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Effetto Albemuth

Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete

Commenti ( 1 ) Manifesto per l’innovazione

Fronteggiare il grave ritardo italiano nel settore strategico dello sviluppo di nuovi prodotti software prima che sia troppo tardi: questo l’appello di un documento lanciato da Alfonso Fuggetta e sottoscritto da una trentina di altri docenti di vari atenei italiani. Si tratta di un vero e proprio “manifesto” per l’innovazione che verrà discusso il 19 Gennaio prossimo a Roma (l’invito per partecipare all’incontro è scaricabile dal sito di Fuggetta)


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Commenti ( ) Donne e uomini in Rete

Da Pew Internet Project arriva una ricerca dal titolo “How Women and Men Use the Internet”, liberamente scaricabile dal sito della nota scoietà di ricerca. Qualche anticipazione sui contenuti è apparsa oggi su “Punto Informatico”, ma non avendo ancora avuto il tempo di leggere le cinquanta pagine del report rimando ai prossimi gg eventuali commenti.


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Commenti ( ) p2p alla francese?

Clima natalizio e poche notizie, fra le quali spicca l’improbabile annuncio di legalizzazione del p2p (limitatamente allo scambio di file per uso personale e previo esborso di un modesto balzello a favore dei detentori di diritti) da parte della Francia. Ho scritto improbabile, non perché la notizia sia falsa, ma perché dagli articoli che l’hanno data (fra cui quelli apparsi sui siti di Repubblica e Punto Informatico) apprendo che si tratta di un emendamento approvato a tarda notte e alla presenza di soli 58 votanti su 577. Considerato che il provvedimento deve ancora passare al vaglio del Senato, e considerato soprattutto che ha già suscitato un vespaio di critiche da parte dei lobbisti dell’industria culturale, mi pare altamente improbabile che la cosa possa andare in porto.


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Commenti ( 11 ) Blog, commenti e linguaggio

Segnalo l’iniziativa di tre blogger che lanciano un manifesto per la “difesa del linguaggio dei commenti dei blog dall’invasione degli sms”. In buona sostanza, si tratta di un grido di dolore per il proliferare dei commenti scritti “in stile SMS” (Chiara diventa Kiara, Massimo, maXimo, perché Xké). “Nessuno vi fà pagare se in un post o in un commento invece che 150 caratteri ne scrivete 600″ si lamentano i promotori dell’inizativa, che invitano tutti coloro che ne condividono lo spirito a inserire un banner sul proprio sito (per farlo, basta copiare e incollare il codice pubblicato sulla loro pagina nella pagina di impostazione del proprio blog). Personalmente non ho ritenuto opportuno farlo. Non perché non condivida l’irritazione nei confronti del gergo adolescenzial-digitale di certi testi (gergo che ritrovo spesso anche nelle prove scritte dei miei studenti-per tacere dei loro blog - vedi i link a sinistra), ma perchè penso che tale irritazione nasca da un condizionamento “genetico” di tipo generazionale (ho i miei anni) e cultural professionale (sono giornalista e docente universitario) cui non credo sia giusto arrendermi incondizionatamente. Le trasformazioni tecnologiche, sociali e culturali associate all’evoluzione dei media impattano inevitabilmente sul linguaggio e non credo che le crociate ideologiche servano granché per impedirlo. Detto questo, lascio la parola (se vorranno prenderla) ai miei studenti perchè eventualmente ci spieghino perché riescono a eprimersi meglio attraverso il gergo….


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Commenti ( 9 ) I “pacchi” di UPS

