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Effetto Albemuth

Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete

Commenti ( ) Dubbi pre elettorali

Rilanciando un interrogativo già espresso da Beppe Caravita, un articolo di Pier Luigi Tolardo apparso oggi sulle pagine di “Zeusnews” si chiede se “l’Unione è per la galera”. Le voci che rimbalzano dall’interno dello schieramento di centrosinistra - con le debite eccezioni di Verdi - vedi il wiki sul programma -, Rifondazione e Radicali sono tutt’altro che rassicuranti: l’intenzione maggioritaria (in caso di vittoria elettorale) sembra infatti quella di non mettere mano alla famigerata legge Urbani, lasciando che uno dei più illiberali provvedimenti del centrodestra (tutti pirati, senza fare nessuna distinzione fra download illegale a fini di uso privato e “vera” pirateria digitale) continui a mietere vittime. Lo stesso Tolardo segnala la proposta avanzata da Carlo Gubitosa su “Peacelink”: perché non fondare un Partito Europeo dei Pirati, seguendo l’esempio di una recente iniziativa svedese? Forse non è il caso di frantumare ulteriormente il composito fronte del centrosinistra, ma non c’è dubbio che se - mandato a casa il governo Berlusconi - ci si dovesse trovare di fronte alla versione “di sinistra” delle medesime scelte forcaiole in materia di libertà e democrazia digitali, verrà inevitabilmente il momento della “secessione” politico-culturale di tutti coloro che non condividono il progetto di mettere la museruola alla Rete.


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Commenti ( ) Ma la mano invisibile non basta

Senza finanziamento pubblico niente ricerca, senza ricerca niente innovazione, senza innovazione niente competitività: questo, in parole povere, il succo del post con cui l’amico Fuggetta torna sul problema della relazione fra sviluppo economico e innovazione tecnologica, citando, sulle pagine del suo blog , un libro di cinque studiosi del MITche dimostra il ruolo strategico dello stato nell’economia americana. Tanto per smentire le “chiacchiere da bar” con cui un certo liberismo di accatto made in Italy pretende di alimentare improbabili ricette per uscire dalla crisi.


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Commenti ( ) Addio all’innovazione

Le vendite legali di musica liquida triplicano in un anno? Ai discografici non basta. Riuniti a Cannes per il Midem, i manager delle major gridano allo scandalo contro la legge francese che “minaccia” di sancire la libertà di copia privata e di differenziare le sanzioni per le violazioni di copyright in relazione al contesto (uso privato o fine di lucro). Un boss della EMI, come segnala oggi Punto Informatico , avrebbe addirittura parlato in merito di “furto legalizzato”. Ma in America fanno anche peggio, sostenendo il famigerato Digital Content Protection Act, una bozza di legge in discussione al Senato che mira a imporre ai produttori di radio e tv digitali l’obbligo di commercializzare solo apparecchi dotati di dispositivi hardware anticopia. Se la legge fosse stata in vigore trent’anni fa, i videoregistratori sarebbero stati vietati. In pratica, siamo di fronte a un vero e proprio tentativo di istaturare un regime di “proibizionismo tecnologico” che segnerebbe la fine dell’innovazione.


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Commenti ( 2 ) Programma elettorale e innovazione: portate il vostro mattone

Lodevole iniziativa dei Verdi in materia di programmi elettorali relativi all’innovazione tecnologica: attraverso la pagina Wiki Sapere Libera Tutti , tutti gli interessati a portare un contributo alla definizione del programma potranno, dopo aver preso visione il documento che compare sulla home page, inserire le proprie proposte utilizzando lo strumento edit (è richiesto solo di loggarsi prima di fare l’operazione). Chi dissente dal documento su questioni di fondo è invitato a usare lo strumento discussione prima di pubblicare modifiche.


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Commenti ( 1 ) E chi si fida?

Attenti alle marche e ai modelli di computer che inalberano lo slogan Trusted Computing: come spiega oggi Punto Informatico si tratta perlopiù di macchine che incorporano un chippino che consente a chi le ha prodotte di mantenere il controllo (da esercitare in collaborazione con softwarehouse e industria culturale) sull’uso che ne faranno gli acquirenti. L’articolo rinvia ad altre pagine in cui vengono indicati i PC “a rischio”, ma il vero punto è, purtroppo, quanto tempo passerà prima che divenga impossibile trovare prodotti che non incorporino tecnologie di questo tipo.


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Commenti ( ) Gerarchie dure a morire

Da decenni si discute in merito alla presunta obsolescenza dell’organizzazione gerarchica dell’impresa fordista, tuttavia, in barba al proliferare di studi accademici in cui docenti e studiosi di management e organizzazione aziendale celebrano i fasti delle nuove strutture - orizzontali, fondate sull’autonomia responsabile di gruppi e singoli, flessibili, ecc - dell’impresa a rete, strutture assai più adatte ad accrescere la produttività dei lavoratori della conoscenza, la verità è che molte grandi corporation non sembrano affatto avere compiuto una “rivoluzione organizzativa”, al punto che i loro attuali organigrammi somigliano in modo impressionante a quelli di mezzo secolo fa. Questa, almeno, è la tesi di fondo dell’articolo con cui l’Economist introduce un ampio dossier sul tema “The new organization”. Devo la segnalazione della pagina agli amici del blog sa_la (trovate il link qui di fianco, nel blogroll).


