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Effetto Albemuth

Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete

Commenti ( ) A proposito di accertamenti fiscali

In un comunicato stampa rilasciato in data odierna (non è ancora consultabile sul sito ma dovrebbe esserlo quanto prima) il Garante per la Privacy fissa alcuni paletti in materia di raccolta dati a fini di accertamento fiscale e tributario (paletti che si riferiscono alle disposizioni introdotte dalla recente legge finanziaria per il 2005 volte a potenziare il patrimonio informativo a disposizione degli organi preposti ai controlli fiscali e alla riscossione dei tributi). In particolare, il Garante stabilisce che le indagine bancarie dovranno essere mirate e circoscritte a casi di effettivo interesse, e richiama l’attenzione “sull’esigenza di avviare, presso l’anagrafe tributaria, una verifica organica sull’effettiva necessità e proporzionalità della raccolta sistematica e generalizzata delle varie categorie di dati acquisite”.


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Commenti ( ) Confessionali online

Il “New York Times” dedica oggi uno spassoso articolo, intitolato “Bless Me, Blog, for I’ve Sinned” al fenomeno dei confessionali online. Si tratta di siti che offrono, con formule diverse, la possibilità di postare anonimamente i propri peccati. Puro esibizionismo? Desiderio di scaricare la coscienza? L’autrice dell’articolo mette in dubbio queste motivazioni, così come mette in dubbio le parole di un utente, secondo cui “qui non c’è spazio per bugie o falsità”. “Sono proprio la falsità, l’artificio e lo spirito di performance che rendono il fenomeno degno di attenzione”, scrive Sarah Boxer, che poi aggiunge: “Questi condivisori di segreti non sono stupidi esibizionisti ma smaliziati spogliarellisti…”. Personalmente, dopo avere dedicato qualche minuto a navigare in queste torbide acque, ritengo che l’opinione della Boxer valga solo in alcuni casi. Più in generale mi sembra che il fenomeno, che in altri tempi ho classificato sotto la categoria “fuffa” scatenando mitici scazzi nell’italica blogsfera, presenti forti analogie con i fasti della reality tv: il mix di perversione esibizionista e lucida volontà di mettersi in scena testimonia della nostalgia per una vita di villaggio (di quartiere, di condominio, ecc.) in cui tutti sono sono gli occhi di tutti. Una volta si diceva che l’aria della città rende liberi, alludendo all’anonimato metropolitano che protegge l’individuo dalla malevola curiosità del vicino. Da quando la società ipermodenra ha portato l’anonimato all’esasperazione (e ha fatto sì che non fosse più una libera scelta), è partita la controspinta: se non sono costantamente sotto lo sguardo altrui (che ormai può essere solo uno sguardo “mediato”) è come se non esistessi.


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Commenti ( ) Maccartismo in salsa digitale

In un post di qualche giorno fa segnalavo la gravità della partecipazione di unità antiterrorismo a una recente operazione dell’FBI contro siti Bit Torrent, osservando come i crociati del copyright tendando sempre più spesso a denunciare le violazioni contro la proprietà intellettuale delle major come “attività antiamericane”. Un articolo di Tommaso Lombardi, apparso oggi su “Punto Informatico”, mette a sua volta in guardia contro i toni “maccartisti” con cui un manipolo di senatori americani insiste nell’ipotizzare un filo diretto fra evasori del copyright e terrorismo internazionale.


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Commenti ( ) Musica senza catene

Segnalo un interessante articolo di Alessandro Biancardi su “Punto Informatico”, che traccia un’ampio scenario dello stato dell’arte in tema di autoproduzioni musicali in rete. Oltre le etichette “indipendenti” (che spesso sono tali solo di nome) verso la costruzione di un network di band, singoli artisti e altri protagonisti del “copyleft musicale” che “regalano” musica per far conoscere il proprio lavoro al pubblico al di fuori degli asfittici canali ufficiali.


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Commenti ( 1 ) I denti dello zio Sam

L’ennesimo crackdown delle autorità americane contro le reti di file sharing (in questo caso ne ha fatto le spese il circuito dei siti che sfruttano Bit Torrent, accusato dalla MPAA di avere diffuso copie pirata dell’ultimo episodio di Star Wars) non fa di per sé notizia. A fare notizia - e a mettere i brividi - sono piuttosto le modalità del blitz. All’azione non ha infatti partecipato solo l’FBI, ma anche l’ICE (Immigration and Customs Enforcement), braccio investigativo del Department of Homeland Security, il ministero per la sicurezza interna e l’antiterrorismo che l’amministrazione Bush ha creato dopo l’11 settembre 2001. Cosa c’entra l’antiterrorismo con un’operazione di polizia contro la pirateria digitale? A regola nulla, ma visto che alcuni dei server “indiziati” si trovano in Olanda e in altri Paesi stranieri, lo zio Sam ha pensato bene di scomodare i suoi 007…Dopotutto chi danneggia gli interessi dell’industria culturale americana è un terrorista, o no? A rendere più inquietante il tutto, contribuisce il ruolo svolto dalla MPAA (l’associazione delle major di Hollywood) che, secondo quanto si legge nell’articolo di “Wired” linkato sopra, avrebbe contribuito all’azione hackerando i siti in questione per fornire a FBI e ICE tutte le informazioni necessarie a rintracciare i “colpevoli”. Naturalmente le major si sono rifiutate di confermare la notizia (visto che avrebbero dovuto ammettere di aver commesso un’azione illegale). Ma del resto è ormai chiaro che, in tema di copyright, la legalità funziona a senso unico, esattamente come avviene sul fronte della “guerra al terrorismo” (vedi Guantanamo e Abu Graib)


