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Effetto Albemuth

Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete

Commenti ( ) Il sogno di Lessig

Risalgo, attraverso un link di Punto informatico, a un post di Lawrence Lessig su una delle newsletter di Creative Commons, dedicato alle prospettive di interazione fra “sharing economy” ed economia di mercato. Dopo avere premesso che la “vera” sharing economy - non quella che l’industria culturale cerca di sfruttare per aggiungere nuove guglie alle sue cattedrali monopolistiche, ma quella costruita giorno per giorno “da quelli che fanno ciò fanno per amore della cosa in sé e non per denaro” - non si tradurrà mai in un vero e proprio “modello di business”, Lessig aggiunge che ciò non impedisce di sognare sulle prospettive di interazione fra i due mondi che si dischiudono allorché, tanto per fare un esempio, “Time decide di usare una splendida foto pubblicata su Flickr sotto licenza Creative Commons”. Un sogno che è diventato realtà per molte operazioni di “riciclaggio” creativo di suoni, testi e immagini prodotte dai media mainstream e liberamente reinterpretate da parte degli utenti di siti come YouTube e MySpace. Peccato che questi contenitori di creatività selvaggia, non appena vengono ingurgitati da qualche colosso dell’ICT, si affrettino a “purgarsi”, come sta succedendo a You Tube che, appena acquisito da Google, ha pensato bene di eliminare decine di migliaia di clips sospette di violazione di copyright… 


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Commenti ( ) Umanesimo e scienza

Reduce da un Convegno su Parole chiave, chiare e nuove per il futuro dell’Italia tenuto a Frascati il 21, 22 Ottobre scorsi, Alfonso Fuggetta ha pubblicato sul suo sito il testo dell’intervento su Umanesimo e Scienza presentato in quella occasione. Si tratta di un provocatorio tentativo di analizzare le radici del tradizionale squilibrio fra le “due culture” (caratterizzato da un pregiudizio favorevole alla cultura umanistica ai danni di quella scientifica) che penalizza da sempre il nostro Paese. In un’altra pagina - da cui apprendiamo che il convegno di Frascati è stato anche una sorta di convention in vista della creazione del Partito Democratico (con interventi, fra gli altri, di Mario Monti, Michele Salvati, Massimo Cacciari e Anthony Giddens) - Fuggetta riprende gli stessi argomenti polemizzando con un intervento di Cacciari.


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Commenti ( ) Una morte (troppo) annunciata

Sulla ribalta del Web il giornalismo fa un po’ la figura di quei cantanti lirici che, nella scena finale di un melodramma, non la smettono mai di morire: sono più di dieci anni, infatti, che ad ogni innovazione tecnologica si annuncia l’imminente dipartita dei vecchi media e dei malcapitati che ci lavorano. A recitare il ruolo degli assassini sono stati chiamati, di volta in volta, testate online, webzine, weblog (con relativi apparati di aggregatori e RSS Feed), gli algoritmi di ricerca di Google News, ecc., ecc. Questa volta, a dare retta a un articolo di Gaia Bottà su Punto Informatico, a essere sul punto di spedire in pensione la vetusta categoria degli “spacciatori di notizie”, sarebbe News At Seven un “giochino” inventato dalla Northwestern University che consiste nel costruire automaticamente un notiziario virtuale (con tanto di avvenente avatar mezzo busto) grazie a una piattaforma che, da un lato, aggrega notizie sfruttandoi i feed, dall’altro le converte in immagini audiovisive sfruttando una tecnologia text-to-speech. Per il momento i video realizzati non sembrano tali da far tremare le vene e i polsi ai “veri” mezzibusti, ma soprattutto, anche dando per scontato che la tecnologia possa migliorare in misura spettacolare, resta il solito interrogativo: chi scova, seleziona, confeziona e pubblica i materiali da cui attingono i feed?


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Commenti ( ) Le Iene ci riprovano

Nuovo intervento del Garante per la protezione dei dati personali contro Le Iene. Questa volta è stato bloccato un servizio costruito sottoponendo (sempre senza il loro consenso) a un test sull’assunzione di droghe una serie di persone all’interno di una discoteca. I dati sono stati (illecitamente) raccolti all’interno della toilette (dove le vittime venivano anche spiate da una telecamera nascosta). Motivazioni identiche a quelle che qualche giorno fa avevano bloccato un’analoga operazione ai danni di un gruppo di parlamentari. Così sarà soddisfatto il lettore che aveva postato critiche sul “privilegio” accordato ai politici: il Garante tutela allo stesso modo parlamentari e frequentatori di discoteche. Spero che dopo quanto è successo il suddetto lettore concordi con me anche sul punto che ci aveva visti impegnati in una (civile) polemica: quello delle Iene non è “giornalismo d’inchiesta” bensì gratuito gioco al massacro degno dei peggiori reality.  


