Effetto Albemuth
Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete
Categoria: Generale, Politica. Inviato: Mercoledì, 30 Agosto, 2006.
I filippini non sono nuovi all’uso creativo degli sms in politica. Già Howard Rheingold aveva analizzato il fenomeno nel suo libro Smart Mobs (tradotto in Italia da Raffaello Cortina) in riferimento alle modalità di mobilitazione della folla che, qualche anno fa, si era riversata nelle strade di Manila, costringendo alle dimissioni l’allora presidente Estrada. Qualcosa di analogo (anche se su scala minore) pare stia succedendo in questi giorni, con una serie di manifestazioni studentesche, organizzate, convocate e guidate sul campo esclusivamente attraverso gli sms. Ne hanno parlato nei giorni scorsi le edizioni online di diversi quotidiani, fra cui il Washington Post, il cui articolo viene ripubblicato e commentato oggi sul blog di Bruce Sterling
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Categoria: Copyright. Inviato: Mercoledì, 30 Agosto, 2006.
Una interessante notizia appare oggi su vari siti americani, fra cui quelli del New York Times e del Washington Post : la società SpiralFrog si starebbe preparando a lanciare (prima sul mercato Usa poi su quello europeo) un nuovo servizio di download di file musicali. L’iniziativa, presentata come una sfida all’egemonia di ITunes, ha la caratteristica di offrire musica al tempo stesso legale, come il negozio virtuale gestito da Apple, e gratuita, come i network di file sharing. Ciò è possibile grazie a un nuovo modello di business interamente fondato sugli annunci pubblicitari: Spiral Frog acquista regolarmente i diritti dalle major (per ora ha stretto accordi solo con Universal, ma le altre dovrebbero seguire) dopodiché mette la musica gratuitamente a disposizione dei consumatori, sperando di attirarne una massa tale da ricavarne sufficienti introiti pubblicitari. E’ realistico? Ho i miei dubbi, visto che la musica è sì gratuita, ma non libera: si può scaricare e ascoltare on line, ma non salvare su disco per poi masterizzarla.
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Categoria: Scenari internazionali. Inviato: Martedì, 29 Agosto, 2006.
Un articolo sul New York Times di oggi si scusa con i lettori inglesi dell’edizione online, spiegando i motivi per cui, cliccando sull’articolo Details Emerge in British Terror Case, verranno dirottati su un testo che recita ”l’articolo in questione non è accessibile ai nostri lettori inglesi, perché la legge britannica proibisce la pubblicazione di informazioni relative a un processo prima che questo inizi”. Garantismo? Piuttosto esigenze della diplomazia internazionale, ove si tenga conto che l’articolo offre una versione assai diversa da quella ufficiale in merito alla clamorosa operazione antiterrorismo di Londra (il rischio non sarebbe stato immediato e i servizi americani avrebbero forzato la mano ai colleghi d’Oltreoceano). La motivazione del Times in merito alla decisione di autocensurarsi è che, mentre in America vige il Primo Emendamento, in Inghilterra esistono restrizioni legali al diritto di informazione che il giornale ritiene giusto rispettare in quanto inserite in un contesto generale di libertà di stampa. La verità è che, dopo le note vicende che hanno visto Google, Yahoo e Microsoft aderire alle esigenze di censura del governo cinese, siamo di fronte a un nuovo episodio di quel processo di “balcanizzazione” della Rete che rischia di ridisegnare la geografia di Internet in funzione degli interessi dei vari governi nazionali, con tanti saluti alle utopie sulla costruzione di uno spazio globale di libertà.
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Categoria: Blogosfera. Inviato: Martedì, 29 Agosto, 2006.
Cari lettori, per riprendere il dialogo con voi dopo la pausa esitiva, scelgo di segnalare un articolo del Washington Post che affronta il tema delle relazioni a distanza che si sono istaurate fra bloggers libanesi e israeliani durante il recente conflitto. Avevo già segnalato il fenomeno in un post dello scorso 24 Luglio, sottolineando l’importanza di questa inedita forma di “fraternizzazione con il nemico” che ricorda analoghi episodi fra i soldati della Prima Guerra Mondiale (con la differenza che allora il dialogo nasceva anche per la vicinanza fisica fra le opposte trincee, mentre oggi si svolge a distanza). L’articolo del Post rivela che il dialogo è andato avanti anche dopo la sospensione delle ostilità e approfondisce l’argomento, sia attraverso una serie di interviste ai protagonisti delle due parti, sia stralciando alcuni dialoghi colti al volo sulle pagine dei blog interessati. Ne emerge un quadro fortemente contrastato (il conflitto non è meno intenso della volontà di dialogare) ma comunque altamente positivo, nel senso che il fatto stesso di comunicare (magari a insulti), al di là degli stereotipi imposti dalle strategie propagandistiche degli stati in guerra, appare una straordinaria conquista politica e civile.
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