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Effetto Albemuth

Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete

Commenti ( ) Mosca paga il biglietto d’ingresso al WTO

A proposito delle illusioni in merito a un’Internet “senza confini”, di cui mi sono occupato parlando di un recente libro di Jack Goldmisth e Tim Wu, e a conferma della tesi dei due docenti di diritto americani (secondo cui la tendenza on atto è quella alla balcanizzazione della Rete, in barba a tutte le profezie di esautoramento della sovranità giuridica dello stato-nazione) arriva la notizia dell’accordo fra Stati Uniti e Russia: i primi daranno via libera all’ingresso della seconda nel WTO in cambio di un inasprimento delle regole in materia di tutela del copyright. In particolare ne farà le spese il celeberrimo sito AllofMP3, già terrore delle major discografiche per i prezzi “stracciati” a cui offre (senza il consenso dei detentori dei diritti) i loro prodotti, che le autorità russe si preparano a chiudere. Lenta, ma inesorabile si stringe la morsa degli interessi combinati di governi e imprese sul sogno di una Rete libera e cosmopolita. Meglio prenderne atto e impegnare tutti i soggetti interessati nella definizione di nuove strategie politiche, invece di continuare a ripetere il mantra “tanto ogni repressione è tecnologicamente e giuridicamente  impossibile” (che ancora oggi echeggia in alcuni interventi sul “caso Google” apparsi su Punto Informatico).


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Commenti ( ) Verso Un Bill of Rights della Rete

Avendo ricevuto da Fiorello Cortiana un lungo intervento relativo ai problemi che avevo sollevato, assieme ai molti altri che se ne stanno occupando in questi giorni, in merito al caso Google ritengo utile pubblicarlo qui di seguito quasi integralmente:

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Commenti ( ) In marcia contro la Urbani

Avendo ricevuto dagli amici di Scambio etico il comunicato che annuncia una manifestazione per l’abolizione della Legge Urbani che si terrà a Milano il 10 dicembre prossimo, ritengo di fare cosa utile pubblicandone qui di seguito il testo:

Domenica 10 dicembre 2006 a Milano, con inizio alle ore 12, prenderà avvio una marcia da piazza S.Stefano fino a Piazza della Scala. Lo scopo e quello di chiedere al Governo Italiano l’abolizione della legge Urbani, quella legge che ha reso penalmente sanzionabile lo scambio di opere protette da copyright su internet anche quando non vi è lo scopo di lucro. La manifestazione è stata promossa da scambioetico.org con il sostegno dell’Associazione Radicale Enzo Tortora. Al momento hanno aderito tre comunità di italiane di “Pirati”, tntvillage.org, cineautor.info, colombo.bt.org, sostiene l’iniziativa anche il mensile di informazione on line “La Gazzetta Del Pirata”.
L’appuntamento è in piazza S. Stefano a cominciare dalle ore 10 con partenza prevista alle ore 12. Percorrendo via Larga, via Albricci, piazza Missori, via Mazzini, piazza Duomo, via S. Margherita la manifestazione si concluderà in piazza della Scala entro le ore 14 ed è previsto un un breve intervento degli organizzatori che eventualmente daranno la parola alle personalità politiche e della società che parteciperanno.
Attualmente sono previsti circa 200 partecipanti ma gli organizzatori sperano comunque che il tamtam della rete sia capace di portare alla manifestazione un numero di persone composto da almeno 4 cifre. L’invito a partecipare è rivolto a tutti coloro che ritengono necessario abolire le norme introdotte alla legge sul diritto d’autore dal DL n°72 del 22/03/2004 come poi modificate dalla legge n. 43 del 31 marzo 2005.


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Commenti ( 3 ) Prendiamo l’iniziativa o le regole le faranno dall’alto

