25 Maggio, 2007
La Tosca di Elena Barbalich per un povero sociologo dei media
Elena Barbalich è una regista di teatro d’opera. Io non avevo mai visto un’opera lirica prima di conoscerla. Negli ultimi anni di insegnamento mi è capitato più volte di provare una stretta al cuore quando qualche studente abbandonava l’aula di fronte a Quarto Potere di Orson Welles perchè infastidito dal bianco e nero, troppo vetusto per una generazione decisamente a colori e digitale. Eppure per decenni io ho fatto lo stesso con l’opera. (continua…)
23 Maggio, 2007
Fenomenologie del risveglio
Ho quattro palme davanti al terrazzo di casa a Lecce. Proteggono un praticello verde di natura e giallo per il sole, dove trescano per ciò che resta di un mezzo pane raffermo piccioni meno tonti di quelli veneziani, ingrassati dalla stupidità dei turisti a ogni piè sospinto e a ogni campo e nell’unica piazza (San Marco). Mentre quelli veneziani ingrassano e fanno partire da pochi metri d’altezza proiettili in grado di costringerti a buttare la giacca, se colpita, qui invece si disputano poche briciole sotto lo sguardo interessato e strategico di qualche astuto gatto messapico e il cinetismo frenetico di un paio di piccoli cani figli di solitudini senili o di entusiasmi di gruppo di studenti fuorisede (chi se lo porta il cagnetto Ginko nel fine settimana?).
Non so se riesco a spiegarmi, ma ogni mio risveglio dovuto a campane cattoliche spaventosamente alte di sonoro e puntuali fino all’ossessione oppure alla versione leccese del carretto di Ecce bombo di Nanni Moretti che urla alle donne di verdure e patate e cicorielle fresche di raccolta o anche perchè dimenticato acceso il cellulare o anche perchè Ermete Psicopompo mi suggerisce nel sogno un’idea per il mio saggio e debbo quindi obbligare le mie anziane ossa a ricomporsi nel letto e poi tirarsi su e accendere il computer e scrivere sonnambulo non so cosa nè in quale file, che infatti poi ci metto tre ore a ritrovare nelle mie stesse scartoffie elettroniche. Insomma, qualsiasi orrore o imprevisto mi abbia fatto destare anzitempo io non riesco a detestarlo, perchè mi basta la visione delle mie quattro palme per sentirmi nel posto giusto al momento giusto. A quel punto l’unico enigma che resta da sciogliere è se io sono la persona giusta al posto giusto e nel momento giusto.
Il mio buon umore mi dice di sì. E le giornate si modellano a partire dalla scarica estetica positiva delle mie quattro guardie dell’anima e si snocciolano lunghe e complicate e irrequiete. E tuttavia amabili, a modo loro.
17 Maggio, 2007
Con la veemenza tipica di questo periodo ho sbaragliato una cinquantina di studenti catalani venuti ad ascoltare la mia conferenza di sociologia politica. Ho parlato 2 ore e mezza senza nemmeno bere il mio solito mezzo litro di acqua a temperatura ambiente. Quando ho finito ero più disidratato di Kit Carson uscito miracolosamente dal deserto dell’Arizona nonostante la borraccia forata. Mi è sembrato che anche gli studenti fossero disidratati, sebbene - mi è parso - incuriositi.
La veemenza è una reazione alla stanchezza. Mi nutro di veemenza per dissimulare la mia stanchezza. Dovrebbero impedirmi per legge di dormire così poco.
Ah, oggi è il mio compleanno. All’ombra della Sagrada Familla, ma è pur sempre il mio fottuto compleanno. 59 anni non sono pochi per uno che fa la mia vita.
Ah no, quello è Formenti:)
15 Maggio, 2007
A Barcellona si sta bene. Sempre e comunque. Però. Però sono partito con la testa fra le nuvole, tanto che ho scordato la carta di identità a Lecce e ho dovuto, già a Bari, invertire la rotta. Sarà che ho le occhiaie da vari giorni e dormo troppo poco. Sarà che a Lecce è in pieno svolgimento la campagna elettorale e mi secca non avere tutti gli elementi di giudizio in tempo reale. Sarà che i mali dell’anima sono sempre più sottili di come uno si immagina e vengono fuori anche passeggiando felicemente per un paseo o per una rambla oppure comprando un bel libro nel bookshop di un museo di arte contemporanea (Macba) e persino bevendo una mezza cerveza al tavolo di un bar universitario che dalle nostre parti sbancherebbe e che invece qui è normal, es normal. Abito da amico salentino con amiche argentine, il quartiere è il catalanissimo Sants, di cui ero curioso da tempo. Tuttavia le mie falcate mattutine, calme fino a simulare una specie di sonnambulismo urbano, erano dentro un alone di irrequietezza e ansia che impediva una reale osservazione. Sono rimasto come al solito impressionato dalla rapidità e dalla possanza degli edifici in costruzione, tra cui un’intera cittadella della giustizia che sembra progettato da un architetto dj che mixa una sorta di gotico sovietico con colori mediterranei, sgargianti.
La metro è ottima. La mia anima non prova sollievo per questo.
Domani comincio le lezioni all’università di Bellaterra. Meno pippe, prof
11 Maggio, 2007
Escursioni
(prosa poetica; quarta e ultima parte)
Era dunque così semplice? Bastava squarciare il bianco concependo l’ombra? Bastava - in sostanza – dare un taglio alla bianca tela di Maia? Tu ridi. Ridi ancora, quasi epilettico. Sì. Sì. Era così facile…
(continua…)
10 Maggio, 2007
Gran Tour
Nel frattempo, Goethe torna in Sicilia. Riempie il taccuino di fitti appunti. Non è di buon umore. Prepara una conferenza stampa stile Trappattoni in Germania per sfogare la sua rabbia: la Sicilia che vede non ha più nulla delle antiche magie.
I mafiosi, nonostante i figli laureati ad Harvard, sono rimasti ignoranti. Credono che Goethe sia un giudice tedesco amico di Falcone e Borsellino e lo fanno saltare in aria insieme a mezza Palermo.
Gli scrittori, feriti nei cuori e nell’orgoglio di casta, proclamano uno sciopero, e non scrivono un rigo per un trimestre. Non se ne accorge nessuno, nemmeno gli editori, che anzi sono raggianti perchè possono licenziare il personale addetto alla lettura dei manoscritti. Solo i giornalai delle stazioni ferroviarie si lamentano per lo sciopero, che nel frattempo è dilagato anche sui giornali, che non pubblicano più nulla e che poi finiscono per chiudere. I giornalai reagiscono vendendo come nuovi vecchi numeri di pingui riviste patinate.
La differenza dell’Italia dal resto del mondo è che qui nessuno si accorge della data scritta sui giornali.