Cari lettori di “Effetto Albemuth”
Dismetto i panni di giornalista e blogger per indossare quelli del consumatore buggerato. Come forse saprete, Palm è una delle tante società hi tech che scommettono sulla vendita online dei propri prodotti, per cui, dopo aver cercato a lungo e inutilmente un negozio in cui acquistare una tastierina wireless per palmare, mi sono rassegnato ad effettuare l’acquisto tramite Internet. Perché rassegnato? Un vecchio frequentatore della Rete non dovrebbe avere superato da tempo i tremori relativi ai rischi (presunti o reali) degli acquisti online? Sì, ma un conto è scaricare software, altro conto è ordinare prodotti hardware: fra l’ordine e la consegna ci sono di mezzo i corrieri e i loro “pacchi” (intesi qui in senso metaforico e non letterale)…
Faccio dunque il mio bravo ordine, il servizio clienti di Palm mi conferma che la tastiera è partita tramite
corriere UPS (dall’Irlanda, come verrò poi a sapere) il 5 dicembre e poi…silenzio. Attribuisco il ritardo all’intasamento natalizio e non mi preoccupo più di tanto: benché debba assentarmi da Milano dal 13 al 15 dicembre, all’indirizzo che ho indicato nell’ordine al mattino c’è la portinaia e nel pomeriggio può rispondere al citofono l’amico con cui divido lo studio…Ma al ritorno, il mattino del 16 dicembre, mi accoglie il “pacco” (non quello che aspettavo, purtroppo): trovo una cartolina targata UPS Milano che allude a un (presunto) tentativo di consegnare il pacco in data 6 Dicembre (improbabile, visto che ero ancora Milano) e annuncia che il 14 il pacco verrà rispedito al mittente in Irlanda (il 14! quando la cartolina non può essere arrivata prima del 13, visto che il 12 sera, prima di partire, ho controllato personalmente la cassetta delle lettere, o addirittura, per quel che ne so, il 14 stesso o, ancora più beffardamente, il 15…). Imbufalito, chiamo il numero verde di UPS, per sentirmi candidamente rispondere da un’operatrice che “l’autista ha comunicato che al numero 18 di Viale Lombardia il mio nominativo non risultava”…
Visto che, come ogni lettore che abiti a Milano da quelle parti può verificare, il mio nome campeggia visibilissimo sui citofoni di quel numero civico, ho la conferma definitiva di quanto sospettavo: nessun reale tentativo di consegnare la merce è stato effettuato, e i signori di UPS si sono limitati a inviarmi direttamente (in ritardo!) la cartolina per invitarmi a ritirare il pacco presso il loro magazzino. Dimenticavo: l’operatrice mi ha chiesto se intendevo sporgere formale reclamo e, alla mia risposta affermativa, ha risposto che mi avrebbe fatto telefonare al più presto, naturalmente non ho ricevuto alcuna chiamata. Per concludere: cari amici consumatori, prima di ordinare hardware online, controllate attentamente a chi verrà affidato l’incarico di consegnare la merce e poi pensateci su due volte…
Attendo commenti da parte di chi abbia avuto analoghe esperienze (ho ragione di ritenere non siano pochi…)


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Commenti ( ) Il grande fratello targato Ue

Il Parlamento Europeo, come largamente previsto, ha dunque finito per approvare la contestata normativa sulla data retention che consente ai singoli stati dell’Unione di conservare (per una durata da sei mesi a due anni, fatta salva la possibilità di ulteriori deroghe) i dati relativi alle comunicazioni telefoniche e via Internet (i dati non riguardano i contenuti delle comunicazioni bensì fonti e destinazioni delle comunciazioni stesse, oltre a ora, durata e ubicazione geografica). Nelle more di un clima politico condizionato dalle esigenze della “guerra al terrorismo”, si sono inoltre persi, come sottolinea oggi un articolo di “Punto Informatico” una serie di “paletti” che avrebbero potuto rendere meno pesanti gli effetti del provvedimento. Sul fronte economico, operatori telefonici e provider hanno visto sparire qualsiasi opportunità di ottenere un almeno parziale rimborso dei pesanti costi che saranno costretti a sopportare per gestire i database dei dati e garantirne la sicurezza; su quello, ben più grave, della privacy è caduto ogni discrimine relativo al reato: ai dati sarà possibile accedere non solo per indagini sul terrorismo ma anche per combattere la “pirateria digitale”. Una ennesima conferma della crescente tendenza alla “militarizzazione” dei conflitti sociali e culturali intorno ai temi della proprietà intellettuale.


