Effetto Albemuth
Notizie, commenti, conflitti e immaginari sulla e dalla Rete
Categoria: Senza categoria. Inviato: Sabato, 18 Aprile, 2009.
Un anno di carcere e pesante multa ai “pirati svedesi”, ma Pirate Bay è sempre lì e continuerà a restarci. Poco importa se la Dottrina Sarkozy per “bannare” gli sharer dalla rete riuscirà prima o poi a imporsi malgrado i recenti infortuni subiti nel Parlamento francese, poco importa se sentenze come quelle di Stoccolma faranno scuola in altri paesi: quella dei discografici è ormai - come confermano i toni degli ampi servizi che tutti i media dedicano oggi all’evento - una battaglia persa tanto sul piano culturale (nessuno si lascerà “educare” dalla repressione legale, nessuno tornerà a credere che condividere file protetti da copyright è un “furto”), quanto sul piano economico (i vecchi modelli di business sono morti né potranno essere resuscitati, l’unica alternativa è lo sviluppo di piattaforme legali come iTunes o analoghi esperimenti). Restano, tuttavia, interessanti considerazioni da fare in merito all’inerzia del mondo politico e della cultura giuridica, incapaci di prendere atto dell’avvento di un nuovo modo di produrre dominato da un capitalismo immateriale che può (e anzi deve) fare a meno delle vecchie forme di proprietà per sfruttare meglio l’intelligenza collettiva dei produttori/consumatori. Ma è solo questione di tempo: i nuovi padroni troveranno presto il modo di plasmare il sistema giuridico in modo che risponda meglio ai loro interessi. Tocca a noi lottare perché questa trasformazione dischiuda anche nuove opportunità di cooperazione sociale senza finalità di profitto.
Categoria: Senza categoria. Inviato: Domenica, 1 Marzo, 2009.
Le mosche cocchiere del nostro giornalismo di regime si agitano, sempre più sconvolte da quanto succede Oltreoceano. Fino al giorno prima delle elezioni, ci spiegavano che la retorica “populista” di Obama era, appunto, solo retorica , un espediente propagandistico per catturare il consenso degli strati sociali inferiori. Una volta eletto, ridacchiavano con cinico disincanto, la forza delle cose (leggi le inesorabili “leggi” del mercato) lo costringeranno a fare esattamente ciò che avrebbe fatto il suo concorrente repubblicano (o che hanno fatto i suoi predecessori, democratici o repubblicani che fossero). E invece il negro maledetto si mette a fare (o almeno ci prova) esattamente quello che aveva promesso: ritira le truppe dall’Iraq, manda messaggi distensivi alla Cina invece di continuare le isteriche campagne neocons sul pericolo giallo (condite di ipocriti appelli al rispetto di quei diritti civili che le stesse imprese hi tech americane contribuiscono a reprimere offrendo tecnologie ad hoc), dichiara guerra alle lobby degli assicuratori, annunciando di voler aumentare le tasse ai ricchi per finanziare una riforma del sistema sanitario, e a quella dei petrolieri, annunciando una radicale svolta ambientalista…Conseguenza: cominciano a dipingerlo come una sorta di Chavez made in Usa e lo aspettano al varco: quando si renderà conto degli effetti “catastrofici” di queste politiche, rimetterà la testa a posto (altrimenti ci sono sempre gli attentati, magari attribubili agli integralisti isalmici…)
Categoria: Senza categoria. Inviato: Domenica, 15 Febbraio, 2009.
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Nei prossimi giorni approda in libreria il mio nuovo libro, “Se questa è democrazia”, pubblicato da Manni Editore, di cui potere vedere qui sopra la copertina. In un certo senso, potrebbe essere definito la “continuazione” di Cybersoviet, uscito nella primavera del 2008, se non fosse per il fatto che molti dei saggi che ho qui raccolto erano usciti in libri collettanei e riviste prima della pubblicazione del volume di Raffaello Cortina. E tuttavia la definizione non sarebbe ugualmente sbagliata, nel senso che questi testi sono stati aggiornati (in alcuni casi quasi interamente riscritti) sia tenendo conto del dibattito suscitato da Cybersoviet, sia di eventi successivi, dalla crisi economica, alla pubblicazione di una serie di libri che considero fondamentali, all’avvitarsi di una sinistra italiana sempre più incapace di far fronte alle sfide del regime clerico-leghista-berlusconiano. Ed è soprattutto tenendo conto di quest’ultimo aspetto che, dovendo scegliere un capitolo da anticipare su queste pagine, non ho optato per l’Introduzione (come generalmente si fa in questi casi) bensì per le conclusioni, che entrano con i piedi nel piatto del dibattito che, negli utlimi mesi, ha portato alla ennesima scissione fra le forze della Sibistra Radicale. Leggete e (si fa per dire) divertitevi.
