Sul mio blog.
Autosociologismi della comunicazione
1. Da una certa distanza temporale [ci] si osserva con maggiore chiarezza, e così i sentimenti forti della fase in cui un individuo è troppo interno ai fenomeni per poterli valutare lascia il posto a sentimenti più sfumati, ambivalenti. Appena ho aperto il mio blog, nel 2006, ho vissuto un entusiasmo autentico, come un artista che abbia individuato un intero e nuovo campo espressivo. Inoltre, attraverso il blog intravedevo la possibilità di una nuova piattaforma espressiva per un mio lungo lavoro letterario (Le 1000) che mi lasciava insoddisfatto. Non tanto per la qualità dell’operetta – una sorta di zibaldone personale suddiviso in numeri decrescenti – da 1000 a 0, quanto per il livello elevato di costanza e laboriosità di cui necessitava. Ogni numero è il titolo di una “cosa”, ciascuna delle quali (questa è l’ambizione e l’utopia personale) dovrebbe differenziarsi stilisticamente da tutte le altre e risultare perciò unica. In realtà il mio si è dimostrato obiettivo impraticabile: alla distanza (qualche anno dopo la scrittura del mio primo numero – il 1000, appunto) emerge dal lavoro una inevitabile suddivisione tipologica. Ci sono numeri folli e un po’ dada, numeri-aforismi, numeri-diario, numeri-recensioni, numeri visionari e misticheggianti, numeri sociologici e filosofici. Un po’ come sento di essere, forse. Suddiviso e organizzato interiormente come un insieme di curiosità e di personalità diverse, auspicabilmente non troppo contrastanti e schizoidi.