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Commenti ( 1 ) L’harakiri di Sony BMG

Pur di non arretrare di un passo sulla linea dura in materia di controllo sui comportamenti dei consumatori, Sony BMG sembra disposta a fare un vero e proprio harakiri sul piano dell’immagine. Come descrivere altrimenti la decisione di non ritirare sei milioni di Cd che incorporano una tecnologia DRM che gli addetti ai lavori valutano come estremamente dannosa per i consumatori (in quanto mette a rischio la sicurezza dei sistemi in cui si installa all’insaputa dell’utente)? Venendo a seguito di un’analogo “incidente” (ma nella precedente occasione Sony aveva deciso di ritirare i prodotti “incriminati”), la vicenda sta a quanto pare provocando un crollo di vendite. Al punto che, come segnala l’autorevole blog americano Boing Boing, alcuni artisti implicati nella vicenda hanno reagito attivando canali di vendita diretta ai propri fan.


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Commenti ( 3 ) Wiki, la difficile utopia

Difficile utopia quella associata alla tecnologia Wiki, il software open source che favorisce la creazione cooperativa di testi in Rete, ampiamente utilizzato da mediattivisti, blogger e sostenitori di vari progetti di condivisione delle conoscenze, ma conosciuto soprattutto per la sua utilizzazione da parte del grandioso progetto Wikipedia, l’enciclopedia online gestita da centinaia di migliaia di collaboratori volontari. Difficile perchè fondata su un dispositivo di apertura totale a collaboratori anonimi che, da un lato, ha offerto significative conferme del potenziale dell’intelligenza collettiva generata da Internet, dall’altro ha evidenziato come i meccanismi di “certificazione di qualità” - messi in atto tanto dagli automatismi del software quanto dal lavoro di verifica e controllo delle comunità di progetto -, non siano sufficienti a proteggere il “bene comune” delle conoscenze generate collettivamente dal sistematico sabotaggio di alcuni idioti. La scorsa estate avevo segnalato il fallimento di un esperimento del Los Angeles Time, costretto a chiudere una pagina Wiki affidata all’autogestione dai lettori a causa degli attacchi di alcuni personaggi che “sporcavano” in vario modo i testi collettivi. Oggi assistiamo a un caso ancora più significativo: è la stessa Wikipedia ad annunciare che non saranno più consentiti contributi anonimi dopo il grave caso delle sistematiche diffamazioni a carico di un funzionario di stato americano ai tempi dell’amministrazione Kennedy, sfuggite al controllo dei seicento volontari incaricati di verificare l’attendibilità delle modifiche quotidanamente apportate alle voci dell’enciclopedia.


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Commenti ( 1 ) Val di Susa militarizzata

Ampiamente prevedibile, e da giorni preparato con una martellante campagna di stampa contro le “commistioni fra legittima protesta e spinte sovversive”, è scattato la notte scorsa il blitz delle forze dell’ordine contro i militanti del movimento No Tav della Val di Susa . Più della brutalità dell’intervento, documentata dai materiali pubblicati su vari siti, fra cui quello di Repubblica irrita la debole reazione di una sinistra impegnata a spolverare il doppiopetto per accreditarsi agli occhi dell’elettorato moderato in vista delle prossime elezioni politiche. Un doppiopetto su cui rilucono medaglie come la recente apertura di Fassino al progetto del ponte sullo stretto di Messina, e le fanfare in favore della Tav in Val di Susa, assunta a emblema di progresso ignorando tutti i dubbi (vedi l’inchiesta pubblicata dal “Diario”) in merito alla sua reale utilità.


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Commenti ( ) Le mille vie del download

L’impresa di un hacker olandese di 17 anni, Robbie Groenewoudt, è la migliore dimostrazione che il tentativo di fermare il fenomeno del file sharing è paragonabile a quello di svuotare il mare con un cucchiaio: tappato un canale se ne aprono immediatamente altri mille. In buona sostanza, Robbie ha “hackerato” (impresa agevolata dalla politica di standard aperti della società di Mountain View) il servizio di posta di Google per trasformarlo in un network p2p che ha battezzato G2G Share (”Punto Informatico” rivela che il sistema consente di scambiare file di dimensioni fino a un massimo di 20 megabyte). Lo strepitoso successo dell’iniziativa è confermato dal fatto che il servizio risulta da qualche giorno inaccessibile per l’eccesso di richieste. Nel frattempo, mentre Google tace (per il momento nessuna contromisura è stata ancora annunciata), Robbie aggiorna il popolo della Rete sulle novità relative al progetto dalle pagine del suo blog.


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