Effetto Albemuth
Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete
Categoria: Privacy. Inviato: Giovedì, 30 Giugno, 2005.
Un piccolo esempio di cosa può succedere se verranno introdotti anche in Europa i famigerati business method patent? Leggetevi una notizia appena apparsa su “Punto Informatico”. A quanto pare, Amazon, che già detiene il poco onorevole primato di avere ottenuto un brevetto sul metodo di acquisto one click, ne ha appena stabilito un altro: ha convinto l’Ufficio brevetti Usa ad attribuirle la paternità dei “metodi per tracciare le attività di browsing dell’utente che indichino gli interessi dello stesso per particolari prodotti o altri elementi, e per l’uso di queste informazioni per identificare prodotti collegati l’uno all’altro”. In poche parole, ha brevettato il “pedinamento virtuale” del consumatore, violando in colpo solo i principi della privacy e quelli del buon senso.
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Categoria: Copyright. Inviato: Mercoledì, 29 Giugno, 2005.
Oggi mi è capitato fra le mani “Il Foglio”, e così ho scoperto che il quotidiano di Giuliano Ferrara sta dedicando una serie di lunghi articoli (quello di oggi, dal titolo “Il dilemma digitale è servito” è il secondo ed è consultabile anche online) alla tematica del copyright. Che dire di questo doppio paginone? Volendo fare i faziosi (e il sottoscritto non ha difficoltà a confessare di appartenere alla categoria), basterebbe citare l’attacco (”Diamo a Lucio quello che è di Lucio” - il Lucio così familiarmente citato è il ministro all’Innovazione, Lucio Stanca) e cavarsela dicendo che non era necessario sprecare tanto piombo (virtuale) per tessere le lodi del documento conclusivo della Commissione Vigevano. Essendo ancora più fazioso, tuttavia, non riesco a trattenermi dal segnalare alcune “chicche”. 1) “Ovviamente la natura dei diritti d’autore sui contenuti digitali scambiati non cambia: muta invece la modalità della loro gestione…” Ovviamente!!?? Ma se nello stesso articolo si legge poi che la rivoluzione digitale ha letteralmente sconvolto le modalità di produzione e distribuzione di contenuti! Forse l’estensore dell’articolo ignora che tutte le rivoluzioni tecnologiche (vedi quanto ha scritto in proposito Lawrence Lessig) hanno rivoluzionato non solo le modalità di gestione ma il concetto stesso di proprietà intellettuale. 2) Poco più avanti si riconosce (meno male) che “gli interessi in gioco si sono notevolmente ampliati” e che “non riguardano più solo autori, editori, distributori tradizionali e consumatori ma anche fornitori di hardware e software, di connettività e gli integratori tecnologici” per poi ammettere che gli interessi di tutti questi nuovi soggetti “sono a volte in contrasto (formulazione a dir poco eufemistica) con quelli dei titolari (di diritti)”. 3) Grazie alla diffusione delle tecnologie DRM i consumatori “avranno la possibilità di assumere un ruolo più attivo e una maggiore forza negoziale”. Qui siamo alla faccia di bronzo: tecnologie esplicitamente progettate per limitare la libertà del consumatore dovrebbero renderlo più attivo e attribuirgli forza negoziale…4) “in assenza di stime attendibili sulla dimensione effettiva del file sharing illegale” (ci si riferisce all’Italia) il fenomeno viene equiparato (secondo le tesi più forcaiole delle major) alla pirateria di strada (tanto per ribadire che sempre di “crimine” si tratta), per cui poche righe sotto non si ha pudore di parlare di 3,7 milioni di pirati italiani (a quando i campi di concentramento per contenere questa esplosione di criminalità di massa?). 5) Ma l’articolo un merito ce l’ha, finalmente qualcuno ci dice fuori dai denti perché nel testo della Legge Urbani la formula “per trarne profitto ” ha sostituito la vecchia dizione “a scopo di lucro”: “l’obiettivo è quello di dotare la norma incriminatrice di una più ampia definizione della condotta penalmente rilevante, che non gravita più attorno al concetto di arricchimento del reo ma che adesso riguarda qualsiasi forma di vantaggio anche non patrimoniale”. Traduco: da ora in avanti downloader e crimine organizzato sono la stessa cosa perché è una legge a dirlo. Risultato: 3,7 milioni di pirati. Aggiungiamoci una legge ferocemente probizionista in tema di droghe leggere e la Bossi-Fini e abbiamo costruito un profilo criminale che si attaglia al venti per cento delle persone che vivono sul territorio italiano.
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Categoria: Segnalazioni. Inviato: Martedì, 28 Giugno, 2005.
