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Effetto Albemuth

Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete

Commenti ( ) Rischio privacy: non solo terrorismo

Non è più il tempo delle mobilitazioni contro il decreto Grande Fratello . Gli attentati che colpiscono con continuità in Europa stanno progressivamente fiaccando la nostra capacità di opposizione all’inesorabile processo di “normalizzazione” che investe ormai la Rete, così, dopo le richieste del governo inglese in materia di data retention, prontamente sostenute dal presidente della Commissione Europea, Barroso, arriva l’italico decreto-legge antiterrorismo che fa rientrare dalla finestra quell’0bbligo di conservazione delle email che era uscito dalla porta un paio d’anni fa. Ma a rendere sempre più difficile la battaglia per la difesa della privacy non è solo il prevalere del tema della sicurezza su ogni altra considerazione. A pesare negativamente è anche l’evoluzione di una cultura della Rete in cui le esigenze di visibilità, o se si vuole la lotta per il riconoscimento, appaiono in netta crescita, inducendo molti a trascurare il costo che un eccesso di esposizione della propria immagine online può comportare in termini di privacy. A questo tema è dedicato un mio saggio che uscirà l’autunno prossimo su “Quaderno di Comunicazione”, la rivista del Corso di Scienze di Comunicazione dell’Università di Lecce, e che presento qui in anteprima nella sezione materiale. Con questo saluto i lettori augurando a tutti buone vacanze: riprenderò a postare i miei interventi a fine agosto.


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Commenti ( ) Newsgroup imbavagliati

Leggo su “Punto Informatico” una notizia che, malgrado tutto quello che abbiamo già dovuto digerire dai crociati del copyright, ha ancora il potere di scandalizzarmi. In Belgio è stato raggiunto un accordo fra la locale associazione dei provider e la IFPI (Federazione Internazionale dei Fonografici) che prevede la “chiusura” dei newsgroup dove circolano file musicali tutelati da copyright o anche solo link a materiali “proibiti”. Utenti e clienti, ricorda l’articolo, potranno aggirare il blocco dell’accesso ai newsgroup ricorrendo ad altri strumenti, come quelli messi a disposizione da Google, ma la gravità della faccenda è ugualmente enorme. Secondo i provider, si legge nell’articolo, il protocollo firmato con i discografici “dimostra che l’industria dell’accesso può risolvere importanti questioni volontariamente attraverso l’autoregolamentazione”. Ed è appunto qui che sta la gravità: le industrie americana ed europea non si accontentano più delle pessime leggi che le loro lobby impongono ai rispettivi governi ma, in nome dell’autoregolamentazione, assumono sempre più spesso decisioni che hanno di fatto valore di legge in quanto limitano la libertà dei cittadini (e la libertà di scambiare opinioni, notizie e informazioni attraverso i newsgroup non è solo una delle più antiche per gli utenti di Internet, è una concreta modalità di esercizio di quella libertà di espressione e di informazione che tutte le costituzioni democratiche grantiscono) . L’incubo di Robocop - il film di fantascienza che descriveva un futuro in cui saranno le multinazionali ad assumere direttamente il potere politico - è ora un po’ più vicino.


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Commenti ( 1 ) Pilotaggio mentale