Categoria: Senza categoria. Inviato: Giovedì, 12 Febbraio, 2009.
I file mp3 degli interventi al convegno di Genova per Franco Carlini sono stati pubblicati dagli amici di Totem e si possono scaricare qui
Categoria: Senza categoria. Inviato: Martedì, 20 Gennaio, 2009.
E’ andato molto bene il convegno “Politica condivisa”, dedicato a Franco Carlini. Nell’aula III della Facoltà di Scienze Politiche di Genova si è infatti discusso di idee, il migliore omaggio che si potesse fare alla memoria di Franco, che sarebbe stato il primo a non gradire celebrazioni retoriche. Fra gli intervenuti l’assessore all’innovazione del comune di Genova Andrea Ranier che ha illustrato un progetto di “campus digitale” che dovrebbe promuovere la collaborazione fra funzionari pubblici, università, studenti e cittadini della rete per fare di Genova una sorta di capitale dell’innovazione; Luca De Biase che ha proposto alcune riflessioni in merito al concetto di “economia del dono”, Anna Masera ha analizzato l’impatto delle nuove tecnologie sull’evoluzione del lavoro giornalistico, Enrico Grazzini ha insistito sul ruolo dei knowledge workers nella mutazione epocale in corso, mentre il sottoscritto ha invitato a non trascurare il peso strategico del conflitto sociale ai fini della comprensione del presente. Il tutto brillantemente coordinato da Raffaele Mastrolonardo della redazione di Totem
Categoria: Senza categoria. Inviato: Giovedì, 15 Gennaio, 2009.
Cari lettori (se ancora ne è rimasto qualcuno…), come avrete già da tempo intuito, ho deciso di tradirvi. Venendo meno alla promessa di riprendere la nostra conversazione dopo la pausa estiva, non ho più postato una riga a partire del 27 luglio scorso. Sono dunque passati sei mesi (un’eternità per un blog, il quale, per avere un minimo di senso, dovrebbe essere aggiornato perlomeno una/due volte a settimana). Perché questo tradimento senza nemmeno una parola di motivazione? In primo luogo, perché l’impegno di aggiornare le pagine con un minimo di continuità si è fatto via via più gravoso con il crescere degli impegni di lavoro universitario (quest’anno ho tre corsi e sono impegnato su diversi fronti di ricerca) e giornalistico (mantenere un ritmo accettabile di collaborazione con il Corriere della Sera non è impresa da poco). Poi perché devo confessare che ho perso entusiasmo nei confronti della mia attività di blogging: chi lavora comunicando, per continuare a divertirsi e per conservare freschezza, ha ogni tanto bisogno di cambiare strumenti, contenuti e linguaggi. Infine, perché è mia convinzione che, nella nuova fase evolutiva in cui la Rete è entrata da qualche anno, quella, per intenderci (anche se odio il termine per motivi che ho più volte spiegato su queste pagine), del Web 2.0, il cuore dei movimenti sociali, politici, economici e culturali che percorrono la Rete si sia progressivamente e irreversibilmente spostato dalla blogosfera ai social network. Perciò, allo scopo di proseguire la mia attività di osservatore partecipante della socialità online, ho deciso di trasferirmi armi e bagagli sulle pagine di Facebook, dove i lettori del blog che mi avessero nel frattempo preceduto potranno, se lo vorranno, riprendere il nostro dialogo. Facebook è un medium più “povero” del blog? Più che probabile, ma almeno ha il vantaggio di essere una delle nuove, grandi “fabbriche ” dove il cybercapitalismo mette al lavoro l’intelligenza collettiva di decine di milioni di prosumer. e io, da vecchio “militante” preferisco frequentare le masse dei knowledge workers intruppati in questa versione postmoderna della “catena di montaggio”, piuttosto che restare a tessere la mia tela in quella “bottega artigiana” che il blog. Ciò detto, mi è sembrato scorretto limitarmi ad aprire un profilo su Facebook e a non aggiornare più questa pagina, lasciandola morire nel silenzio. Il blog continuerà dunque a vivere come archivio dei molti articoli, materiali e documenti che vi sono stati pubblicati nel corso del tempo; un archivio che verrà ulteriormente arricchito da nuovi materiali, annunciati nella sezione dei post e uploadati nella sezione materiali. A partire dal saggio (un’anticipazione del testo che comparirà fra qualche mese in un volume collettaneo curato da Alberto Abruzzese e Mauro Ferraresi) che ho appena inserito nella sezione materiali. I Commenti verranno invece chiusi, per evitare di venire subissato dallo spam: se qualcuno vorrà chiacchierare con me, venga a cercarmi su Facebook.
Categoria: Senza categoria. Inviato: Domenica, 27 Luglio, 2008.