Coinvolta nel caso del sequestro di dati ai danni di Autistici/Inventati, la webfarm Aruba si difende oggi con una lettera pubblicata su “Punto informatico”, in cui sostiene di non aver fatto altro che obbedire (come era tenuta a fare) a un ordine dell’autorità giudiziaria, e chiarisce i motivi per cui non le sarebbe in ogni caso stato possibile diffondere la notizia dell’avvenuto sequestro.
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Categoria: Copyright. Inviato: Martedì, 28 Giugno, 2005.
Dopo lunga attesa, la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti sul caso Grokster/Morpheus è arrivata e, come avevano ampiamente previsto gli analisti più lucidi e pessimisti, ha premiato le aspettative dell’industria culturale (Hollywood e discografici in prima fila). Rovesciando le sentenze di primo e secondo grado, entrambe favorevoli alle due società p2p, la Corte ha ritenuto Grokster e Morpheus colpevoli di avere intenzionalmente contribuito alla promozione di comportamenti illegali (violazione delle leggi sul copyright) da parte dei propri utenti. Ora il procedimento torna alla Corte di Appello che dovrà rivedere il proprio giudizio. Gli ottimisti sostengono che la decisione non invalida il principio della celeberrima sentenza Betamax (quella che nel 1984 mandò assolta la Sony benché le sue tecnologie potessero essere usate per violare il copyright 1) perché le tecnologie in questione erano state sviluppate per applicazioni lecite, 2) perché la società non poteva essere considerata responsabile del loro eventuale uso illecito): la Corte Suprema, si dice, non ha infatti contestato la sentenza, bensì la sua applicazione da parte della Corte di Appello (il punto è che la possibilità di uso legale della tecnologia p2p non assolve Grokster e Morpehus per averne promosso l’uso illegale allo scopo di trarne profitto). Rinvio chi voglia approfondire il dibattito giuridico a un articolo del “New York Times” e ai commenti raccolti da “Punto Informatico”, personalmente ritengo tuttavia che gli aspetti politici e culturali della sentenza prevalgano su quelli legali e che, da questo punto di vista, occorra prendere atto di una sconfitta che colpisce gravemente tutti coloro che vedono nella condivisione della conoscenza l’elemento più positivo e innovativo delle nuove tecnologie di comunicazione. E’ inutile nascondersi dietro a un dito: il clima è cambiato (ed è destinato a cambiare ulteriormente a breve-medio termine), e la direzione di tale cambiamento appare sempre più nettamente favorevole agli interessi di un’industria culturale che svolge oggi lo stesso ruolo che l’industria bellica svolse in passato nella formazione del famigerato blocco militare- industriale. Per la superpotenza americana, oggi dominata da un’amministrazione che si ispira al più retrivo integralismo religioso, il predominio culturale a livello planetario è divenuto più importante dello stesso predominio tecnologico, ecco perché gli interessi della lobby di Hollywood pesano più di quelli dell’industria hi tech e vanno difesi a qualsiasi costo.
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Categoria: Tecnologia. Inviato: Venerdì, 24 Giugno, 2005.
Segnalo un interessante articolo sul blog di Alfonso Fuggetta. Ragionando su una tendenza evolutiva che vede tutte le tecnologie di rete subire un rapido processo di “colonizzazione” da parte del software (”molte funzionalità dei sistemi di telecomunicazione si sono trasformate, argomenta Fuggetta, in applicazioni dell’informatica“), l’autore dell’articolo tenta di delineare gli scenari che si prospettano come effetto di tale tendenza: chi saranno i broadcaster del futuro? Quale sarà il business model di questi nuovi operatori? Che ruolo giocheranno i fornitori di contenuti? Gli operatori di telecomunicazione saranno le vecchie telecom o le nuove Skype?
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Categoria: Privacy. Inviato: Venerdì, 24 Giugno, 2005.
Una gravissima denuncia arriva da Autistici/Inventati: i servizi di crittografia offerti dall’Associazione, collocati presso la webfarm di Aruba sono stati compromessi da un’operazione della Polizia Postale che risale a un anno fa, ma di cui gli interessati sono venuti a conoscenza soltanto ora. Come spiega un articolo di “Punto Informatico”, l’operazione - collegata a un’inchiesta finalizzata al monitoraggio del traffico di un sito anarchico - ha di fatto reso possibile il controllo sui servizi e.mail di ben trentamila utenti, fra cui avvocati, giornalisti, politici e attivisti di vari movimenti. La gravità dell’episodio è tale da non richiedere commenti, soprattutto ove si tenga conto che fra le vittime virtuali di intercettazione ci sono anche le comunicazioni del Genova Social Forum. “Per la seconda volta, commentano da Supportolegale, dopo il sequestro dei computer portatili di due consulenti tecnici avvenuto a marzo, tutta la strategia difensiva del Genova Legal Forum é a disposizione delle procure: documenti, analisi, atti e reperti non ancora presentati in tribunale. Con buona pace del segreto istruttorio e del rispetto dei diritti della difesa”.
