3 Novembre, 2008

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Dalle avanguardie alla rete: percorsi per eroi mediali

Il concetto di eroe mediale è sostanzialmente una pista appena accennata in sede teorica. Applicarlo al campo artistico significa affrontare un tipo di soggetto artistico reso emblema di caratteristiche eccezionali, salutate dal successo. La presenza pervasiva dei media accompagna questa forma di eroismo “postmoderna” e la differenzia dalle forme artistiche precedenti.
Già le avanguardie storiche del ‘900 sono incubatrici di eroismo mediale: i futuristi, i dadaisti e i surrealisti, in particolare, non si limitano a intervenire nelle modalità tecnico-culturali del produrre arte, ma inventano nuove modalità di presentazione delle opere (e di loro stessi come individui) che spettacolarizzano la loro produzione e destabilizzano i pubblici. Quella delle avanguardie storiche è una piccola epopea eroica, dove la provocazione si incarna in figure di agitazione (Marinetti, Breton), di esasperato eclettismo (il poeta-pugile Picabia), di estremo distacco dalla realtà (Duchamps), di esasperata produttività (Picasso), di indomabile bizzarria (Dalì). (continua…)

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Archiviato in: Scritti vari — Stefano @ 8:24 pm

Scuola e università: un affare di tutti

Fino a poche settimane fa in molti lamentavano nel nostro paese l’assenza di una “opinione pubblica”. Ora, se l’opinione pubblica rappresenta qualcosa di più di vuote cifre di sondaggio, direi che la percezione è decisamente cambiata. Le scuole e le università sono in stato di agitazione permanente. Nelle strade e nelle piazze si esprime nei confronti di decisioni di governo una protesta crescente che ha assunto i caratteri di un forte movimento di opinione. Giovani che partecipano a discussioni, che prendono la parola, che organizzano iniziative, di cui le manifestazioni sono solo il segmento più visibile. E non solo giovani. E’ tutto il comparto dell’istruzione e della formazione che risulta coinvolto. E già questo è un risultato inedito e non scontato. (continua…)

30 Settembre, 2008

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Archiviato in: Scritti vari — Stefano @ 6:16 pm

2010: Vendola potrà ancora guidare la Puglia?

L’elezione di Nichi Vendola alla presidenza della regione Puglia ebbe tutte le caratteristiche di un evento clamoroso e inaspettato per le occorrenze politiche tradizionali di questa regione. L’evento raccontò una storia piena di colpi di scena: l’esito delle primarie, la crescita di attenzione della società civile pugliese per la campagna di Vendola, gli scontri mediatici e la mobilitazione diffusa, la vittoria di stretta misura sul centrodestra di Fitto. Una piccola epopea. (continua…)

14 Settembre, 2008

832

Archiviato in: Scritti vari — Stefano @ 1:42 am

Questa volta scrivo un mini-diario in forma di trittico per raccontare un lungo fine-settimana.
Prima scena: Roma, vicolo Doria. Sono giunto con il compito di iniziare il trasloco dei libri dalla capitale a Lecce, dove le librerie acquistate durante l’estate attendono i numerosi ospiti nella nuova casa.
Fare scatole è un compito agrodolce: da un lato si sa che si comincia un’azione assolutamente utile. Ripulire i libri dalla polvere, sia pure sommariamente, comporta un sospiro di sollievo per il fatto che si comincia a vedere la luce, cioè a poter sperare di usarli di nuovo tra non molto. Dall’altro lato i dieci anni circa passati in una casa significano una marea di oggetti e di cose depositate in quegli scaffali di legno di forma diversissima (a Roma l’arredamento è stato composto un po’ come veniva, librerie incluse) e quindi l’impacchettamento diviene operazione spezzata dalla contemplazione (spesso ebete) e dalla selezione complicata. (continua…)