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Commenti ( 1 ) Non si vive di sole tlc

Segnalo un interessante e provocatorio post dal blog di Alfonso Fuggetta che, sotto il titolo “La convergenza monca”, mette in luce come da noi si parli di convergenza quasi esclusivamente in relazione al mercato di tlc, telefonia mobile e cellulari, beandoci del successo e delle dimensioni raggiunte da alcuni operatori nazionali del settore. Dopodiché, aggiunto che viceversa quasi nessuno sembra ricordare che la convergenza è fatta anche di processori, sistemi operativi, applicativi e altre cose in cui siamo assai meno esperti, conclude domandandosi: “Ce ne rendiamo conto? E ne traiamo le conseguenze del caso? Cosa studiano i nostri giovani? Quali politiche industriali e scelte strategiche facciamo? E quale è l’approccio culturale che usiamo per affrontare questa sfida?…Ci basta vedere il mondo con un enorme sistema di telecomunicazioni e comportarci di conseguenza, o forse dobbiamo allargare lo sguardo e aprire la mente a strade e visioni realmente nuove e “convergenti”?


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Commenti ( 1 ) Alti e bassi d’Oltralpe

Meriti e demeriti dell’approccio francese alla cultura della rete. Onore ai giudici transalpini che, in controtendenza con gli indirizzi legislativi del loro governo, si stanno fattivamente impegnando per depenalizzare il download per uso personale di contenuti digitali tutelati da copyright. Sberleffi alla famigerata Commission générale de terminologie et de néologie che con l’ennesimo, ridicolo sfoggio di sciovinismo linguistico ha deciso di scomunicareil termine blog. D’ora in avanti i siti dei blogger francesi si chiameranno bloc-notes


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Commenti ( 1 ) 2050: la morte della morte

Ci risiamo. Dopo le profezie di Hans Moravec, e dopo le speculazioni più o meno deliranti dei gruppi dell’ala “tecnofila” della New Age, da Transhuman a Extropy, c’è di nuovo qualcuno che annuncia che fra qualche decennio, per la precisione nel 2050, saremo in grado di “scaricare” l’intero contenuto (non solo la memoria ma anche la personalità) di una mente umana in un computer. Questa volta l’autore dell’ardita previsione è il futurologo inglese Ian Peterson in una intervista di cui “Punto Informatico” pubblica oggi alcuni stralci. Che dire? In quanto appassionato di fantascienza, mi compiaccio di questa materia prima messa a disposizione di chi saprà cavarne inquietanti narrazioni. Per il resto, mi limito a ricordare l’obiezione epistemologica che nega qualsiasi plausibilità a simili fantasie: la mente umana non è un’entità disincarnata ma fa tutt’uno con il suo “supporto” biologico. Addio sogni (o incubi) di immortalità. Sogni che in ogni caso resteranno per un po’ appannaggio dei più ricchi, perché “se si è poveri” ammette l’amico Peterson, ” toccherà probabilmente aspettare il 2075 o il 2080 quando sarà routine”.


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Commenti ( 1 ) Potenza e limiti della blogsfera

Prendendo le mosse da uno studio appena pubblicato dal Pew Internet and American Life Project, un interessante articolo del “New York Times” si chiede fino a che punto la capacità della blogsfera d’influenzare l’agenda setting dei media mainstream sia ormai un dato di fatto, o se le affrettate analisi di alcuni adetti ai lavori non abbiano contribuito a sopravvalutarla. La risposta è molto articolata. Da un lato, viene messo in evidenza come i network dei blogger stiano assumendo un ruolo paragonabile a quello dei “salotti” borghesi che, a partire dai primi del Settecento, contribuirono in misura determinante alla formazione della moderna opinione pubblica (non a caso De Kerckhove definisce la blogsfera come “neodoxa”). Dall’altra, l’articolo mette in evidenza come anche i “buzz” messi in circolazione dai blog più autorevoli riescano a “contaminare” la sfera mainstream solo in alcuni casi ben precisi, vale a dire quando qualcuno è in grado di esibire uno “smoking gun”, vale a dire la prova eclatante e accessibile a tutti di un evento scioccante (come è avvenuto, per restare a un esempio nostrano, nel recente caso dello scoop di Gianluca Neri sugli omissis del dossier americano sul caso Callipari)


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Commenti ( 1 ) Anacronismi

In un post di alcuni giorni fa richiamavo l’attenzione sull’incongruenza fra le fanfare con cui il governo celebra le proprie realizzazioni in tema di nuove tecnologie e Pubbliche Amministrazioni (Codice dell’Amministrazione Digitale Sistema Pubblico di Connettività) e i dati statistici, che evidenziano il ritardo italiano nei confronti di quasi tutti gli altri grandi Paesi europei per quanto riguarda la percentuale di cittadini che utilizzano Internet. Ora l’amico Alfonso Fuggetta mi invia una mail che rilancia la polemica e che mi permetto di citare qui di seguito integralmente:
” Caro Carlo, Ho visto che sul tuo blog parli del codice per le amministrazioni digitali e dell’SPC. Non so se hai notato che per l’SPC sono allocati 1.2 miliardi (sì miliardi) di euro in 5 anni. Questo perchè si vuole realizzare una infrastruttura virtualmente separata da Internet. Nel 2005 mi sembra anacronistico: potenziamo internet piuttosto così che ne beneficino sia le pa che i cittadini. E non mi si dica che serve per garantire QoS e sicurezza! Un caro saluto, Alfonso”


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