Il caso Google (mi riferisco, ovviamente, alla denuncia nei confronti della società di Mountain View, accusata di non avere filtrato i video violenti “uploadati” da alcuni adolescenti italiani sul suo circuito) ricorda, sotto molti aspetti, quello che qualche anno fa vide la condanna di Yahoo! da parte di un tribunale francese. Se ricordate, allora tutto era nato dalla denuncia di un cittadino che aveva inutilmente sollecitato Yahoo a rimuovere dai suoi server alcune pagine web che ospitavano aste di memorabilia nazisti. Dopo vari passaggi giuridici, in Francia e in America, il caso si concluse con la “spontanea” decisione del portale di rimuovere le pagine a causa del loro ignobile contenuto ideologico e non - dissero allora i manager - perché l’impresa riconoscesse allo stato francese il diritto di legiferare sulla Rete. In realtà, come osservano giustamente Jack Goldsmith e Tim Wu ne “I padroni di Internet” (appena tradotto in italiano per l’editrice rgb), la spontaneità contava poco in un episodio che ha rappresentato uno snodo significativo di quel processo di “ripresa di controllo” (con conseguente “balcanizzazione”) della Rete da parte degli stati nazionali che procede sempre più speditamente da alcuni anni a questa parte. Ritengo assai probabile che questa nuova vicenda (con tempi più o meno lunghi) possa evolvere nella stessa direzione. E’ giusto continuare a reagire (come molti ”liberisti-libertari” ad oltranza stanno facendo negli ultimi giorni): a) facendo spallucce perché tanto è tecnologicamente impossibile controllare Internet (i filtri si possono aggirare, i server sono fuori portata delle giurisdizioni nazionali); b) negando l’esistenza stessa del problema etico/politico di controllare la diffusione di certi contenuti perchè in ogni caso se succedono queste cose “non è certo per colpa di Internet”, oppure perché ogni censura dev’essere respinta in nome del free speech, oppure invocando il principio di autogoverno del “popolo della Rete? Io credo che non sia giusto per vari motivi che cercherò di sintetizzare qui di seguito.

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Commenti ( ) A volte ritornano

Dopo i fasti della serie Terminator, l’immaginario “hard” del cyborg (quello, per intenderci, del matrimoio fra carne, metallo e silicio) sembrava essere rifluito nell’archeologia della fase aurorale della cultura cyberpunk, sostituito dalle più sofisticate mitologie del cyberspazio e dei suoi abitatori/esploratori, o dalla banalizzazione dell’uso quotidiano di protesi di ogni sorta. E invece eccolo rispuntare, grazie a una delle periodiche esternazioni dell’ineffabile Raymond Kurzweil il tecnofuturologo che, assieme al collega Hans Moravec, da decenni va predicando l’imminente avvento della Singolarità (il mitico momento in cui l’evoluzione delle macchine dovrebbere arrivare a livelli tali da renderle incomprensibili e ingovernabili da parte dei loro creatori). Come riferisce Punto Informatico di oggi, Kurzweil ha rilanciato le sue previsioni “accorciandone” i tempi rispetto a quelle che aveva fatto in un libro di qualche anno fa: vita eterna per tutti (grazie alle nanotecnologie) fra 15 anni e avvento del (benevolo) regno delle macchine fra 25. Impossibile non cogliere l’essenza squisitamente religiosa (in barba allo status di scienziato dell’autore) di queste profezie, con la tecnica nel ruolo del Messia e gli esseri umani nel ruolo dei “salvati” dall’avvento soteriologico/tecnologico del supercomputer


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Commenti ( ) Cecità incrociate

E così è successo: le immagini nebbiose e sgranate di video autoprodotti amatorialmente e “uploadati” su Internet, già rilanciate dai grandi network televisivi di tutto il mondo, che da qualche anno li utilizzano diffusamente come “documenti verità” in occasione di certi eventi eccezionali (dall’attacco alle Twin Towers dell’11 settembre 2001, allo tsunami asiatico, ai tanti teatri di guerra), ora sono approdati anche sulle pagine dei media cartacei. Persino l’austero Corriere della Sera, da sempre restio a dare eccessivo spazio al mondo della Rete (se non sul proprio sito e nelle apposite pagine “dedicate”) ha riempito di questi materiali le due doppie pagine di altrettanti ”In primo piano” pubblicati sabato e domenica scorsi. Ma come spesso succede, questa inedita valorizzione della “notiziabilità” di Internet è coincisa con la messa sotto accusa del mezzo. Continua a leggere …


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Commenti ( 1 ) Tecnologia e passione

Come i lettori di questo blog avranno ormai avuto modo di capire, il suo autore - contrariamente alla maggioranza degli altri blogger - non ha particolare propensione (forse sarebbe forse più giusto dire che non ne ha affatto) ad “esternare” le proprie emozioni e i propri sentimenti né, tantomeno, a raccontare la sua vita privata. Preferisco limitarmi a postare informazioni, notizie, commenti, opinioni (con relativi link alle mie fonti di ispirazione) relativi ai temi che più mi interessano per condividerli con persone che presumo a loro volta interessate alle stesse cose. Questo non vuol dire che io disapprovi per principio chi fa scelte diverse, anche se (come ricorderanno i lettori che mi seguono fin dai tempi di Quintostato) la mia insofferenza nei confronti di certa comunicazione “spazzatura” (le miriadi di grandi fratellini e mini costanzo show che proliferano nella blogosfera) che mixa con troppa disinvoltura e autocompiaciuto esibizionismo pubblico e privato mi ha spesso procurato gli insulti di chi la pensa altrimenti… Continua a leggere …


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Commenti ( 4 ) Tutti contro Novell