31 Agosto, 2008

833

Archiviato in: Scritti vari — Stefano @ 11:18 am

Una delle cose utili dello scrivere un manuale di storia delle comunicazioni (prima delle comunicazioni di massa, nel mio caso) è che nella fase della documentazione saltano fuori personaggi di cui ignoravo praticamente tutto e che si rivelano invece personalità stupefacenti e straordinari. Prendete Thomas Paine, per esempio. Forse al liceo qualcuno lo avrà sentito nominare come autore del libello Common Sense, pubblicato in forma anonima nel 1776 e venduto in pochi mesi in più di 100mila copie (le fonti non sempre concordano: c’è chi scrive 120mila, chi 150mila, chi addirittura 500mila; ma sulle stranezze incontrate confrontando le fonti in genere vorrei scrivere qualcosa di più dettagliato in un altro momento). Il pamphlet di Paine impostava la questione dei rapporti tra Inghilterra e colonie americane in modo nuovo rispetto ai timidi tentativi di giustificare una maggiore autonomia e minori tassazioni dei libellisti precedenti: secondo Paine la monarchia inglese non aveva alcun diritto di imporre proprie politiche oltreoceano. C’era solo bisogno che i coloni prendessero atto di essere cittadini americani - con il diritto di godere di piena libertà e di perseguire la felicità - e che si ribellassero.
Nei volumi che ho consultato - non ho avuto il tempo di costruirmi una bibliografia specifica sulla guerra di indipendenza americana, per cui ho usufruito di un manuale di storia moderna, di una biografia di Washington, di un manuale di giornalismo e dei materiali di Wikipedia, molti dei quali ormai davvero utili, soprattutto le fonti dirette come i testi integrali di molti autori - si parla di Paine come del “redattore del Pennsylvania Magazine”, autore di Common Sense. (continua…)

27 Agosto, 2008

834

Archiviato in: Scritti vari — Stefano @ 8:50 pm

Vladimir Putin mi spaventa. Mi sembra completamente privo di umanità, gelido, disposto a tutto. Ha annientato l’opposizione del suo paese e persino un genio come lo scacchista Kasparov fatica a trovare udienza nei media per parlare del tasso di autoritarismo in crescita nel suo paese. In questi giorni in cui si è praticamente annesso l’Ossezia e l’Abkazia, Putin ha ritrovato un altro personaggio detestabile a dargli man forte, George W. Bush, probabilmente convinto che un clima da guerra fredda possa avvantaggiare il candidato repubblicano McCain contro Obama. E così le temperature si innalzano drammaticamente. Le diplomazie europee annaspano, comme d’habitude. Non è un bel momento per la politica internazionale. Ma c’è mai stato un bel momento? Nonostante Bolt e Phelps, nemmeno le Olimpiadi di Pechino lo sono state. Francamente no.

29 Luglio, 2008

835

Archiviato in: Scritti vari — Stefano @ 10:29 pm

Nichi Vendola ha perso la battaglia per diventare segretario di Rifondazione Comunista. Ha perso per una manciata di voti (credo 8 su 280 votanti) mentre il suo avversario Ferrero (che è stato ministro durante l’ultimo governo Prodi) ha vinto mettendo insieme i propri sostenitori e quelli delle mozioni congressuali delle minoranze trotzkiste e marxiste-leniniste. Complessivamente il congresso che si è visto e letto dai media è stato orrendo: applausi a non finire e lacrime unanimi per Bertinotti, che fino all’altro ieri era inviso a nove decimi dei militanti per la sconfitta clamorosa alle ultime elezioni, nottatacce cercando accordi tra capetti e voti tra i delegati, bandiera rossa cantata come arma per offendere gli avversari. Robaccia.
Con la sconfitta di Vendola - di cui, ma sicuramente mi sono distratto io, non ho né letto né sentito in tv le tradizionali sintesi dell’intervento, fatto invece successo per Ferrero e Bertinotti - l’elaborazione del lutto della sinistra radicale, che sembrava già complicato e tortuoso, si fa inutile. Ferrero, un personaggio di seconda fila che a me sembra piuttosto mediocre, promette di ripartire dal basso, formula magica che per tutto il 900 è stata il leit-motiv dei comunisti perdenti.
Vendola poteva essere una scossa per Rifondazione, ma lui ha deciso di non regalare alla piccola folla di professionisti del radicalismo formule urlate o maledizioni contro i riformisti, consentendo così agli altri di coalizzarsi. Dice che non provocherà una scissione, e qualcuno sembra credergli.
Tutto sommato credo che sia andata meglio così: sono cioè convinto che Vendola avrebbe avuto un senso come segretario se avesse avuto dietro almeno il 70 per cento del suo partito. Proponendo al radicalismo di svecchiarsi, transitando il nucleo dei militanti verso i panorami conflittuali della globalizzazione e del populismo tecnocratico, che sono il vero scenario contro cui attrezzarsi nei prossimi anni. Governare il partito con un voto in più degli avversari interni avrebbe invece prodotto molte nuove complicazioni e obbligato a una sfiancante retorica tardo-comunista per tenere unita l’organizzazione, mentre le prossime elezioni pugliesi si avvicinano.
Meglio così, mi dico: uno come Vendola fuori dalla dirigenza di un partito ( e mi auguro che riesca a stare fuori davvero, visto che Ferrero, consapevole della propria debolezza, propone organi direttivi cogestiti anche dai sostenitori di Vendola) forse vorrà dire un punto di riferimento in più fuori dalla giostra di questi partiti e partitini di fine millennio. Mi piacerebbe che Vendola fosse capace di attrarre un certo numero di “lavoratori della conoscenza” che hanno sempre visto Rifondazione come troppo attaccata alla tradizione residuale del comunismo e che non hanno subito il fascino americanoide del Partito Democratico di Veltroni. Mi piacerebbe, forse, far parte di un gruppo che scelgo liberamente di seguire e non che voto solo perché non me la sento, in questo momento storico, di astenermi.