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Categoria: Immaginari. Inviato: Giovedì, 23 Giugno, 2005.
Ricevo dal sito Future Shock un appello per la istituzione di cattedre di fantascienza nell’università italiana. L’appello, firmato da Antonio Sacco, rinvia al dibattito sul tema che si è svolto sulle pagine del sito e offre un link a chi voglia aderire. Personalmente, ritengo le argomentazioni di Future Shock (la fantascienza deve divenire materia di insegnamento universitario in quanto rappresenta un prezioso ponte fra cultura scientifica e cultura umanistica, e può stimolare i giovani ad accostarsi alla cultura scientifica) troppo vicine alle interpretazioni più “rigoriste” (alla hard science fiction per intenderci) del genere (genere che, contrariamente a quanto sostiene Sacco, ritengo sempre più “contaminato” e mixato con altri generi letterari “popolari”). Ciò non mi impedisce tuttavia di aderire all’appello. Nei paesi di cultura anglosassone la fantascienza è entrata da tempo a far parte dei programmi d’insegnamento, offrendo un importante contributo alla comprensione dei processi di trasformazione tecnologica, culturale, politica ed economica che hanno investito le nostre società negli ultimi decenni (basti pensare al rapporto fra letteratura cyberpunk e rivoluzione digitale). Imboccare questa strada anche in Italia potrebbe aiutarci a superare il cronico ritardo della nostra cultura nazionale nei confronti dell’innovazione tecnologica, un ritardo che trasforma molti giovani in consumatori passivi di gadget invece che in utenti consapevoli di nuovi mezzi di comunicazione, lavoro e studio.
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Categoria: Copyright. Inviato: Mercoledì, 22 Giugno, 2005.
Segnalando i risultati di una ricerca condotta in Inghilterra, Slashdot annuncia una clamorosa inversione di tendenza: il 35% degli intervistati acquista musica dai servizi legali come iTunes, mentre gli utenti dei network di file sharing sarebbero crollati al 40%. Sempre secondo i responsabili della ricerca, il sorpasso è previsto entro sei mesi o, al massimo, un anno. Detto così, l’annuncio sembra decretare il trionfo delle “campagne di dissuasione” che le major conducono da anni contro il download di file protetti da copyright. Leggendo un articolo del “Guardian” che entra più a fondo nei dati della ricerca, le cose sembrano però più interessanti e complicate. Un’elevata percentuale di intervistati, per esempio, afferma di avere effettuato entrambe le esperienze (acquisto e download illegale), a conferma del fatto che non si tratta, come tentano di far credere i crociati, di realtà reciprocamente incompatibili. Resta relativamente bassa la percentuale dei “pentiti” che si fanno convincere dagli argomenti etici delle campagne educative (scaricare musica dalle reti p2p equivale a rubarla), mentre la paura delle conseguenze legali cresce soprattutto fra le donne e gli adolescenti, prefigurando la scissione fra un pubblico di massa più disponibile a rientrare nell’ovile della legalità, e una consistente minoranza di irriducibili (soprattutto giovani adulti che si riconoscono nella cultura e nell’etica hacker).
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Categoria: Economia. Inviato: Mercoledì, 22 Giugno, 2005.
Lontano dai fragori delle crociate sul copyright scatenate dalle major, le tecnologie p2p stanno lentamente conquistando l’attenzione del mondo business. Innumerevoli, come spiega un articolo di Punto Informatico, le applicazioni possibili: “Medici che si scambiano i dati di pazienti per trattamenti urgenti, aziende che si connettono con partner e fornitori, professori che si collegano con i propri studenti, membri di famiglie che si scambiano foto e video l’uno con l’altro. Adesso che gli elementi di sicurezza sono stati predisposti, non ci sono limiti a ciò che una tecnologia peer-to-peer può realizzare”.
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Categoria: Copyright. Inviato: Martedì, 21 Giugno, 2005.
Si chiama Rick Boucher ed è un senatore democatrico, una delle sei “mosche bianche” che, nel Congresso Usa, si battono per porre un argine allo strapotere lobbystico delle major del disco e del cinema. A chi voglia godersi una ventata di aria fresca in tempi in cui i politici di tutto il mondo sembrano essersi trasformati in solerti portaborse degli interessi dell’industria culturale, consiglio vivamente di leggere questa sua intervista su “Wired”.
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