L’idea secondo cui determinati stati mentali possono influire sul funzionamento di dispositivi tecnologici di varia natura non è certamente nuova: da un lato, affonda le radici in una moderna variante del pensiero magico (oggi la mia auto funziona male perché sono incazzato, o depresso) più diffusa di quanto non si sia generalmente disposti ad ammettere (scagli la prima pietra chi non ha mai avuto dubbi). Dall’altro si tratta di un topos dell’immaginario di generi letterari come la fantascienza e il fantasy. Meno noto il fatto che alcuni ricercatori scientifici abbiano preso molto sul serio l’ipotesi di una possibile relazione fra mente e macchine: al punto, come segnala un lungo articolo di “Wired News”, di procedere a una sua verifica sperimentale. A quanto pare, infatti, una equipe dell’Università di Princeton diretta dal fisico Robert Jahn sta lavorando da ben 26 anni per riuscire a misurare eventuali effetti della coscienza umana sul comportamento delle macchine. E gli effetti, ancorché quantitativamente limitati, pare esistano, nel senso che i tentativi di “pilotare” con la forza del pensiero determinati eventi meccanici hanno generato risultati statisticamente significativi. Altre equipe, non essendo riuscite a replicare gli esperimenti, mettono in discussione la validità scientifica del lavoro effettuato a Princeton ma, per quanto mi riguarda, confesso di sperare che tale lavoro trovi al contrario conferma (anche perché nessuno riuscirà a convincermi che il mio umore non abbia il minimo effetto sulle disavventure elettroniche che mi perseguitano in certe giornate…)


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Commenti ( ) Una vittoria immaginaria?

Intervenendo oggi su Punto Informatico, il coordinatore dell’osservatorio Nazionale ICT della Margherita, Paolo Zocchi, invita gli avversari della brevettabilità del software a non cantare vittoria per il recente voto con cui il Parlamento europeo ha respinto (a schiacciante maggioranza) la famigerata Direttiva sulla brevettabilità fortemente voluta dalla Commissione. L’assenza di legge, argomenta Zocchi, non mette la comunità del software open source al riparo dalle manovre dei colossi del software proprietario, i quali potranno continuare a contare sulle controverse decisioni dell’Ufficio Brevetti Europeo, per cui meglio sarebbe stato arrivare all’approvazione di una Direttiva modificata dai numerosi emendamenti proposti dai partiti del centrosinistra europeo. Non condivido questo parere per un motivo di fondo: la battaglia sugli emendamenti si è svolta in una cornice di trattativa fra forze politiche e lobby industriali il cui esito sarebbe comunque passato sopra la testa di un elettorato europeo che resta abissalmente distante dalle istituzioni comunitarie; esiste invece la possibilità che la secca battuta di arresto imposta dalla bocciatura integrale della Direttiva, sia pur con i limiti denunciati da Zocchi, obblighi in futuro i vertici europei a tenere maggior conto della galassia di culture, bisogni e interessi che si oppongono a vario titolo a decisioni ispirate da interessi oligopolistici


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Commenti ( ) Paradossi della banda larga

Un comunicato stampa del Ministero per l’innovazione e le tecnologie segnala con legittima soddisfazione i dati relativi alla diffusione delle connessioni a banda larga in Italia, evidenziando il balzo (da 300.000 a 5,6 milioni) compiuto dal 2001 ad oggi. La metà delle famiglie che utilizzano Internet (cifra che rappresenta il 19% delle famiglie italiane) usufruiscono ormai di una qualche forma di accesso alle “autostrade digitali”. Al tempo stesso, questi dati possono essere letti paradossalmente come un segno di grave spaccatura sociale nel tessuto culturale del Paese: le famiglie “cablate” (un quinto del totale) godono infatti di un formidabile vantaggio in termini di possibilità di acquisizione di conoscenze, e di opportunità economiche e professionali, nei confronti delle altre (ivi comprese quelle che possono usufruire solo di connessioni tradizionali). In altre parole, si apre una forbice di status incomparabilmente più ampia di quella cui ci aveva abituato la cultura dei “vecchi media” (quando tutti disponevano più o meno delle stesse fonti informative). Più che gioire per l’incremento di connessioni in cifra assoluta, mi sembra quindi il caso di insistere sull’urgenza di una riflessione politica in merito alla necessità di attribuire alle autostrade elettroniche la natura di servizio pubblico universale, oltre che ad accelerare l’impegno sul fronte dell’alfabetizzazione informatica degli strati sociali a rischio di digital divide


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Commenti ( 1 ) Il contraccolpo è arrivato