19 Luglio, 2008

836

Archiviato in: Scritti vari — Stefano @ 8:26 pm

Ancora biografismi di secondo livello. Ora mi trovo (prevalentemente) a Minervino di Lecce, diciamo vicino a Otranto. L’idea è quella di passarci l’estate. C’è una casa con uno studio e colui che affitta ha fortunatamente internet wireless. A Lecce attendo nuove sulle consegne per la nuova casa. Cose fondamentali tipo la cucina, le luci, eccetera. Quindi in realtà non ho staccato la spina, anche se un primo trasloco è andato a buon fine (mancano i libri di Roma, ma in questo momento l’idea è prematura).
Veniamo a Minervino. Devo scrivere, in particolare la seconda parte di un saggio lungo sui media prima delle comunicazioni di massa e un articolo per una rivista francese. Ho quindi bisogno di un ambiente raccolto. E di giorno il sonnacchioso paese va sostanzialmente bene, e il mare non è distante. Il problema è la sera, diciamo tra le 22 e le 2 di notte. Che succede, direte voi, a Minervino di Lecce? La casa dà su una piazza, che ospita una specie di parco giochi per bambini, un campo di bocce e un chiosco. I gestori del chiosco devono aver deciso che urge, per l’estate, una fitta programmazione culturale adatta al target che si vede in giro (qualche ragazzotto con motoretta smarmittata e alcune decine di sessantenni che portano i loro anni molto male o di ottantenni che portano i loro anni molto bene). La sera, verso le 22, il chiosco alza all’improvviso il volume dell’impianto stereo. Quando c’è una pausa si sentono - come averli in casa - i ragazzotti che si chiamano a gran voce, o che si sfidano a calcio balilla o a ping pong. Il peggio è il karaoke della domenica. Vi lascio immaginare. In realtà al peggio non c’è mai fine, come si sa: ecco perciò da qualche giorno comparire uno schermo gigante per le proiezioni. Però, ho pensato, magari vedo qualche film che mi ero perso negli ultimi anni. Macché, il diabolico chiosco minervinese aveva in serbo una sorpresa assolutamente non prevedibile: serata con una decina almeno di puntate di Forum, programma (credo) di Rete4, quello con i casi condominiali discussi con livore finto da una platea di spettatori prezzolati con la bava alla bocca, condotti da Rita Dalla Chiesa e giudicati dal magistrato in pensione (ormai sarà novantenne) Sante Licheri. La piazza era gremita, il volume dell’impianto tarato su quello di una multisala newyorkese per audiolesi. Non riuscivo a parlare con la mia compagna da una parte all’altra del tavolo della cucina: tra noi le voci delle comparse di Forum, la scoppiettante sigletta musicale, la voce spazientita del giudice Sante Licheri. La cosa che ci sfuggiva era perché la piazzetta fosse gremita di sessantenni male in arnese o di vispi ottantenni: era un tarlo anche peggiore del fastidio del volume a duecento.
Oggi abbiamo saputo: pare che qualche anno fa la Dalla Chiesa sia capitata a Minervino e abbia reclutato mezzo paese per mettere in scena una quindicina di puntate preregistrate, e quindi poi passate pian piano nella programmazione regolare del programma. Ecco risolto il mistero: il paese si rivedeva sullo schermo con la comodità di una videocasetta o di un dvd che conteneva tutte le puntate in cui erano coinvolti gli abitanti. Un evento di narcisismo collettivo e paesano non ancora studiato dalla sociologia delle comunicazioni di massa che pure da anni sostiene che i reality show sono costruiti per sembrare veri ma sono, al 99 per cento, frutto di una recitazione casereccia su canovaccio fornito dagli autori. Ora so a cosa serve Forum veramente: è un album di fotografie audiovisivo che viene sfogliato su pubblica piazza nei paesini d’Italia dove la signora Dalla Chiesa è passata a reclutare i suoi litiganti. I quali si rivedono qualche anno dopo, potendo verificare quanto è invecchiato tizio e quanto si è mantenuto bene caio, quanto è ingrassata sempronia eccetera. L’unico problema, a questo punto è il volume. Il mio suggerimento - prima di rivolgermi ai carabinieri - è di toglierlo del tutto: pensate al fantastico iperrealismo fantasmatico di un pubblico che si rivede, muto, sullo schermo gigante. Senza un rumore, a parte qualche ragazzotto maleducato che smarmitta di qua e di là. Ma i carabinieri promettono la strada chiusa. Tiè.

