Effetto Albemuth
Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete
Categoria: Tecnologia. Inviato: Lunedì, 31 Ottobre, 2005.
Tutto quello che volete sapere sulle prospettive di mercato del software open source: segnalo, con qualche ritardo sulla data di pubblicazione (che risale a 3 ottobre scorso) un ampio e documentato dossier che Business Week dedica all’argomento (si parla di tecnologie, start up, investimenti e altro)
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Categoria: Blogosfera. Inviato: Mercoledì, 26 Ottobre, 2005.
Alla Corporate America i blogger non piacciono: fanno perdere tempo ai dipendenti che li leggono o postano commenti, ma soprattutto rischiano di funzionare come collettori di notizie riservate che sfuggono al controllo aziendale per colpa dei lavoratori troppo curiosi e “chiacchieroni”. Questi, secondo un articolo di “Wired”, i motivi per cui sempre più imprese applicano filtri che impediscono ai dipendenti di accedere a qualsiasi sito che contenga la parola blog nell’URL.
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Categoria: Copyright. Inviato: Mercoledì, 26 Ottobre, 2005.
Mentre cresce la pressione legale nei confrontri di Google da parte degli editori - decisi a contrastare in nome del copyright il progetto del motore d’ inserire nei suoi data base la totalità dello scibile umano trasferendolo dalla carta ai bit - alcuni autori rompono il fronte, vedendo nel trasferimento on line e nella libera consultabilità del contenuto delle proprie opere uno strumento per ottenere visibilità e riconoscimento, due obiettivi sempre più difficili da realizzare attraverso i canali tradizionali. Ne parla un articolo di “Wired”, nel quale si ricorda come che la linea difensiva di Google nei confronti degli editori si basa sull’offerta della possibilità di chiedere di essere esclusi (opt out) dal progetto. A questa strategia si oppone quella incarnata dal progetto della Open Content Alliance che si propone di costruire un data base costruito esclusivamente con i testi di autori ed editori che abbiano esplicitamente dichiarato (opt in) la propria disponibilità a digitalizzare e rendere “navigabili” i propri testi. La filosofia della Open Content Alliance ha già ottenuto il sostegno di Yahoo, cui si aggiunge, come segnala oggi il “New York Times”, Microsoft: anche il portale MSN si prepara infatti a rendere accessibili ai propri utenti i testi di tutti quei libri che autori ed editori metteranno volontariamente a disposizione del progetto. In ballo non ci sono solo l’ennesimo scontro giuridico-politico fra diritti delle proprietà intellettuale e principio del fair use, e la concorrenza fra tre colossi della Net Economy che scelgono diversi modelli di business; in ballo c’è anche e soprattutto lo scontro fra due concezioni della Rete: strumento di libero accesso alla conoscenza o moltiplicatore dei profitti dell’industria culturale? Nel modello di Google le due concezioni sembrano trovare margini di convivenza (i contenuti restano free mentre il motore realizza profitti grazie alla pubblicità), nel modello concorrente la messa a disposizione di un (limitato) numero di testi è l’esca per testare la possibilità di attivare un nuovo canale di distribuzione di contenuti a pagamento (”Microsoft”, leggiamo nel già citato articolo del NYT, “sta valutando con gli editori l’eventualità di offrire l’accesso a pagamento, per singole pagine o per capitoli, alle opere tutelate da copyright”).
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Categoria: Copyright. Inviato: Venerdì, 21 Ottobre, 2005.
Ascoltare parole di lode della Free Software Foundation nei confronti di Microsoft è evento a dir poco insolito. A far alzare in volo questa “rara avis” è stato l’annuncio, da parte della società di Redmond, della decisione di modificare la propria Shared Source Initiative (una strategia che ha consentito l’effettuazione di alcuni timidi esperimenti di “apertura” dei programmi targati Microsoft) al punto da varare una serie di licenze che ricordano da vicino il (finora) odiato modello (più volte definito “comunista” e “virale” da Ballmer e altri papaveri della megacorporation) della GPL. Tanto da vicino che, nel comunicato stampa della FSFE, si legge: “Microsoft continua a imitare ciò che altri prima di essa hanno elaborato. Come per le interfacce a finestre e Internet, Microsoft parte in ritardo ma sa recuperare in fretta”. Ciò detto, e precisato che il movimento del free software avrebbe preferito che Microsoft adottasse direttamente la GPL invece di “clonarla” (ma forse era pretendere troppo…), il comunicato prosegue ammettendo che, almeno in questo caso, il “furto” è quanto mai incoraggiato e gradito dai “derubati”…
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Categoria: Copyright. Inviato: Venerdì, 14 Ottobre, 2005.