Parlando, qualche giorno fa, del prevedibile contraccolpo che gli attentati di Londra avrebbero inesorabilmente generato sul nostro diritto alla privacy, non immaginavo che la botta sarebbe arrivata in tempi tanto brevi. Bruciando sul tempo il “pacchetto sulla sicurezza” messo in cantiere dal nostro governo (finito sulle secche dei contrasti fra il ministro Pisanu e la Lega), ci ha pensato l’Europa a mettere tutti d’accordo con le proposte inglesi in materia di data retention. Come spiega un articolo di “Punto Informatico”, il presidente della Commissione, Barroso, ha infatti annunciato di essere pronto a far partire l’iter di una direttiva che imporrà a tutti i Paesi dell’Unione di dotarsi di strumenti legislativi che obblighino operatori e provider a registrare (per un periodo di tempo che dovrebbe oscillare da uno a tre anni in base alle decisioni dei singoli governi) log degli accessi a Intrenet, mittenti e destinatari delle mail, chiamate dai cellulari, ecc.


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Commenti ( ) Avvocati in paradiso

Per la gioia degli avvocati americani la delirante legislazione sul copyright sforna ogni giorno nuove, paradossali occasioni di contenzioso giuridico. L’ultimo a cadere vittima del Digital Millenium Copyright Act è stato il celeberrimo Internet Archive coinvolto in un incredibile processo a scatole cinesi. Il caso, segnalato da un articolo del “New York Times” nasce dalla battaglia legale che vede contrapposte due società che si contendono un trademark (la prima si chiama Health Advocate, la seconda Healthcare Advocates). Per corroborare i propri argomenti, uno dei due contendenti è andato a piluccare nelle pagine Web che la controparte aveva pubblicato alla fine degli anni 90, e che oggi possono essere rintracciate solo grazie al motore di ricerca dell’Internet Archive. Dopodiché quest’ultimo si è visto denunciare per violazione del DMCA per avere favorito l’accesso illegale a materiali tutelati da copyright!


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Commenti ( ) Cina e Usa giocano a scacchi

Su “Punto informatico” leggo la notizia che la Cina ha concesso agli Stati Uniti di aprire un ufficio antipirateria nell’ambasciata di Pechino. Lo scopo è attivare un’interfaccia attraverso la quale i due paesi dovrebbero collaborare alla repressione del mercato di programmi informatici e prodotti dell’industria culturale made in Usa e illegalmente “clonati” in Cina, un giro d’affari che secondo l’articolo citato si aggirerebbe sugli otto miliardi di dollari all’anno. La Cina sembra dunque disponibile a venire incontro alle richieste americane in cambio di un rilancio della cooperazione economica. Ma sarà vero? In proposito è lecito condividere lo scetticismo del CEO di Microsoft, Steve Ballmer, il quale ha espresso la convinzione che, in barba ai proclami, le cose non cambieranno di molto. La sensazione è che le due superpotenze siano da tempo impegnate in una sorta di minuetto in cui ognuna delle due finge periodicamente di accogliere le proposte dell’altra (con accordi studiati più che altro per inviare segnali di fumo alle rispettive opinioni pubbliche), mentre entrambe tirano diritto per la propria strada, mascherando appena il reale obiettivo strategico che consiste nell’indebolire il più possibile le posizioni dell’avversario.


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Commenti ( ) Quale futuro per i contenuti

Segnalo un interessante intervento (dal titolo “Creare, distribuire ed acquisire i contenuti in rete: tra economia e libertà, quale paradigma per il futuro?”) di Franco Carlini, apparso sul sito “Il marchio delle idee”


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Commenti ( ) Meno virus più spam

Secondo il rapporto semestrale di F-Secure, dall’inizio del 2005 si sarebbe registrato un calo del 50% di attacchi ai sistemi via virus informatici. Una buona notizia guastata dall’inarrestabile progressione geometrica dello spamming che, secondo la stessa fonte, rappresenterebbe ormai l’85% dell’intero traffico e-mail mondiale.


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