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Commenti ( ) Cronache dal Far West virtuale

Confesso di aver seguito con molta curiosità e attenzione gli articoli che Punto Informatico dedica da qualche giorno al tema (a occuparsene è generalmente Gaia Bottà) dei mondi virtuali in generale e di Second Life in particolare. Due le notizie che mi hanno colpito più di altre: la prima riguarda l’apertura, da parte della prestigiosa agenzia stampa Reuters di una “sede”, con tanto di inviato, nel famoso mondo virtuale (un milione di utenti registrati). Il nickname dell’inviato (o meglio del suo avatar in Second Life) è Adam Reuters, pseudonimo di Adam Pasick giornalista specializzato in tecnologie digitali. In un’intervista rilasciata ai suoi stessi colleghi di agenzia, Pasick sostiene che il suo lavoro come inviato dai mondi virtuali non sarà poi così di verso da quello che svolge normalmente nel mondo reale: raccolta di notizie, informazioni, pettegolezzi, eventi, interviste a personaggi (pardon, avatar) famosi, ecc. Penetrando un po’ più a fondo nell’argomento, tuttavia, ma soprattutto leggendo il secondo articolo di Punto Informatico, ci si rende conto che la vera motivazione di tutto questo interesse mediatico risiede nella rilevanza economica che stanno progressivamente assumendo i mondi paralleli tipo Second Life. Basti pensare che il Congresso Usa ha messo al lavoro una apposita commissione (vedi in proposito l’intervista del suddetto Pasick/Reuters a un membro della commissione) per valutare l’opportunità di tassare i redditi che si generano nelle varie attività intraprese in Second Life e mondi analoghi. Redditi realissimi, come conferma un servizio di Business Week dedicato a Anshe Chung, una intraprendente signora cinese che è riuscita a tradurre in sonanti dollaroni le sue “speculazioni” sugli immobili virtuali di Second Life. Mettendo fra parentesi le considerazioni psicologiche e/o di costume che potrebbe innescare il fenomeno, devo dire che, dopo avere curiosato qua e là fra le reazioni che l’ipotesi della tassazione sta suscitando in rete, l’aspetto più interessante che mi sembra emergere è lo stretto legame fra queste comunità e le utopie “anarco capitaliste” che avevano ispirato le prime fasi della Net Economy: a quanto pare, molti “sognatori” vedono nei mondi virtuali l’opportunità di ricostruire quel Far West economico (assoluta libertà di inziativa individuale, mercato senza regole, niente governo e niente tasse, ecc) che Internet è stata per qualche anno e che or non è più. A pagare le spese della loro nostalgia, provvedono i gonzi disposti a buttare via quattrini veri per acquisire status sociale virtuale   


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Commenti ( ) Eppur si muove

Riferisco brevemente (con colpevole ritardo, ma sono stati per me giorni complicati) dell’incontro che si è tenuto giovedì scorso a Roma, nella sede del Garante per la privacy, e che ha dato ufficialmente avvio alla consultazione pubblica indetta dal Ministero per le riforme e innovazioni nella Pubblica Amministrazione allo scopo di discutere sulla linea che la delegazione italiana dovrà tenere all’ormai imminente Internet Governance Forum di Atene. Premesso che giudico altamente positivo il fatto che si sia finalmente deciso di istituire un tavolo (fisico e virtuale) di discussione (che a quanto pare l’attuale governo intende rendere permanente) aperto a tutti i soggetti interessati a offrire un contributo al dibattito sul futuro della Rete, ecco alcune osservazioni critiche. In primo luogo mi pare che si sia arrivati po’ tardi, e soprattutto senza adeguata preparazione e pubblicizzazione, a questa importante scadenza (come conferma il numero relativamente esiguo di interventi al forum online). Dei quattro paper di indirizzo generale - presentati dai membri del comitato consultivo istituito dal Ministero e presieduto dall’ex Presidente del Garante per la privacy Stefano Rodotà , protagonista di un battagliero intervento sulla necessità di una più energica politica di tutela dei diritti dei “cittadini della rete” - l’unico veramente stimolante mi è parso quello sulla libertà di espressione, firmato dall’ex senatore verde Fiorello Cortiana e da Vittorio Bertola, tuttavia, nell’insieme, emerge un quadro positivo di impegno italiano per promuovere una sorta di Bill of Rights, una costituzione dei diritti di Internet, che rappresenta a mio parere una buona cornice in cui proseguire un lavoro che dovrebbe andare ben al di là della scadenza di Atene e, soprattutto, coinvolgere il maggior numero di soggetti possibile. Sui temi che ho affrontato in un mio breve intervento nel convegno romano (necessità di fronteggiare energicamente, se necessario anche attraverso interventi legislativi, i rischi di gravi violazioni dei diritti fondamentali di cittadini, utenti e consumatori connaturati all’introduzione delle tecnologie Trusted Computing) mi riservo di tornare in successivi post. Concludo invitando alcuni amici che avevano inviato commenti a un mio precedente post sul tema a rispedirmeli, perché sono finiti vittime di un “cancella tutto” con cui ho falcidiato lo spam che si era accumulato negli ultimi giorni…