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Commenti ( 2 ) Teen ager a rischio?

Un articolo del Washington Post lancia un grido di allarme sui rischi cui migliaia di studenti americani si esporrebbero postando informazioni “irresponsabili” sui loro blog. Il pezzo cita una lunga serie di esperienze negative (dalle molestie sessuali online e offline, all’espulsione dal proprio college, alla mancata assunzione da parte di qualche impresa privata) che hanno visto come protagonisti i ragazzi che, sull’onda di una moda dilagante, aprono i loro diari online o partecipano attivamente alle pratiche di social networking sfruttando i servizi di siti come Facebook oppure Xanga o ancora MySpace. Sentendosi erroneamente protetti da un’immaginario confine comunitario (mentre in realtà chiunque, non solo amici e i coetanei, può accedere a queste pagine) i miniblogger postano informazioni private, foto che li ritraggono in atteggiamenti “osé”, insulti e minacce contro professori, ecc, per poi ritrovarsi nei guai. A quanto pare il problema si è fatto talmente serio da indurre alcune scuole e università a vietare l’accesso ai siti incriminati attraverso i propri server. Censura o prudenza? La parola ai giovani blogger nostrani.


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Commenti ( ) GPLv3: avviata la consultazione

La General Public License è arrivata alla versione numero tre. Il nuovo testo, già consultabile sul sito della Free Software Foundation, è ora oggetto di discussione pubblica, in modo che tutti gli interessati possano proporre varianti o aggiunte. Per chi incontri difficoltà nel decifrare il complicato linguaggio tecnico-legale in cui è formulato il documento, è possibile usufruire di un dettagliato elenco esplicativo delle modificazioni apportate alle prewcedenti versioni.


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Commenti ( ) La resistenza produce effetti

Era troppo bello per essere vero: la legalizzazione del p2p che sembrava essere passata con un colpo di mano notturno al Parlamento francese è rientrata. E tuttavia la resistenza politica e culturale contro le follie giuridiche partorite dai crociati del copyright inizia ugualmente a produrre effetti in varie parti del mondo. A partire dalla stessa Francia, dove, secondo un articolo pubblicato oggi da Punto Informatico, sembra stia comunque maturando un interessante provvedimento legislativo (libertà di copia privata, ingiunzione a produttori e distributori di contenuti di rendere meno invasive le proprie tecnologie DRM, netta distinzione fra infrazioni per uso personale e infrazioni a fini di lucro alle leggi sul copyright, con consistente ridimensionamento delle sanzioni a carico delle prime). E ancora in America, dove un rivolo continuo di dollari sta affluendo nelle tasche di mamma Patti Shapiro (la madre che si oppone alle vessazioni giuridiche della RIAA - nella foto sotto) grazie a siti come P2Pnet dedicati alla raccolta fondi per la sua difesa. Infine in Svezia, dove il Piratpartiet di cui abbiamo già accennato, sembra qualcosa di più interessante di una scherzosa provocazione, come era stata presentata nei giorni scorsi da alcuni siti nostrani. Per rendersene conto basta andare a leggere gli interventi del fondatore Rickard Falkvinge su due siti svedesi di lingua inglese: il blog Battleangel, e la webzine The Local. pattishapiro.jpg


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Commenti ( ) Pirati di tutta la Svezia unitevi

Basta con le leggi caspestro che criminalizzano i consumatori e limitano il libero scambio di conoscenze e informazioni in Rete: un gruppo di smanettoni svedesi ha deciso che è arrivato il momento di scendere in campo per contrastare con tutti i mezzi, compresi quelli della politica istituzionale (finora saldamente controllati dalle lobby di softwarehouse e industria culturale), e ha fondato il Piratpartiet  che, come leggiamo su un articolo pubblicato ieri da “Punto informatico”, si propone di partecipare alle prossime elezioni politiche, con l’obiettivo di superare lo sbarramento del 4% e ottenere almeno un seggio nel Parlamento svedese. Per riuscire nell’impresa occorrono poco più di 200.000 voti. Che ci riescano o meno si spera che l’inziativa contribuisca a smuovere le acque e a far capire al popolo di Internet (tradizionalmente restio all’impegno politico diretto) che le campagne di sensibilizzazione online non bastano da sole a invertire la tendenza. Un consiglio agli amici svedesi: non sarebbe male sviluppare un’edizione inglese del sito, visto che non siamo in molti a conoscere lo svedese…


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