Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
Aprile 2006
L M M G V S D
« Mar   Mag »
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930

Effetto Albemuth

Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete

Commenti ( 1 ) Scuse e segnalazione

Fra imminente trasloco e impegni di famiglia mi rendo conto di avere trascurato i miei impegni verso i lettori di Effetto Albemuth. Mi scuso della latitanza (che purtroppo è destinata a durare per qualche altra settimana), che interrompo solo per segnalare un lungo articolo di Alfonso Fuggetta (in inglese) dedicato a “Open Standards, Open Formats and Open Source”.


Puoi commentare, o fare un trackback dal tuo sito.



Commenti ( ) Superare lo spirito di setta

In una bella intervista pubblicata oggi da “Punto Informatico”, Marco Calamari solleva una questione cruciale riguardo alle prospettive dei movimenti per la tutela delle libertà digitali: la cultura hacker, soprattutto in Paesi come il nostro, in cui ha sempre rappresentato una esigua elite (né, aggiungerei, si è minimamente sforzata di uscire da tale status minoritario), non è più in grado (ammettendo che mai lo sia stata) di garantire da sola la forza necessaria per fronteggiare la “colonizzazione” della Rete da parte degli interessi delle corporation (softwarehouse, telecom, industria culturale, ecc) e le velleità di controllo dei governi. A pochi mesi dall’irruzione delle nuove generazioni di computer “contaminati” dalle tecnologie del Trusted Computing, difendere la privacy (e preservare lo spazio di Internet in quanto bene comune, aggiungerei ancora) è un’impresa che ha qualche possibilità di riuscita solo se ad appoggiarla saranno le lotte di milioni di utenti. Condivido pienamente la tesi, ma devo purtroppo aggiungere che la velocità con cui i “poteri forti” del mondo intero stanno procedendo alla trasformazione della Rete in una versione digitale dei vecchi media “broadcast” mi sembra decisamente superiore a quella della presa di coscienza dei propri interessi e bisogni da parte della massa degli utenti-consumatori. L’ottimismo della volontà impone di non rinunciare alla lotta, ma il pessimismo della ragione tinge di nero l’orizzonte (almeno a breve-medio termine).


Puoi commentare, o fare un trackback dal tuo sito.



Commenti ( ) I media mainstream ci danno la patente?

A quanto pare, la linea di confine fra giornalisti patentati e blogger si è definitivamente dissolta. Almeno a giudicare dalla notizia rimbalzata su alcune testate online americane e rilanciata oggi da “Punto Informatico”: il blog aggregator BlogBurst ha raggiunto un accordo con quattro testate (fra cui il prestigioso Washington Post) che ripubblicheranno sulle proprie pagine servizi (su viaggi, tecnologia, cucina, culture femminili e cronache locali) già apparsi sui weblog più accreditati del network. Gli autori trarranno vantaggio dal “rilancio” del loro lavoro verso pubblici più larghi e da una quota sugli eventuali annunci pubblicitari. Un’ulteriore conferma, se ancora ve ne fosse bisogno, che nell’era del giornalismo multimediale la contrapposizione fra giornalisti di professione e blogger è un residuo ideologico della “fase infantile” di questo strumento di comunicazione (senza nulla togliere all’attività “espressiva” della maggioranza di blogger che non usa il mezzo per fare informazione)


Puoi commentare, o fare un trackback dal tuo sito.



Commenti ( 1 ) E ora attenti ai DiSossati…

Vittoria di strettissima misura: calcisticamente parlando, si potrebbe dire che l’Unione ha battuto la Casa delle Libertà al quinto minuto di recupero, e solo grazie a un clamoroso autogol (con ovvia allusione all’orrenda legge elettorale, ritortasi contro chi l’aveva confezionata all’ultimo momento per scippare la vittoria a un avversario di cui si era evidentemente sopravalutato il vantaggio). Detto questo, ciò che conta (o che almeno dovrebbe contare) è il dato di fatto: siamo riusciti a mandare a casa, in barba allo strapotere mediatico messo al servizio della più sfrenata demagogia populista, quel despota da operetta che il Wall Street Journal ha opportunamente battezzato Don C…

Perché “dovrebbe” contare? Perché nei dibattiti e commenti della scorsa notte già aleggiava una sgradevole puzza di “inciucio”: l’Italia è spaccata, dobbiamo riunirla, bisognerebbe che sui gravi problemi del Paese si profilassero accordi bipartizan e via sviolinando seranate alle orecchie del “centro moderato”. Protagonisti di queste “aperture”, alcuni esponenti DS che sembrano interpretare la sigla del proprio partito come acronimo di disossati. Spetterà a noi “coglioni patentati” tenere gli occhi aperti per imporre che vengano appagate le nostre aspettative in materia di ridisegno del welfare e lotta al precariato, soluzione definitiva e radicale del conflitto d’interesse, riforma della scuola e dell’università, rilancio dell’innovazione come presupposto di una vera ripresa economica e (sul fronte che più preme ai cittadini della Rete, ancorché colpevolmente ignorato dal programma elettorale) fine delle crociate sul copyright, tutela della privacy e delle libertà digitali, lotta al digital divide. Li abbiamo votati per questo e ora dobbiamo incalzarli


Puoi commentare, o fare un trackback dal tuo sito.



Commenti ( 3 ) Coglioni d’Italia unitevi

Ricevo il seguente sms da un amico: “Ciao coglione! manda un messaggio come questo a tutti i coglioni che conosci che non voteranno Berlusconi. Resistiamo, fra poco sarà tutto finito!”. Ne conosco troppi per proseguire la catena via sms, quindi preferisco rilanciare l’invito attraverso il blog….


Puoi commentare, o fare un trackback dal tuo sito.



Commenti ( ) L’esempio di New Orleans

La municipalità di New Orleans lancia una sfida alle leggi federali che, per proteggere la “libertà” di concorrenza (leggi gli interessi dei grandi gestori di rete), vietano lo sviluppo di servizi a banda larga a gestione pubblica. L’amministrazione della città devastata da un uragano si rifiuta infatti di dismettere la rete di connessioni wi-fi (liberamente accessibile a tutti i cittadini dotati di tecnologie ad hoc) che era stata attivata nei mesi scorsi, onde garantire la possibilità di connettersi ad Internet anche dopo le devastazioni climatiche che avevano “cancellato” le vecchie infrastrutture. Le telecom americane parlano di lesa maestà del libero mercato e annunciano che chiederanno al giudice di imporre la riduzione di velocità della rete, dagli attuali 512 kbps a 128. Come dire: la banda larga è cosa nostra. Una significativa anticipazione del destino che ci aspetta se passerà il tentativo di sovvertire il principio di neutralità della rete di cui ci siamo già più volte occupati . E una ragione di più per prepararci a premere sul futuro governo affinché adotti la prospettiva della connessione a Internet come servizio universale capace di garantire a tutti il diritto di accesso.


Puoi commentare, o fare un trackback dal tuo sito.