiamo eventualmente di leggere il libro che la sostiene (annunciato in uscita dall’intervista) per riflessioni più approfondite. Nel frattempo tocchiamo ferro….
Puoi commentare, o fare un trackback dal tuo sito.
Categoria: Hacktivism. Inviato: Giovedì, 11 Gennaio, 2007.
Dopo le polemiche che nei giorni scorsi hanno accompagnato l’annuncio della acquisizione governativa delle frequenze (già monopolio del Ministero della Difesa) indispensabili per dare il via alla tecnologia WiMax sul nostro territorio (da più parti si è paventato che l’assegnazione tramite asta pubblica delle frequenze potrebbe portare la gestione del servizio, fondamentale per la lotta al digital divide, nelle mani dei soliti noti), parte una campagna a favore della loro effettiva liberalizzazione. Fra i soggetti più attivi su questo fronte il Partito Pirata che, con un’iniziativa di cui si fa oggi portavoce Punto Informatico, invita al Googlebombing: quanti più saremo a linkare questa pagina di protesta, tanto maggiore sarà la probabilità che cercando alla voce WiMax su Google essa appaia fra i primi risultati. Mi unisco all’iniziativa e invito i lettori a fare altrettanto.
Puoi commentare, o fare un trackback dal tuo sito.
Categoria: Generale, Privacy. Inviato: Giovedì, 4 Gennaio, 2007.
Dopo che un articolo del Daily Telegraph ci ha rivelato come Bruxells abbia ignomignosamente calato le brache di fronte al diktat americano in merito ai controlli antiterrorismo sui passeggeri euorpei in partenza per gli Usa (zero garanzie in merito al recupero, all’utilizzo e alla detenzione dei nostri dati, in barba alle regole europee sulla privacy), abbiamo ascoltato le preoccupate dichiarazioni del presidente del Garante per la protezione dei dati, Franco Pizzetti, in una recente intervista televisiva, mentre siamo ancora in attesa di una presa di posizione del nostro governo (nella speranza si tratti di atti meno formali e più incisivi delle sia pur lodevoli iniziative in merito alla moratoria sulla pena di morte…). In attesa che ciò avvenga, mi pare valga la pena di seguire i suggerimenti dell’articolo di Pier Luigi Tolardo che sulle pagine di ZeusNews invita giustamente alla mobilitazione per sollecitare iniziative da parte del Parlamento e di Prodi.
Puoi commentare, o fare un trackback dal tuo sito.

