Effetto Albemuth
Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete
Categoria: Segnalazioni. Inviato: Venerdì, 25 Novembre, 2005.
Non è un sogno, dopo l’ annuncio dell’apertura dei formati di Office, e dopo il rilascio di licenze non dissimili dalla GPL nel quadro della Shared Source Initiative, arriva ora l’intervista rilasciata oggi da Umberto Paolucci, senior chairman di Microsoft EMEA e vicepresident di Microsoft Corporation, a “Punto Informatico”. Ricordate le invettive contro le tecnologie open source, definite “comuniste” e intollerabili minacce all’American Way of Life? Qui non troverete più nulla di tutto ciò, ma , al contrario cavallereschi riconoscimenti al software libero come valido competitor e, soprattutto, come modello di economia cooperativa (”vediamo l’esistenza, ma anche la bellezza, della filosofia di sviluppo collettivo”). Alcuni sostengono che si tratta di manovre tattiche, per rimediare agli effetti controproducenti di certe campagne del recente passato e per venire incontro alle esigenze delle Pubbliche Amministrazioni, che si sono dimostrate molto sensibili ai vantaggi degli standard aperti. Personalmente non sono di questo parere: credo piuttosto che, sia pure con la consueta lentezza (ricordate quanto ci avevano messo a capire l’importanza di Internet per il mercato del software?) il pachiderma di Redmond si sia reso conto della direzione in cui tira il vento e abbia iniziato a rettificare la propria strategia. Il che vuol dire che toccherà fare i conti con loro ancora per molto, molto tempo…
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Categoria: Economia. Inviato: Venerdì, 25 Novembre, 2005.
Chi ha paura di Google? Tutti, risponde Kevin Kelleher in un articolo che elenca tutti i fronti che la società di Mountain View ha aperto lanciando in tempi brevissimi un’impressionante sequenza di nuovi servizi, entrando in concorrenza con softwarehouse (Microsoft), operatori di telecomunicazioni (da Comcast a Verizon), portali (AOL), siti di aste (eBay) e di e.commerce (Amazon). Difficile pensare che queta voracità non finisca per suscitare un “effetto Gozilla”, rendendo Google un po’ meno “simpatica” di quanto non sia finora stata a tutti i nerd che associavano il motore a un modello di business “alternativo” a quelli di vecchi e nuovi monopoli dell’ICT.
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Categoria: Tecnologia. Inviato: Venerdì, 25 Novembre, 2005.
In una lunga intervista a “Wired”, Negroponte spiega perché tutti i leader politici dei paesi in via di sviluppo ai quali ha illustrato il suo ormai celeberrimo progetto di dotare milioni di bambini poveri di un computer “a manovella” da cento dollari si sono dimostrati entusiasti. Sappiamo che la “visionarietà” di Negroponte è stata spesso smentita dalla cruda realtà dei fatti, ma questa volta spero sinceramente che abbia colto nel segno: l’idea è davvero affascinante, soprattutto ove si tenga conto dell’intenzione di mettere a disposizione dei ragazzi il codice sorgente del software (ovviamente open source) per favorire la crescita di un’intera generazione di sviluppatori da mobilitare contro il sottosviluppo. Se funzionasse, significherebbe gettare le basi per una globalizzazione fondata sull’economia del dono invece che sull’economia dell’accesso.
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Categoria: Generale, Segnalazioni. Inviato: Martedì, 22 Novembre, 2005.
Il fosforo non è (più) un’arma chimica? Evidentemente il Pentagono ci ha ripensato, perché quando lo usava Saddam i generali Usa erano di tutt’altro avviso. A segnalare l’incongruenza (per usare un eufemismo) è il blog Treviso New York Nietzsche, citando documenti apparsi su Daily Kos e Think Progress.
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Categoria: Copyright. Inviato: Martedì, 22 Novembre, 2005.
Il colosso di Redmond sembra sempre più decisamente impegnato a raccogliere la sfida culturale e politica che gli arriva dal mondo open source. Così, dopo il recente annuncio del rilascio di una serie di licenze “simil GPL” nell’ambito della Shared Source Initiative, arrivano ora indiscrezioni relative a una possibile nuova, clamorosa decisione: Microsoft starebbe per aprire i formati di Office, una decisione che aprirebbe una nuova era nella storia della guerra iniziata più di trent’anni fa fra il giovane Bill Gates e la comunità hacker dello Homebrew Computer Club.
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Categoria: Copyright. Inviato: Martedì, 22 Novembre, 2005.