30 Giugno, 2008

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Archiviato in: Scritti vari — Stefano @ 10:29 pm

Mi sono ripromesso almeno due post al mese, in attesa di capire cosa ho voglia di continuare a scrivere qua dentro. Ma l’unica cosa che esce senza sforzo dalle dita è una specie di biografismo di secondo livello. Vediamo se riesco a spiegarmi. Vorrei scrivere di cosa significa comprare casa rinunciando agli ultimi venti anni di affitti, nomadismi, randagismi, sradicamenti. In realtà vorrei scrivere di cosa vuol dire, anche dalla posizione di privilegio di uno che sta godendo del favore della propria famiglia, di quanti grattacapi e piccole preoccupazioni diano fatti apparentemente marginalissimi come una tinteggiatura o uno sgrattamento di porte; quanto ci si senta messi in discussione da una semplice contrattazione, da un un acquisto di luci e lampade, dal preventivo di una ditta di trasporti. Vorrei scrivere di come questo metta in moto tutto un mondo di persone amate e di come, anche in questo, ci si possa sentire inadeguati e insieme felici del loro attaccamento, desiderosi di ricambiare, quasi malinconici per l’impossibilità di farlo nell’immediato. Insomma, vorrei scrivere della vita reale nella sua nudità e nel suo abbagliante e semplice essere, cui comparteciperebbe la scrittura, quasi come un’amabile gatta di casa.
Già, ma di quale casa?
E poi però: è la gatta il soggetto, e la casa la scenografia. E lo sai.
Lo sai. Però non sai ancora scriverlo. Almeno non oggi.
Verrà un altro tempo. Verrà quel tempo. Verrà.

24 Giugno, 2008

838

Archiviato in: Scritti vari — Stefano @ 8:38 am

Prima scrivo, poi capirò in che numero mi sono collocato. Scrivo fuori dal blog, in un file vergine di Open Office. Credo di essermi cacciato in un piccolo problema di scrittura telematica: l’eliminazione dei commenti, operata per colpa del gigantesco volume di spam che arriva a ogni minuto nei pertugi del sito, allontana la pratica di un controllo quotidiano del blog. E questo comporta una mia stessa frequentazione assai scarsa. Ma c’è dell’altro: la consapevolezza di voler esporre il mio progetto di blog (mille pensieri, il più possibile diversi uno dall’altro) attraverso un medium che è essenzialmente di breve comunicazione interattiva mi dota di piccoli sensi di colpa, come se volessi usare in maniera aristocratica uno strumento democratico. Ne risente la stessa voglia di scrivere in questa modalità, perché da un lato mi rendo conto che la minor frequentazione dei commenti mi inibisce di fronte al racconto biografico, come se avessi assunto un paradossale timore del disvelamento di privacy di fronte alla pura osservazione degli altri (senza possibilità di lasciar traccia, se non scrivendomi privatamente). Dall’altro non mi dispiacerebbe trovare un modo di scrivere che fosse di breve riflessione sul mondo senza eccessive personalizzazioni, ma mi rendo conto che non è facile, e che non sempre il pensiero ha voglia di farsi scrivere. Per questo scrivo di meno. Ma chissà, magari tra un po’ cambio idea.