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Commenti ( ) I blog più letti

Ricevo da Lele Dainesi, e giro ai lettori, il link ad alcuni materiali circolati alla presentazione di Technorati tenutasi recentemente a Milano. Si tratta di una serie di slide che contengono, fra altri dati e infromazioni, le classifiche dei dieci blog più influenti in Inghilterra, Francia, Germania e Italia.


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Commenti ( 6 ) Stop alle Iene

Con un comunicato stampa pubblicato oggi il Garante per la protezione dei dati personali motiva le ragioni per cui ha bloccato il servizio de Le Iene relativo al test sull’uso di droghe effettuato - a insaputa degli interessati - su 50 parlamentari. Il comunicato parla di “trattamenti illeciti di dati sanitari” e precisa che la violazione delle norme sulla privacy si configura, in questo caso, già al momento della raccolta dei dati, a prescindere dalla loro diffusione attraverso il programma televisivo che non potrà più andare in onda. Che dire di questo provvedimento? Immagino che, in nome della “trasparenza”, eletta a principio assoluto dagli ideologici neopopulisti (televisivi o cyber che siano), molti criticheranno come “censura” e violazione del “free speech” questa decisione. Non sono d’accordo. Se è vero che i new media (ma qui si parla di tv) possono e devono essere usati per riequilibrare in senso democratico i rapporti fra governanti e governati - anche attraverso la ricerca di forme di trasparenza “asimmetriche” (difendere la privacy dei cittadini in maggior misura della privacy dei soggetti detentori del potere, chiamati a rendere conto delle proprie azioni di fronte a coloro che li hanno eletti), è altrettanto vero che questa asimmetria non può arrivare a forme di “messa alla gogna” gratuita, tanto più quando ciò avviene non a scopo di denuncia, bensì a scopi puramente commerciali (audience), solleticando l’odio qualunquista per i “politici” in quanto categoria più che la critica alle ipocrisie del potere.


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Commenti ( ) C’è pacifismo e pacifismo

Alla spaccatura che ormai divide in due blocchi contrapposti l’area pacifista italiana, sempre più divisa fra chi si dichiara contrario - senza se e senza ma - a qualsiasi intervento delle nostre forze armate all’estero, comunque “giustificato” da deliberazioni dell’ONU o altro, e chi invece ritiene che in certe condizioni - ed esclusivamente a titolo di peace keeping - tali interventi siano ammissibili, è dedicato un ampio dossier di Information Guerrilla che propone, fra gli altri, link a interviste di Gino Strada ed Enrico Euli.


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Commenti ( ) L’ossessione del controllo

Culla della moderna comunicazione di massa, la cultura americana ha sempre oscillato fra due ossessioni diametralmente opposte: da un lato il mito della trasparenza assoluta (con effetti positivi sulla libertà di parola e il diritto a essere informati, un po’ meno positivi sul diritto alla privacy), dall’altro la volontà di misurare e controllare gli effetti dei media sull’opinione pubblica (legata tanto alla comunicazione commerciale quanto alla propaganda politica). Due recenti articoli del New York Times ripropongono la tensione paradossale fra queste due ossessioni. Dal primo apprendiamo del tentativo di sviluppare tecnologie in grado di monitorare eventuali tracce di sentimenti “antiamericani” sui media di tutto il mondo (di sublime - e inquietante, per le non dette implicazioni - ipocrisia la motivazione :”così capiremo quando si preparano attacchi contro di noi”). Il secondo rivela che su You Tube e Google Video proliferano i filmati che documentano gli attacchi terroristici contro le truppe americane in Iraq, aggiungendo che i due siti stanno facendo di tutto per “purgarsi” di questo tipo di “propaganda nemica”: Peccato che tutto ciò puzzi di censura, in barba al mito della trasparenza (che evidentemente è gradita solo se va in un’unica direzione, escludendo qualsiasi tipo di feedback…). Per inciso, è interessante sottolineare come la maggior parte di questi materiali sia stata postata proprio da utenti americani (che li hanno trovati in giro per la Rete) e non dal nemico… 


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