Dopo il crollo d’immagine arrivano le grane legali: come segnala il “New York Times, negli Stati Uniti sono appena partite due azioni legali, promosse rispettivamente dalla Electronic Frontier Foundation e dal procuratore generale dello stato del Texas contro Sony BMG. L’oggetto del contendere è l’incredibile vicenda che ha visto la major discografica inserire in più di cinquanta CD musicali del software anticopia che non solo si autoistallava nei computer all’insaputa degli utenti, ma esponeva questi ultimi a gravi rischi di sicurezza. Ma c’è chi ha la faccia tosta di sostenere che il comportamento di Sony è stato del tutto normale e legittimo: si tratta, guarda caso, del presidente della RIAA (la grifagna associazione dei discografici americani) Cary Sherman. Ampi stralci delle spudorate dichiarazioni di Sherman sono riportate su “Punto Informatico”, che le riprende dalle pagine di un blog. Leggere per credere.
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Categoria: Politica. Inviato: Venerdì, 18 Novembre, 2005.

Nella pagina web in cui campeggia l’immagine qui sopra riprodotta, la Electronic Frountier Foundation offre ai blogger la possibilità di accedere a una preziosa guida dei rischi legali, con relativi consigli su come affrontarli. Nella stessa pagina vengono rilanciati i seguenti cinque diritti fondamentali per la cui tutela la EFF si impegna a lottare: 1) i blogger devono poter godere degli stessi diritti dei giornalisti professionisti, 2) i blogger devono godere della libertà di parola senza essere continuamente esposti a minacce legali relative a copyright, diffamazione, ecc, 3) i blogger non devono essere sottoposti a limitazioni di sorta nell’esprimere le proprie opinioni politiche, 4) i blogger devono conservare il diritto di restare anonimi, 5) i blogger non devono essere chiamati a rispondere delle opinioni altrui eventualmente ospitate sui loro siti
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Categoria: Tecnologia. Inviato: Venerdì, 18 Novembre, 2005.
Vendere l’anima in cambio della comodità? E’ l’interrogativo che leggiamo fra le righe dell’articolo che Punto Informatico di oggi dedica al report “Internet of Things” presentato ieri a Tunisi dall’agenzia ONU, International Telecommunication Union. La “Internet delle cose” cui qui si allude è quella che dovrebbe nascere dall’interconnessione di miliardi di macchine e dispostivi di ogni sorta (dalle automobili ai freezer) per creare nuovi servizi che ci renderanno la vita sempre più facile. Ma succederà davvero? Non ho dubbi che, come leggiamo sul blog di Alfonso Fuggetta che riporta un ampio stralcio da un articolo della Harvard Business Review, l’intera produzione industriale si stia rapidamente “terziarizzando”, nel senso che a importare saranno sempre meno gli oggetti-prodotto e sempre più i servizi-prodotto (leggi il software incorporato negli oggetti e la loro messa in rete). Al tempo stesso, trovo insopportabile la supponenza con cui i vari “mercanti di futuro” (anche se targati ONU) ci vendono scenari dati per ineluttabili, dando per scontato che saranno società e cultura a doversi adattare alla tecnologia e non viceversa. Ma soprattutto passando del tutto sotto silenzio gli “effetti collaterali” cui andremmo incontro se le loro previsioni di avverassero: senza alimentare paranoie da “guerra delle macchine” (più adatte al cinema: rammentate “Terminator” e “Matrix”?), basta ricordare, come fa il già citato articolo di “Punto Informatico”, che l’informatica pervasiva annunciata nel report porterebbe inevitabilmente con sé gravissimi problemi di privacy, controllo politico, tracciamento di gusti e abitudini, ecc.
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Categoria: Copyright. Inviato: Sabato, 12 Novembre, 2005.
Il Bureau européen des unions des consommateurs, un’organizzazione europea che riunisce varie associazioni di consumatori, ha lanciato una campagna per i diritti digitali dei consumatori allo scopo di restituire ai cittadini europei, bombardati da migliaia di messaggi relativi a quello che non possono fare, piena consapevolezza di quello che possono fare con i loro contenuti digitali. Aderendo alla campagna, il sito dell’associazione Altroconsumo pubblica il video di un’intervista al gruppo Elio e le Storie Tese che sostengono a loro volta l’iniziativa.
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Categoria: Politica. Inviato: Martedì, 8 Novembre, 2005.
Niente battaglia fra Usa e Resto del mondo per il controllo su Internet? Kofi Annan spegne la miccia che minacciava di infiammare l’imminente World Summit on the Information Society (WSIS) dichiarando che l’ONU non ha la minima intenzione di sostituirsi all’ICANN nella gestione dei nomi di dominio. Il passo indietro del Segretario Generale della Nazioni Unite rende meno credibile la prospettiva di una contestazione dell’egemonia americana, prospettiva che sembrava farsi più concreta dopo la recente presa di posizione europea a sostegno delle richieste di democratizzazione della governance di Internet da parte dei Paesi in via di sviluppo. Il sia pur timido “assalto all’Impero” è rinviato a data da destinarsi…
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