Anche se mi ero già congedato dai lettori, rompo il silenzio e, appema prima di partire per un viaggio in India, segnalo due cose: la prima è la mappa delle ideologie della Rete pubblicata ieri su Alias, il supplemento settimanale del manifesto Mi è sembrato un lavoro utile (che per certi versi ricalca la mappa delle teorie della Rete che ho inserito nel mio ultimo libro) per cui invito i lettori a recuperne una copia (purtroppo l’inserto è accessibile online solo per gli abbonati al quotidiano e in questo momento il server di pazlab stra facendo le bizze, per cui non riesco a caricare il file della mappa, mi riservo di farlo al mio rientro a settembre). La seconda cosa è che ho appena consegnato un articolo alla rivista Quaderno di Comunicazione, in cui sviluppo alcune riflessioni critiche in merito alla metodoilogia delle ricerche empiriche sui nuovi media. Il testo dell’articolo (senza le note) è consultabile nella sezione materiali del blog.
Categoria: Senza categoria. Inviato: Domenica, 20 Luglio, 2008.
Occorreranno ben 27 pagine per contenere tutti i nomi degli autori (90.000!) del volume The One-Volume Wikipedia Encyclopedia, un’opera curata dall’editore Bertelsmann in cui verranno raccolte le 25.000 voci più “cliccate” della versione tedesca di Wikipedia. L’autore dell’articolo che il New York Times dedica oggi a questa curiosità parla di “unusual alliance” fra il mondo della conoscenza autoprodotta e quello dell’editoria tradizionale. Personalmente, ritengo che l’aspetto più interessante della faccenda sia piuttosto il fatto che essa mette in luce come la filosofia “collaborativa” che sta alla base delle produzioni culturali del web 2.0 non sia (o almeno non sia necessariamente) quella della “fine dell’autore”, ma possa anche sfociare in una ridefinzione di tale figura nonché nel riconoscimento della sua natura costituivamente sociale. Sparizione dell’autore significa negazione di qualsiasi responsabilità etica nei confronti del testo, socializzazione significa al contrario assunsione collettiva di tale responsabilità. E con questo breve commento si interrompe fino a settembre l’attività di Effetto Albemuth, un blog che, per la rarità e la tipologia dei post, somiglia sempre meno a un blog e sempre più a una vetrina in cui l’autore espone saltuariamente concetti, idee e “semilavorati” della propria attività accademica, politica e giornalistica. Buona estate a tutti.
Categoria: Senza categoria. Inviato: Domenica, 29 Giugno, 2008.
Mentre il Corso di Scienze della Comunicazione di Lecce continua a dibattersi nelle note difficoltà dovute, da un alto, ai vincoli burocratici imposti a livello ministeriale (che ne minacciano la stessa sopravvivenza), dall’altro alle resistenze interne all’Ateneo leccese che, almeno finora, hanno intralciato il progetto di costituzione di un intercorso/interfacoltà con l’ex Stamps, anche la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma vive momenti agitati. La decisione di eliminare dal nuovo ordinamento l’insegnamento di Antropologia culturale, oltre a suscitare una dura reazione da parte del titolare della cattedra, professor Massimo Canevacci, che ha reagito indirizzando una lettera aperta agli studenti, riapre un dibattito che interessa da vicino anche noi: Comunicazione deve trasformarsi in una sorta di scuola di “specializzazione tecnica”, il cui scopo fondamentale consisterebbe esclusivamente nel trasferire una serie di competenze professionali immediatamente spendibili (pura illusione!) sul mercato del lavoro, oppure deve restare saldamente ancorata nel più ampio contesto delle discipline umanistiche da cui è nata?
Categoria: Senza categoria. Inviato: Mercoledì, 25 Giugno, 2008.
Il presidente dei discografici italiani, Enzo Mazza, ben conoscendo il mio punto di vista sulle campagne della sua (e altre) associazioni contro la “pirateria digitale” (un misto di propaganda ideologica, terrorismo mediatico e pretese “educative” nei confronti delle giovani generazioni), mi ha spedito (immagino con intento fra l’ironico e il provocatorio: il personaggio, a parte il ruolo, è in fondo simpatico) un link al video di tale Kid Rock (perdonate la mia impreparazione, certamente dovuta a limiti generazionali, ma ignoro completamente chi sia costui) sul problema del download illegale di file musicali. Trattasi dell’ennesima “pippa” (che vorrebbe essere un’arguta parodia delle controculture giovanili, ma si riduce a una squallida sequela di luoghi comuni) fondata sull’equivoco: copia illegale di file = furto di oggetti fisici (ormai non ci credono più nemmeno loro, ma “ci fanno” lo stesso, per pura malafede). Chi ha stomaco forte e voglia di perdere qualche minuto può scaricare e, se lo ritiene oppotuno, postare i suoi commenti.