La denuncia di ALCEI, relativa al fax con cui il segretario della Presidenza del Consiglio Mauro Masi ha sotterrato ogni ipotesi di revisione dell’attuale normativa sul diritto d’autore (e della quale ho riferito ieri ), sta scatenando dure reazioni. Un comunicato stampa dell’AIIP (Associazione italiana Internet Providers) che ho appena ricevuto sottolinea che la proposta del Comitato Consultivo per il Diritto di Autore affossata da Masi “avrebbe permesso ai fornitori di accesso ad Internet di contribuire alla sensibilizzazione degli utenti attraverso il cosiddetto notice, notice & take down, ovvero la possibilità, oggi preclusa, di invitare, in seguito alla segnalazione del titolare dei diritti, l’utente interessato a desistere da qualsiasi pratica di violazione del diritto d’autore”. In assenza di una depenalizzazione del reato di copia abusiva di opere e brani a uso privato, prosegue il comunicato, la pratica del “notice, notice & take down” resterà illegale “in quanto di ostacolo ad una eventuale azione penale”. Più drastico l’intervento del senatore verde Fiorello Cortiana (di cui riferisce ampiamente “Punto Informatico”) il quale, dopo avere stigmatizzato questa ennesima manifestazione di una linea governativa sbilanciata a favore degli interessi delle major, chiede le dimissioni di Masi, “in palese conflitto di interesse” in quanto ex supercommissario della Siae.
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Categoria: Generale, Polemiche. Inviato: Venerdì, 14 Ottobre, 2005.
Ma il Decreto Landolfi ha davvero liberalizzato il Wi-Fi sul nostro territorio nazionale, oppure si tratta dell’ennesima occasione sprecata? Il dibattito in corso da diversi giorni su “Punto Informatico” prosegue oggi con un intervento di Enrico Di Stefano.
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Categoria: Politica. Inviato: Venerdì, 14 Ottobre, 2005.
In vista del summit di Tunisi, in cui verrà fra l’altro sollevato il problema della internazionalizzazione della “governance”di Internet (oggi sotto controllo americano attraverso l’ICANN) il Governo Usa appare sempre più irritato dal “tradimento” europeo (la UE si è allineata ai paesi in via di sviluppo nel chiedere la fine dell’unilateralismo americano). Sugli ultimi sviluppi della vicenda riferisce oggi un articolo del “Washington Post”.
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Categoria: Blogosfera. Inviato: Giovedì, 13 Ottobre, 2005.
Approfondendo le suggestioni di una ricerca commissionata da AOL (secondo cui più della metà dei blogger s’imbarcano nell’impresa a scopi autoterapeutici), un articolo del Washington Post racconta una serie di storie che confermano questa ipotesi. In particolare, vengono presi in considerazione alcuni casi di blogger che hanno avviato la loro attività per reagire a traumi di vario genere (come la scoperta di gravi malattie proprie o dei loro cari) e vengono analizzate le catene di solidarietà e di reciproco sostegno che nascono fra persone provate da analoghe esperienze. I medici e gli psicologi intervistati dal quotidiano americano mettono tuttavia in guardia sui rischi ai quali si espongono i protagonisti di queste pratiche di “confessione online”: dal furto di identità, alla perdita del posto di lavoro (pericoloso lamentarsi del mobbing subito da qualche capo), all’aggressività verbale da parte di alcuni lettori che può ferire profondamente chi già si trova in stato di sofferenza psicologica. Ma l’aspetto più interessante dell’articolo è forse l’osservazione della sociologa della Rete Susan Barnes: “It seems that although we tell people that the Internet is a public space, people just don’t get it”. In altre parole, siamo di fronte all’ennesima prova che i media elettronici (non solo Internet: basti pensare al fenomeno della reality tv) stanno progressivamente cancellando la nostra percezione del confine che separa (o dovrebbe separare) spazio pubblico e spazio privato.
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Categoria: Politica. Inviato: Giovedì, 13 Ottobre, 2005.
A criminalizzare non si sbaglia mai: questa sembra essere la filosofia di un Governo che non ha mai perso occasione per ridurre con ogni mezzo, ma soprattutto attraverso provvedimenti legislativi “forcaioli”, gli spazi di libertà in Rete. A svelare l’ultima mossa in questa direzione è l’ALCEI (Associazione per la libertà nella comunicazione elettronica interattiva), denunciando sul proprio sito la decisione, che la Presidenza del Consiglio avrebbe appena preso, di smantellare una commissione istituita presso il ministero dei Beni Culturali allo scopo di mitigare gli effetti più discutibili della famigerata Legge Urbani. In particolare, era allo studio l’opportunità di rendere obbligatoria la querela di parte per perseguire le eventuali violazioni di copyright da parte degli utenti di reti p2p (attualmente la legge prevede che le violazioni vengano perseguite d’ufficio, risparmiando alle major la “fatica” di denunciare i singoli casi); opportunità che, secondo ALCEI (leggi anche l’articolo che “Punto informatico” dedica oggi al tema), il Governo avrebbe respinto in quanto “contraria alle tendenze internazionali” (leggi alla campagna repressiva globale orchestrata dall’industria culturale americana) in materia.
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Categoria: Copyright. Inviato: Martedì, 11 Ottobre, 2005.
Mentre i discografici americani cercano di convincere iTunes ad elevare al di sopra dei fatidici 0,99 dollari il prezzo del singolo file musicale (per recuperare a spese del consumatore parte della torta musicale che, a causa della loro miopia, si sono visti sottrarre da Apple), quelli giapponesi tentano un’altra via: stanno premendo sul loro governo perché imponga una tassa sulla vendita degli iPod e degli altri lettori portatili di file Mp3. Ovviamente questi soldi andrebbero a finire nelle loro tasche “per compensare gli artisti dei mancati introiti”. Inutile commentare.
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