Come avevo previsto (ma si trattava di una previsione facile facile) la comunità del software open source ha accolto in termini tutt’altro che entusiastici la notizia dell’accordo fra Microsoft e Novell per garantire un elevato livello di interoperabilità fra Windows e SuseLinux (la versione del sistema operativo OS distribuita da Novell), accordo che comporta da parte di Microsoft la rinuncia a contestare eventuali violazioni di brevetto da parte degli sviluppatori della comunità OS. Molte voci, come segnala Punto Informatico, si sono tuttavia levate a denunciare la trappola che questo accordo comporterebbe ai danni della comunità OS, e in alcuni casi ad accusare esplicitamente Novell di “tradimento” e di violazione dei principi della GPL. Valem la pena di segnalare in particolare due lettere aperte che circolano in questi giorni in rete: la prima è dell’ex direttore esecutivo della Free Software Foundation Bradley Kuhn, la seconda è invece del team degli sviluppatori Samba e contiene parole ancora più dure e ultimative nei confronti di Novell: o recedete dall’accordo o vi mettete di fatto fuori del mondo OS. Personalmente, non dispongo di elementi di conoscenza sufficienti a valutare con obiettività le ragioni dei contendenti, ma mi piacerebbe sentire il parere dei lettori in merito… 

 


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Commenti ( ) L’America che non ti aspetti

Dopo il successo dei Democratici nelle recenti elezioni Usa di medio termine, abbiamo dovuto sorbirci la solita carrettata di commenti da parte di inviati ed esperti che sono tornati a spiegare,per l’ennesima volta, alle sinistre europee che non era il caso di nutrire eccessive illusioni: la vittoria della sinistra americana non significa un radicale ribaltamento di obiettivi e valori della politica estera a stelle e strisce, mentre comporterà solo moderate correzioni di rotta per quanto riguarda le politiche economiche e sociali. Non solo perché gli equilibri istituzionali d’Oltreoceno garantiscono ampi margini di discrezionalità al Presidente, anche se costretto a misurarsi con maggioranze parlamentari ostili, ma anche e soprattutto perché lo spostamento al centro dei Democratici è ormai un processo compiuto o comunque assai più avanzato (fatta eccezione per i Laburisti britannici) rispetto alle analoghe tendenze delle socialdemocrazie europee. Tutto vero, ma che dire, invece, delle assai meno note differenze fra culture di sinistra “radicali” che abitano sulle opposte sponde dell’Atlantico? 

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Commenti ( 4 ) Venditori di oblio

Come ha più volte sottolineato nei suoi libri l’ex presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Stefano Rodotà, uno degli elementi più critici del diritto alla privacy sta diventando il diritto all’oblio. Per gli effetti combinati dell’accresciuta efficienza degli algoritmi di ricerca, dell’archiviazione di una massa crescente di dati sensibili relativi a ognuno di noi da parte di governi e imprese, nonché delle tendenze all’esibizionismo sviluppate da molti utenti della Rete (come la conversione di certi blog in altrettante piccole platee da reality show), sta infatti diventando sempre più difficile controllare la nostra “immagine online”. Informazioni relative ai nostri comportamenti, al nostro reddito, al nostro stato di salute, alle nostre scelte ideologiche, religiose o sessuali, a eventuali reati o infrazioni commessi, ecc sono sempre più facilmente reperibili, ma soprattutto rischiano di essere inscritti per l’eternità nelle memorie virtuali che stanno rapidamente sostituendo le vecchie forme di archiviazione delle informazioni, con il rischio di venire inchiodati a un’immagine pubblica deformata, non gradita ma soprattutto al di fuori del nostro controllo (provate, per esempio, a convincere Google a rettificare o rimuovere delle informazioni che vi riguardano e vi renderete conto della difficoltà di far valere il vostro diritto all’oblio). Ecco perché non è priva di interesse la notizia della nascita di Reputation Defender  una società americana che offre un singolare servizio: chi vuol far valere il proprio diritto a “cancellare” da Internet eventuali informazioni sgradite sul proprio conto può rivolgersi a questi signori, i quali (come spiegano gli articoli di Punto Informatico  e Wired) provvedono immediatamente ad accontentare la richiesta. A realizzare la magia (che non è tuttavia sempre possibile) non è qualche misterioso software, bensì il ricorso alle vecchie (ma sempre efficaci) minacce di adire le vie legali. In generale, chi subisce la minaccia preferisce evitare grane aderendo alla richiesta. Approccio squisitamente “americano”: sia perché gli Stati Uniti sono, com’è noto, il paradiso degli avvocati, ma anche e soprattutto perché delega al mercato la soluzione di un problema sociale che dovrebbe venire da regole politiche decise in un dibattito pubblico. Ciò detto, e in attesa di soluzioni politiche che forse non arriveranno mai, meglio questo che niente.


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