29 Luglio, 2008

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Archiviato in: Scritti vari — Stefano @ 10:29 pm

Nichi Vendola ha perso la battaglia per diventare segretario di Rifondazione Comunista. Ha perso per una manciata di voti (credo 8 su 280 votanti) mentre il suo avversario Ferrero (che è stato ministro durante l’ultimo governo Prodi) ha vinto mettendo insieme i propri sostenitori e quelli delle mozioni congressuali delle minoranze trotzkiste e marxiste-leniniste. Complessivamente il congresso che si è visto e letto dai media è stato orrendo: applausi a non finire e lacrime unanimi per Bertinotti, che fino all’altro ieri era inviso a nove decimi dei militanti per la sconfitta clamorosa alle ultime elezioni, nottatacce cercando accordi tra capetti e voti tra i delegati, bandiera rossa cantata come arma per offendere gli avversari. Robaccia.
Con la sconfitta di Vendola - di cui, ma sicuramente mi sono distratto io, non ho né letto né sentito in tv le tradizionali sintesi dell’intervento, fatto invece successo per Ferrero e Bertinotti - l’elaborazione del lutto della sinistra radicale, che sembrava già complicato e tortuoso, si fa inutile. Ferrero, un personaggio di seconda fila che a me sembra piuttosto mediocre, promette di ripartire dal basso, formula magica che per tutto il 900 è stata il leit-motiv dei comunisti perdenti.
Vendola poteva essere una scossa per Rifondazione, ma lui ha deciso di non regalare alla piccola folla di professionisti del radicalismo formule urlate o maledizioni contro i riformisti, consentendo così agli altri di coalizzarsi. Dice che non provocherà una scissione, e qualcuno sembra credergli.
Tutto sommato credo che sia andata meglio così: sono cioè convinto che Vendola avrebbe avuto un senso come segretario se avesse avuto dietro almeno il 70 per cento del suo partito. Proponendo al radicalismo di svecchiarsi, transitando il nucleo dei militanti verso i panorami conflittuali della globalizzazione e del populismo tecnocratico, che sono il vero scenario contro cui attrezzarsi nei prossimi anni. Governare il partito con un voto in più degli avversari interni avrebbe invece prodotto molte nuove complicazioni e obbligato a una sfiancante retorica tardo-comunista per tenere unita l’organizzazione, mentre le prossime elezioni pugliesi si avvicinano.
Meglio così, mi dico: uno come Vendola fuori dalla dirigenza di un partito ( e mi auguro che riesca a stare fuori davvero, visto che Ferrero, consapevole della propria debolezza, propone organi direttivi cogestiti anche dai sostenitori di Vendola) forse vorrà dire un punto di riferimento in più fuori dalla giostra di questi partiti e partitini di fine millennio. Mi piacerebbe che Vendola fosse capace di attrarre un certo numero di “lavoratori della conoscenza” che hanno sempre visto Rifondazione come troppo attaccata alla tradizione residuale del comunismo e che non hanno subito il fascino americanoide del Partito Democratico di Veltroni. Mi piacerebbe, forse, far parte di un gruppo che scelgo liberamente di seguire e non che voto solo perché non me la sento, in questo momento storico, di astenermi.

19 Luglio, 2008

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Archiviato in: Scritti vari — Stefano @ 8:26 pm

Ancora biografismi di secondo livello. Ora mi trovo (prevalentemente) a Minervino di Lecce, diciamo vicino a Otranto. L’idea è quella di passarci l’estate. C’è una casa con uno studio e colui che affitta ha fortunatamente internet wireless. A Lecce attendo nuove sulle consegne per la nuova casa. Cose fondamentali tipo la cucina, le luci, eccetera. Quindi in realtà non ho staccato la spina, anche se un primo trasloco è andato a buon fine (mancano i libri di Roma, ma in questo momento l’idea è prematura).
Veniamo a Minervino. Devo scrivere, in particolare la seconda parte di un saggio lungo sui media prima delle comunicazioni di massa e un articolo per una rivista francese. Ho quindi bisogno di un ambiente raccolto. E di giorno il sonnacchioso paese va sostanzialmente bene, e il mare non è distante. Il problema è la sera, diciamo tra le 22 e le 2 di notte. Che succede, direte voi, a Minervino di Lecce? La casa dà su una piazza, che ospita una specie di parco giochi per bambini, un campo di bocce e un chiosco. I gestori del chiosco devono aver deciso che urge, per l’estate, una fitta programmazione culturale adatta al target che si vede in giro (qualche ragazzotto con motoretta smarmittata e alcune decine di sessantenni che portano i loro anni molto male o di ottantenni che portano i loro anni molto bene). La sera, verso le 22, il chiosco alza all’improvviso il volume dell’impianto stereo. Quando c’è una pausa si sentono - come averli in casa - i ragazzotti che si chiamano a gran voce, o che si sfidano a calcio balilla o a ping pong. Il peggio è il karaoke della domenica. Vi lascio immaginare. In realtà al peggio non c’è mai fine, come si sa: ecco perciò da qualche giorno comparire uno schermo gigante per le proiezioni. Però, ho pensato, magari vedo qualche film che mi ero perso negli ultimi anni. Macché, il diabolico chiosco minervinese aveva in serbo una sorpresa assolutamente non prevedibile: serata con una decina almeno di puntate di Forum, programma (credo) di Rete4, quello con i casi condominiali discussi con livore finto da una platea di spettatori prezzolati con la bava alla bocca, condotti da Rita Dalla Chiesa e giudicati dal magistrato in pensione (ormai sarà novantenne) Sante Licheri. La piazza era gremita, il volume dell’impianto tarato su quello di una multisala newyorkese per audiolesi. Non riuscivo a parlare con la mia compagna da una parte all’altra del tavolo della cucina: tra noi le voci delle comparse di Forum, la scoppiettante sigletta musicale, la voce spazientita del giudice Sante Licheri. La cosa che ci sfuggiva era perché la piazzetta fosse gremita di sessantenni male in arnese o di vispi ottantenni: era un tarlo anche peggiore del fastidio del volume a duecento.
Oggi abbiamo saputo: pare che qualche anno fa la Dalla Chiesa sia capitata a Minervino e abbia reclutato mezzo paese per mettere in scena una quindicina di puntate preregistrate, e quindi poi passate pian piano nella programmazione regolare del programma. Ecco risolto il mistero: il paese si rivedeva sullo schermo con la comodità di una videocasetta o di un dvd che conteneva tutte le puntate in cui erano coinvolti gli abitanti. Un evento di narcisismo collettivo e paesano non ancora studiato dalla sociologia delle comunicazioni di massa che pure da anni sostiene che i reality show sono costruiti per sembrare veri ma sono, al 99 per cento, frutto di una recitazione casereccia su canovaccio fornito dagli autori. Ora so a cosa serve Forum veramente: è un album di fotografie audiovisivo che viene sfogliato su pubblica piazza nei paesini d’Italia dove la signora Dalla Chiesa è passata a reclutare i suoi litiganti. I quali si rivedono qualche anno dopo, potendo verificare quanto è invecchiato tizio e quanto si è mantenuto bene caio, quanto è ingrassata sempronia eccetera. L’unico problema, a questo punto è il volume. Il mio suggerimento - prima di rivolgermi ai carabinieri - è di toglierlo del tutto: pensate al fantastico iperrealismo fantasmatico di un pubblico che si rivede, muto, sullo schermo gigante. Senza un rumore, a parte qualche ragazzotto maleducato che smarmitta di qua e di là. Ma i carabinieri promettono la strada chiusa. Tiè.